Pronto il Primo Maggio napoletano

Ennesimo Primo Maggio di lotta in città, tanti gli argomenti sul tappeto.

Manifestazioni in tutta la città fino a notte fonda con tanti artisti della città Anche quest’anno più che una festa è una giornata di lotta, lotta contro la disoccupazione, contro il salario dei pezzenti, contro il lavoro in affitto, quello nero, contro le guerre e per i partigiani sparsi in tutto il mondo. Ma grandi Temi anche per cià che riguarda nello stretto la nostra città. É il Primo Maggio più impegnativo degli ultimi anni in città. Le manifestazioni cominceranno dalle dieci nell’area Flegrea e termineranno a notte nel concerto di Piazza Dante che farà concorrenza al concerto di Piazza San Giovanni di Roma.

Pr1mo maggio di lotta
ORE 15:00, CORTEO DALLA CUMANA DI AGNANO (EX-RIONE ITALSIDER)
ORE 17:00, ENTREREMO NELL’EX-BASE NATO DOVE TERREMO UNA GRANDE ASSEMBLEA POPOLARE

Nel giorno della festa internazionale dei lavoratori Napoli torna in piazza.
Come negli ultimi anni anche quest’anno a Bagnoli il Primo Maggio sarà una giornata di mobilitazione, di partecipazione e di lotta.
Bagnoli territorio simbolo del malgoverno di centrodestra e centrosinistra, della speculazione, devastazione ambientale e sociale e del fallimento di questo modello di sviluppo; ma anche quartiere simbolo delle lotte operaie e studentesche, della voglia di riscatto, partecipazione politica e terreno concreto di tante iniziative, mobilitazioni, esperimenti di autorganizzazione.

palestinaliberaUn corteo attraverserà il quartiere e terminerà con una grande assemblea nella ex base Nato, uno spazio negato all’uso degli abitanti e che vogliamo simbolicamente riaprire per restituirlo alla città. Vogliamo riempire le strade e le piazze con le voci di coloro che vogliono organizzarsi e lottare

• contro la guerra, le frontiere, il razzismo e l’uso militare dei territori
• per il lavoro stabile e sicuro, per il reddito, contro lo sfruttamento, la povertà e la precarietà
• contro privatizzazioni, speculazioni, e aggressione ai territori
• contro i decreti che reprimono marginalità e povertà
• per il diritto alla salute e la sanità pubblica, la tutela dell’ambiente e della qualità della vita
• per il diritto all’abitare, i servizi sociali, i trasporti, la scuola pubblica
• per la democrazia reale E la decisionalità dal basso sui territori

APPELLO: PER UN 1° MAGGIO DI LOTTA A BAGNOLI
Contro guerre e frontiere, criminalizzazione e repressione delle povertà.
Contro disoccupazione, smantellamento dei servizi e precarietà, inquinamento e commissariamenti.
Contro lo sfruttamento dell’uomo e della natura.
Per liberare i territori dal profitto e dalle logiche di mercato.
Per unire le lotte dei lavoratori, dei disoccupati, degli studenti, dei territori.

Da tempo le forze politiche e sindacali, che complici del massacro sociale, hanno ridotto il 1° Maggio ad una ricorrenza celebrativa. Non più una giornata per ricordare in piazza le battaglie operaie e le vittime della repressione dei padroni e dei governi, ma una scadenza utile solo a benedire una sorta di “santa alleanza” tra capitale e lavoro al fine del benessere nazionale, proprio mentre il mondo del lavoro e non lavoro, nelle sue diverse forme di sfruttamento, da oltre trent’anni è costantemente sotto attacco da parte della classe padronale, in stretta alleanza con la burocrazia sindacale statale e concertativa (CGIL, CISL e UIL in primis).

ED.I-Facciata-principale-thumb-300x199Per noi il 1° maggio è stata e rimane invece una giornata di lotta internazionale ed internazionalista in piena continuità con quelle lotte. Per questo facciamo appello alle organizzazioni politiche, ai sindacati di base conflittuali insieme a comitati e resistenze territoriali per costruire un corteo popolare cittadino che metta al centro la difesa degli interessi degli sfruttati d’Italia e del mondo contro le politiche di oppressione e distruzione imposte da una ristretta minoranza per i loro profitti.
Nel tentativo di risolvere una crisi economica che dopo anni non vede alcuna soluzione all’orizzonte, si è aperta di fatto una nuova competizione per rispartirsi il mondo, per appropriarsi di risorse e sfruttare masse di diseredati per i loro profitti, che rischia di portarci dritti ad un nuovo conflitto mondiale.
Le potenze occidentali, con capofila gli USA, per quanto in competizione anche tra di loro, perseguono al momento una politica unitaria nei confronti delle altre potenze Russia e Cina ma soprattutto nella manomissione e aggressione verso i Paesi più deboli.
Di tale politica unitaria la NATO è il dispositivo principale e Napoli è uno dei nodi strategici di questo apparato di guerra. A coordinare l’ultimo bombardamento in Siria è stata proprio la base di Lago Patria diventata, per volontà della Ministra Pinotti, anche il primo hub internazionale contro il terrorismo.
Il bombardamento statunitense alla base area siriana di Shayrat, che segna un ulteriore escalation nella guerra infinita che dilania la Siria, così come le minacce alla Corea e le crescenti tensioni sugli altri fronti, dimostrano che siamo davanti ad una spirale che potrebbe segnare la fine dell’umanità .

A pagare all’immediato le mire espansionistiche delle grandi potenze, sono i popoli dei paesi vittime delle politiche di strozzinaggio e di rapina prima e di aggressione militare diretta ed indiretta poi: dalla ex Jugoslavia all’Afghanistan, dall’Iraq alla Libia, passando per l’Ucraina e la Siria, fino allo Yemen sono centinaia di migliaia i morti sotto le bombe, milioni quelli strozzati dalla fame e ancora di più quelli costretti a fuggire dai loro paesi per sottrarsi a tutto questo. Contro quanti sopravvivono a viaggi infernali nella speranza di una vita migliore, il ricco occidente eleva muri e filo spinato, costringendoli in quei veri e propri lager che sono gli hotspot e le strutture della cosiddetta accoglienza.

immigrantL’emergenza immigrati e la paura diffusa a piene mani nei confronti del “pericolo islamico” vengono strumentalizzati per giustificare un ulteriore livello di militarizzazione e per creare consenso alle politiche interventiste. Proprio in questi giorni il governo italiano, che con i suoi 7000 militari in 28 missioni internazionali è tra i più guerrafondai, ha approvato un pacchetto di disposizioni razziste e repressive finalizzate a criminalizzare e reprimere le marginalità sociali e le povertà e nel contempo alimentare il clima xenofobo e razzista per rendere gli immigrati ancora più ricattabili, costringerli a condizioni di lavoro e di vita inumane ed usarli come arma contro gli stessi lavoratori, precari e disoccupati italiani affinché rinuncino ai loro diritti.
Non si può interpretare altrimenti l’obbligo di lavoro gratuito per i richiedenti asilo in attesa del permesso di soggiorno previsto dal decreto Minniti: una misura funzionale a tenere sotto ricatto gli stessi lavoratori italiani utilizzando gli immigrati come capro espiatorio di una crisi economica di cui sono responsabili le nostre classi dirigenti, le nostre banche, le nostre imprese.
La guerra interna condotta da padroni e governo per imporre agli italiani maggiore precarietà, licenziamenti, eliminazione dei diritti e la repressione di ogni forma di opposizione sociale è, infatti, l’altra faccia della guerra agli altri popoli.
Mentre in nome della crisi ci impongono le politiche di austerity, con tagli della spesa pubblica ed il conseguente smantellamento dello stato sociale, delle pensioni, dei trasporti, della sanità e della scuola pubblica, in Italia, la spesa militare senza considerare le spese sostenute per l’Arma dei Carabinieri e senza considerare neanche le spese per i programmi di sviluppo legati al settore della Difesa, ammonterà quest’anno a 23 miliardi di euro, 64 milioni di euro al giorno che diventeranno 100 milioni nei prossimi due anni.

bagnokiUna cifra impressionante con la quale sarebbe possibile tenere aperti gli ospedali, costruire nuove scuole, garantire un reddito ed un casa a chi non ce l’ha. Solo per l’acquisto di nuovi armamenti si spenderanno oltre 4,6 miliardi, una cifra tre volte superiore a quella destinata nella finanziaria alla lotta alla povertà in Italia.
Povertà, licenziamenti, sfruttamento, precarietà e disoccupazione, dentro i confini; militarismo, guerre ed aggressioni, oltreconfine: è questo il panorama che sta disegnando, in perfetta continuità con i suoi predecessori, il governo italiano. Lottare contro entrambi è sempre più urgente e necessario.
Vogliamo fare di questo primo maggio un primo passo in questa direzione e lo facciamo a Bagnoli, simbolo del fallimento delle politiche di governo di centro-destra e centro-sinistra e della rapina del futuro dei suoi abitanti che continuano a pagare i costi della deindustrializzazione senza bonifica tra inquinamento, disoccupazione, degrado, distruzione di servizi pubblici, ma diventata anche terra e simbolo di resistenza, di volontà di riscatto, di lotta e di produzione di possibile alternativa politica, di mobilitazione sulla gestione comunitaria di spazi sottratti a degrado e speculazione, per i diritti sociali quali il lavoro, la salute, il reddito, i servizi come trasporti, ospedali e scuole, per la salvaguardia dei beni comuni e del territorio dalla spiaggia alle aree da bonificare, per la riqualificazione urbana secondo gli interessi collettivi.

Una mobilitazione che vorrà entrare nell’area ex-Nato, altro luogo da dove partivano gli ordini di guerra ed oggi simbolo della gestione privatistica e fallimentare, per concludere con una grande assemblea popolare per:

– sancire che la nostra città si oppone alla loro guerra contro gli sfruttati, al loro militarismo, alle loro aggressioni, alle spese militari
– per rimettere al centro i temi del lavoro e non lavoro, dello sfruttamento dell’uomo e della natura e la necessità del superamento di questo sistema per una società di liberi ed eguali, senza più padroni né sfruttati.

– per ribadire che le aree come l’ex base Nato appartengono alla città e che devono essere rifunzionalizzate secondo gli interessi collettivi e che in un momento di assoluto blocco di risorse pubbliche per il welfare, i servizi, la casa, non si può tenere un vero e proprio quartiere chiuso e blindato per poterlo cedere a pezzettini ai privati e non realizzarci attrezzature pubbliche per la collettività.

Per fermare la loro guerra contro gli sfruttati dobbiamo riprendere e rafforzare la nostra guerra alla loro oppressione, ai loro profitti, alla loro devastazione

 

 

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