Primo Maggio: Difesa Diritti e Lavoro da rivalutare

Molte forze politiche teorizzano l'inutilità del lavoro. Quanto c'è di vero e quanto la teoria della devalorizzazione del lavoro è funzionale al Liberismo?

Ognuno ha i suoi ricordi legati al Primo Maggio. Il mio è quello legato a mio padre, quando mi portava alla manifestazione a cavalcioni sulle sue spalle. Sentivo e mi contagiavano le sue emozioni, il suo orgoglio nel vedere quella fiumana di persone, di bandiere, i faccioni di Mao e Ho Chi Minh riempire Corso Umberto a Napoli. Erano gli anni del ’68 e inizio degli anni 70. Il Primo Maggio allora era la giornata dell’orgoglio di classe e di lotta in difesa dei diritti del lavoro. Oggi molto è cambiato, quell’orgoglio è andato affievolendosi nei decenni e ci avviamo alla necessità di dover difendere il concetto stesso di lavoro, addirittura della sua utilità.
La narrazione corrente di quasi tutte le forze politiche vaneggia anche il suo superamento, la sua crescente inutilità, appunto! Ma osserviamo un po’ da vicino cosa è accaduto al lavoro e a quella classe lavoratrice. La globalizzazione senza regole, la delocalizzazione, l’arrivo da altri paesi di merci e forza lavoro sfruttata a basso costo, sono le cause più gettonate alla base del calo degli occupati, fino a dare a questa destra reazionaria oggi al governo  in Italia di prendere la stura per soffiare sulle paure e sul malcontento popolare. La mano d’opera è diventata il fattore meno importante della produzione e quindi  “giusto” retribuirla meno e aumentare i profitti. Siamo alla legalizzazione dello sfruttamento.
In realtà le ragioni della crisi del lavoro e dell’impoverimento della classe lavoratrice sono più articolate ed antiche. A cominciare da un fisco che dagli anni ’70 ad oggi ha raddoppiato le aliquote IRPEF sui redditi bassi (da 10 a 23%) e dimezzato quelle sui redditi alti (da 72 a 43%) determinando nei decenni un aumento spaventoso delle diseguaglianze sociali. La riduzione del gettito fiscale, l’evasione criminale, i sopraggiunti patti di stabilità imposti dall’UE hanno tagliato investimenti pubblici, servizi, manutenzione dei territori e welfare, e di conseguenza anche la creazione di nuove occasioni di lavoro. Inoltre, l’automazione spinta e l’impoverimento del valore della mano d’opera hanno rafforzato il peso contrattuale del capitale economico a scapito di quello umano.

Ecco perché misure come il Decreto Dignità e Il Reddito di Cittadinanza, così come sono stati concepiti, rappresentano l’apoteosi di questa ideologia ultra liberista che promuove la de-valorizzazione del lavoro. Il D.D. promuove una generalizzazione della precarietà ,emtre il RdC , trasformando lavoratori e lavoratrici in utenti e consumatori di ricchezza senza produrne, diventa solo un facilitatore della circolazione delle merci senza intaccare le condizioni di sfruttamento dei lavoratori all’interno dei processi produttivi. Inoltre e cosa ancora più importante, negando l’utilità sociale del lavoro, lo si sgancia dal concetto costituzionale di “cittadinanza”, tradendo il principale architrave della Costituzione italiana.
Se inquadrato in questo modo, il RdC può essere considerato come uno dei provvedimenti incidente sul lavoro, anche se in modo indiretto, più a destra della storia repubblicana.
Cominciò proprio Beppe Grillo con un suo post a spingere nel dibattito mainstream, in modo deciso sul concetto di inutilità crescente del lavoro.
http://www.beppegrillo.it/societa-senza-lavoro/

Il lavoro invece è per sua natura inestinguibile, perché anche se grazie all’automazione fossimo in grado già di produrre tutto ciò di cui oggi abbiamo bisogno, nel frattempo saranno insorti nuovi bisogni e quindi domani nuove necessità produttive, per questo un’attività di ricerca costante unita all’opera dell’uomo sarà sempre indispensabile. Allora anche senza mitizzarlo, occorre ribadire con forza che il lavoro rappresenta una componente imprescindibile della società e contribuisce alla gratificazione e alla valorizzazione dell’individuo, nonostante la sua disciplina e spesso anche la sua durezza, il lavoro libera dai rapporti servili, per questo non può e non deve essere “superato”, ma riqualificato, reinventato, mettendo al centro la dignità umana.

Il lavoro da reinventare, per essere considerato tale, deve avere alcune caratteristiche fondamentali:
Il Diritto al lavoro deve essere incentrato sulla capacità del lavoratore di aggiungere alle competenze tecniche e dei materiali anche il senso di responsabilità.
Il lavoro deve essere al servizio dell’utilità sociale e non contro l’interesse della collettività, come ad esempio chi opera in una fabbrica che inquina beni primari per la salute degli individui come l’ambiente, l’aria e l’acqua.
Il lavoratore deve essere messo nelle condizioni di lavorare avendo la coscienza e la cultura del lavoro che è chiamato a svolgere, soprattutto grazie alle possibilità tecnologiche esistenti oggi, affinchè possa essere efficace nel suo lavoro.
Senza queste condizioni il lavoratore non potrà mai pretendere con efficacia i suoi diritti.
Lo stipendio deve essere sufficiente per portare avanti la sua vita e quella della sua famiglia.
La qualità del lavoro deve essere collegata ad un comportamento sociale dove i compagni di lavoro non sono rivali o competitori ma collaboratori. La competitività rovina il senso di comunità che deve invece prevalere nei luoghi di lavoro.
L’organizzazione del lavoro deve avere la capacità di permettere al lavoratore ogni giorno di acquisire una nuova capacità ed apprezzare sempre più il suo lavoro, evitando la ripetitività e l’alienazione, favorendo il sentirsi sempre più parte integrante di un processo, solo così il suo senso di responsabilità potrà svilupparsi sempre più. L’alienazione invece porta alla perdita del senso di UMANESIMO.

Umberto Laperuta

LabManager Dipartimento di Biologia della Federico II. Presidente ODV "Noi&Piscinola", compagni di viaggio del Teatro Area Nord. Tutta la mia passione a sostegno del TAN, terzo teatro comunale di Napoli, unico centro culturale in tutta l'Area Nord della città. Aspettando i tempi della politica, intendiamo contribuire ad unire la città ed i suoi quartieri attraverso la promozione culturale ed artistica, pur consapevoli che: "Ad ogni problema complesso corrisponde una soluzione semplice..... ma è quasi sempre quella sbagliata!!
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