Potere al Popolo: no alla conta

Lettera e adesione di Rosario Marra, RIf Comunista alla nota di Eleonora Forenza. Chiarezza nei metodi

SULLE DUE BOZZE DI STATUTO DI POTERE AL POPOLO: PERCHE’ HO ADERITO ALL’APPELLO PER IL “NO ALLA CONTA, ALLA BLINDATURA, AL RITORNO ALL’UNITA’ DI UNA GENERICA SINISTRA”

di Rosario Marra della segreteria provinciale del PRC di Napoli, aderente all’Assemblea Metropolitana di Potere al Popolo

La globalizzazione neo-liberista da un lato, l’incapacità della sinistra d’alternativa a rispondere in maniera adeguata alla crisi apertasi nel 2007-08 dall’altro, hanno generato la reazione populista che, come uno degli effetti, ha avuto la messa in crisi gli assetti politici tradizionali basati sull’alternanza tra socialdemocratici e popolari o, in Italia, tra la coalizione di centro-destra e quella di centro-sinistra.

All’interno della crisi degli assetti politici è da inserire la crisi del sistema dei partiti compresi quelli di sinistra.

Con le elezioni del 4 marzo l’onda populista, nella sua versione di destra, è giunta anche in Italia, mentre da alcuni anni si cerca di rispondere con la nascita di un populismo di sinistra dalle varie sfaccettature da Podemos a France Insoumise e, più recentemente, in Italia con Potere al Popolo o con i tentativi di riciclarsi in versione sovranista di settori della sinistra riformista (si veda la nascita dell’Associazione “Patria e Costituzione”).

Nell’attuale dibattito sulle due bozze di statuto s’intrecciano elementi di diversa cultura politica e di diversa risposta alla fase che attraversiamo correndo il rischio, per labozza di statuto n. 2 di formulare proposte come il quarto polo in antitesi con la nascita e le finalità di PAP o, nel caso della bozza di statuto n. 1, di cadere nel classico errore di “gettare il bambino con tutta l’acqua sporca”.

In altri termini, è vero che bisogna abbandonare i riti della sinistra relativamente alle pratiche pattizie e correntizie per avere, tra l’altro, una maggiore velocità d’iniziativa, ma è altrettanto vero che con la presenza di un Governo fascio-leghista le vecchie pratiche non possono essere sostituite da accordi miranti a piccoli egemonismi di gruppi dirigenti contro altri gruppi dirigenti;

così come è vero che la discussione sulle regole statutarie non può essere scissa dal contesto storico-politico che viviamo ma non può nemmeno esserne un’applicazione meccanicistica altrimenti il confronto sulle regole diventa un mero doppione di quello sulla linea politica se non sostitutivo dello stesso.

Per essere più chiari, non esiste un problema soltanto di contenuti e prospettiva politica ma anche di metodo perché se alcuni cambiamenti politico-organizzativi vengono posti in forma brusca senza, ad esempio, un periodo transitorio in cui gli stessi possano andare a regime si corre il rischio di provocare soltanto lacerazioni.

Pertanto, ritrovandovi quest’ impostazione, ho aderito all’appello di compagne/i di Rifondazione che rivendicano un ruolo autonomo e reale delle Assemblee territoriali e i cui contenuti vanno ben aldilà della diversa collocazione congressuale nel PRC rispetto ad altri compagni di questo Partito che ripropongono stancamente il quarto polo, non a caso il filo conduttore della lettera in argomento è, invece, la ”riconnessione di politico e sociale” pur nell’ineliminabile distinzione di ruoli.

Posted by Eleonora Forenza on Monday, September 17, 2018

 

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