Piccoli Marchionne crescono

Una piccola storia di proposte che non si possono rifiutare. Cosa cambia nelle sale con l'abolizione dell'Articolo 18

Di Renato Genovese

Voglio raccontarvi una storia che, nel panorama della crisi economica in corso riguarda un gruppo di persone distribuito su tutta la penisola che costituisce  una professionalità storicamente consolidata, ma che qualcuno ha deciso non debba esistere più.

Questa è la storia dei proiezionisti cinematografici, persone che, in questo paese hanno rappresentato l ultimo anello di una catena di distribuzione e fruizione  del prodotto film cinematografico.

Nel corso dell’ ultimo decennio, il mercato dell  esercizio cinematografico, si è notevolmente ristrutturato, hanno fatto la loro comparsa sulla scena i Multiplex, ossia macrostrutture di esercizio cinematografico con un numero di schermi alle uguale o superiore  alle 8 unità.

Parallelamente  in maniera assolutamente proporzionale si è verificato un forte calo  in quasi tutti i principali centri urbani, delle sale tradizionali di quartiere.

Sono apparsi sul mercato società di gestione cinematografica che hanno investito in strutture, ma che sono poi nel corso dell’esercizio rimaste molto poco sul mercato favorendo il consolidarsi di un sostanziale duopolio, attualmente rappresentato dalle società Thespace Cinema e UCI che ormai da sole gestiscono più del 50 % del mercato nel nostro paese, essendo presenti in quasi tutte le regioni e gran parte delle province. The space  cinema  nasce per  creazione di nuova società , in seguito al fitto  di ramo d  azienda, da parte di Medusa  multicinema di quasi tutte le strutture Warner Bros, società controllata al 49% da RTI (Mediaset)e per il restante 51 % da 21 investimenti e partners. UCI italia spa  sembra essere costituita dall  insieme di piccole società di gestione delle singole strutture.

Dopo una serie di acquisizioni di strutture  su tutto il territorio nazionale queste due società sono diventate le più importanti  nel nostro paese per quanto attiene alla diffusione e del prodotto film nelle sale cinematografiche.

I numeri effettuati nel corso dell  ultimo decennio in riferimento alle presenze ed agli incassi sono davvero  di tutto rispetto, pertanto chi lavora in simili strutture ha vissuto sempre in uno stato di relativa tranquillità  costantemente confortato dalle sale sempre piene di spettatori, dalle code ai botteghini ed alla ressa presso i punti di ristoro. Nel corso degli ultimi due anni  le società in questione hanno  scelto di investire massicciamente sulla digitalizzazione delle sale, attraverso l ‘acquisto  di proiettori digitali prima e di servers  capienti poi  al fine di ridurre i costi sul lungo periodo.

Tecnicamente questo passaggio ha visto la fattiva ed attiva collaborazione dei lavoratori addetti, i proiezionisti appunto, i quali si sono subito adattati alle nuove circostanze  apprendendo  la nuova tecnologia fino al punto da testarne anche  difetti di programmazione subito evidenziati  e corretti dalle ditte produttrici.

Come ogni passaggio tecnologico  anche questo, tuttavia viene a creare  trasformazioni significative e sostanziali nella professionalità in questione, i proiezionisti divengono degli informatici a tutti gli effetti, ad essi viene affidata la gestione e  la  riproduzione di un supporto che non è più fisico, la pellicola in 35 mm, ma digitale, attualmente  con la forma prevalente di un hard disk sul quale è contenuto un metafile da diverse centinaia di Gb di grandezza, inoltre la digitalizzazione  consente anche  la possibilità di  di ricevere in diretta un segnale digitale e poi ritrasmetterlo nelle sale cinematografiche e quindi di proporre al pubblico una vasta gamma di eventi live sportivi, teatrali, o di costume.

Quanto descritto rappresenterebbe agli occhi di chi legge un arricchimento, professionale e culturale per la categoria dei proiezionisti,  ed infatti lo è a tutti gli effetti, tranne che per le società The Space e UCI per costoro la digitalizzazione invece rappresenta l  occasione per regolare definitivamente i conti con questa categoria professionale, la più sindacalizzata del settore.

Infatti, adducendo come motivazione un decremento di presenze del 6%,sicuramente determinato dagli effetti della crisi economica,( se le famiglie hanno meno denaro ovviamente andranno proporzionalmente meno anche al cinema), hanno presentato ai sindacati CGIL CISL UIL un piano di ridimensionamento aziendale con la previsione di circa 300 unità di personale in esubero,tutti ricadenti nel profilo professionale dei proiezionisti, nei confronti  dei quali aprire le procedure previste dalla legge 223.

Giova ricordare che il settore dell’  esercizio cinematografico non gode di ammortizzatori sociali ordinari, e che quindi la cassa integrazione straordinaria  sarebbe stata concessa molto difficilmente in considerazione anche della estrema frantumazione territoriale delle unità di lavoratori interessati, i quali, se pur in numero complessivamente  rilevante , circa 300, sono diffusi in gruppi di circa 2 o 3  unita per singolo sito.

Pertanto non è stato difficile per le aziende in questione ottenere la stipula di un accordo che  sancisce definitivamente il demansionamento di fatto fino al 31 12  2012  dei proiezionisti i quali saranno adibiti a mansioni diverse dal loro profilo professionale, e che si trasformerà in demansionamento di  diritto a partire dal 1 1 2013, data dalla quale essi saranno reinquadrati nel livello classificatorio inferiore .

Foto LaPresse – Alfredo Falcone25 ottobre 2014

Tutto questo è stato possibile utilizzando le procedure previste e disciplinate dalla legge n.  223/1991, che , pur prevedendo un percorso condiviso tra aziende e parti sociali, in caso di “dichiarazione unilaterale dello stato di crisi” da parte di una qualsiasi azienda consente tout court il licenziamento collettivo.

Con l’ abolizione dell’ art. 18 dello Statuto dei Lavoratori realizzato dal Jobs act non è più necessaria una procedura simile ,che  pur ottenendo nella maggior parte dei casi la precisa realizzazione dei desiderata delle aziende in termini di dimensione dei livelli occupazionali prevedeva, se pur minime, garanzie per i lavoratori.

 

Oggi, grazie all’ abolizione dell art. 18, è possibile licenziare in maniera  legalmente compatibile  ed utilizzare tale strumento per affrontare le crisi aziendali intervenendo esclusivamente sul costo del lavoro

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