Piacere, sono la Felicità!

Se volete essere felici state attenti al piacere perché ad usare le parole giuste ci guadagnano la salute e la libertà!

La natura della Felicità e del Piacere, e la presunta maggiore importanza dell’una rispetto all’altro, ha impegnato secoli di dibattiti filosofici. La tecnologia moderna delle immagini cerebrali e la migliore conoscenza del funzionamento del cervello ci stanno svelando, ogni giorno sempre più, in che modo i nostri comportamenti e le nostre emozioni si collocano in queste due categorie. La Filosofia trova conferme nelle neuroscienze e si scopre che Felicità e Piacere derivano da aree del cervello diverse, anche se dai confini molto sfumati. Aumentano le prove a sostegno che lo stato di benessere, che chiamiamo Felicità, non ha sede in un luogo unico del nostro cervello. Le aree coinvolte sono molte e in comunicazione tra loro, grazie a un messaggero chimico principale (neurotrasmettitore) chiamato Serotonina.

Inoltre, i comportamenti associati alla Felicità sono in gran parte dipendenti dalla connessione sociale dell’individuo, dall’altruismo, da alcune forme di empatia e dal soddisfacimento dei bisogni esistenziali. Se penso alla felicità vedo bambini intenti a trascorrere più tempo possibile in attività creative/ricreative.
Il Piacere, invece, mostra una segnatura neurologica anch’essa diffusa ma basata su un elemento distintivo, chiamato meccanismo della ricompensa (famosi sono gli studi dell’Etologo Pavlov). Il neurotrasmettitore principale coinvolto nella comunicazione delle varie aree del cervello si chiama Dopamina.

I dati scientifici tendono a confermare che lo stato di benessere che chiamiamo Piacere, può essere sperimentato in solitudine e tipicamente ha breve durata, oltre a poter essere ottenuto mediante il consumo di sostanze psicoattive.

Il meccanismo della ricompensa è stato cablato nelle nostre menti in milioni di anni di evoluzione, svolgendo una funzione di salvaguardia, nonché quella di motore del Piacere.
Inoltre il suo ruolo è fondamentale per la nostra sopravvivenza, perché ci induce a privilegiare gli stimoli positivi rispetto a quelli negativi, come ad esempio quello di nutrirsi e riprodursi.
Il meccanismo, in estrema sintesi, funziona in modo semplice e si compone di pochi passi:
1 Bisogno (fame)
2 Soddisfacimento del bisogno (ricerca del cibo, mangiare)
3 Ricompensa come stato di benessere/piacere
4 Memorizzazione/Ripetizione

Semplice, no?

Chi però ancora cercasse una superiorità tra Felicità o Piacere sarà credo rassicurato dal sapere che in termini strettamente neurologi ed evolutivi il Piacere, con il meccanismo della ricompensa, è indispensabile al raggiungimento della Felicità. Il tutto a patto di sperimentare il Piacere nelle opportune condizioni: infatti, più Piacere significa anche meno Felicità, perché le neuroscienze ci dicono che la Dopamina penalizza la Serotonina.

In merito al meccanismo della ricompensa va detto che esiste una vulnerabilità intrinseca, a cui Madre Natura non aveva pensato quando inventò questo sistema di sopravvivenza. Sfortunatamente questo meccanismo può essere corrotto, in termini più moderni potremmo dire “hackerato”. La corruzione di questo sistema è l’anticamera delle dipendenze, con risvolti talora anche drammatici per la vita delle persone.

Esiste, infatti, una patologia da dipendenza quasi per ogni sostanza psicoattiva o comportamento edonico. E’ noto, come i neuroni siano sensibili ai segnali della Dopamina in “piccole dosi”.

Quando il segnale eccitatorio è troppo forte o troppo frequente, i neuroni si difendono diventando sempre più “refrattari”. Questa acquisita “insensibilità” è nota come assuefazione, e per raggiungere lo stesso livello di benessere viene richiesto il rilascio di quantità crescenti di Dopamina e si può incorrere nell’abuso del Piacere.

Si può dimostrare come il problema non sussista solo per le persone più fragili, quelle cioè esposte all’abuso di sostanze o “semplicemente” schiave di comportamenti edonici. Ovunque intorno a noi sono disseminate trappole per farci cadere nella mistificazione tesa a far percepire Felicità e Piacere come equivalenti, a partire dal linguaggio della pubblicità fino alla propaganda politica, con ricadute sul linguaggio corrente. Le conseguenze della confusione non sono, a quanto pare, solo speculative ma anche pratiche.
Questa situazione mi riporta alla mente il romanzo di G. Orwell, 1984. Ricordate? Nel sottofondo della narrazione c’è il Grande Fratello che controlla tutto e tutti. Esercita il potere assoluto sulle persone anche alterando il loro linguaggio, imponendo un vocabolario con sempre meno parole.

Così accade se Felicità e Piacere sono confuse e cercando la Felicità veniamo ingannati e indotti a comprare il Piacere.

E’ d’obbligo un esempio di verifica.

Quando ci sentiamo dire di “stappare la felicità” sarà vero? O ci fanno cadere in confusione allo scopo di venderci qualcosa? Quanta felicità c’è nella bibita? Gli ingredienti principali sono acqua, zucchero, caffeina, sale, acido fosforico. Acqua, sale e acido fosforico non sono psicoattivi. Tanto zucchero e caffeina scatenano la Dopamina provocando un picco di Piacere! Mi spiace: niente felicità nella bottiglia, anzi, insistendo a berla veniamo presi all’amo dal nostro stesso meccanismo della ricompensa, facendo allontanare la felicità. E’ facile estendere questo modello interpretativo al cibo industriale o a quello spazzatura. Basta, talvolta, leggere solo l’etichetta.

 

Un’ultima riflessione è per i comportamenti in politica. Confesso di non avere la risposta però mi chiedo se il successo di certi slogan e dei corrispondenti filoni politici non possa ancora una volta avere a che fare con la manipolazione del meccanismo della ricompensa. La vicenda di Facebook-Cambridge Analytica dimostra come i nostri ingenui like sui social contribuiscono a creare banche dati dai quali i venditori di piacere, e i creatori del consenso, attingono per sedurci. Se non ci fortifichiamo nella consapevolezza di essere vulnerabili, e se non ci liberiamo dalla dipendenza dall’eccitazione provocata da qualche manciata di “like”, temo che il condizionamento sarà sempre più sofisticato, fino a farci scegliere un candidato Presidente del Consiglio allo stesso modo con cui scegliamo un detersivo o uno yogurt.

Antonio Ramaglia

Divulgatore scientifico
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