Persone: Diego Guida -salvare l’editoria per preservare il futuro-

Che gli autori non lascino Napoli. In attesa di un incontro con De Luca -ha il dovere di ascoltarmi- Politica e cultura? matrimonio impossibile

Incontro con Diego Guida, editore e soprattutto erede di un cognome che a Napoli ha il significato di libri e librerie.

Diego è molto amareggiato per come vanno le cose nel suo segmento, il suo è il grido di aiuto alla cultura, agli editori, agli autori. Quando l’abbiamo incontrato al 7 novembre era ancora in attesa di una risposta del Governatore della Campania, speriamo tanto ci chiami per dirci che l’incontro è avvenuto e con successo.

A seguire in un’unica fase tutte le sue preoccupazioni e voglia di fare

È domanda comune porsi  fra chi legge libri “ma l’editore cosa fa?” il libro lo scrive l’autore, la distribuzione la fa il distributore e le copie vengono lavorate dallo stampatore, la copertina è del fotografo e dello stampatore, di conseguenza l’editore che cosa fa?

guida 3A questa domanda Diego Guida editore partenopeo di lungo corso e tradizione centenaria risponde “fa tutto il resto

Così Diego Guida anche ex Assessore al Comune di Napoli della giunta Iervolino esprime il suo concetto per ciò che riguarda l’editoria a Napoli.

Il momento è  critico, vicino il collasso, la mia tristezza diventa immensa quando vedo che al posto di librerie, che hanno fatto la storia di Napoli tra intellettuali, personaggi di cultura e semplici appassionati di libri, nascono rivendite di patate fritte o sportelli bancomat.

Fare l’editore in generale è un’attività che comporta grandi rischi e investimenti, a Napoli come spesso avviene e anche in altri settori, diventa un’opera colossale.

La crisi economica ha portato la gente a spendere sempre meno per la cultura, Internet di fatto ha decretato la fine del diritto d’autore ma non quella del libro con la carta che odora e si consuma, a Napoli già era difficile vendere libri prima della crisi, figurarsi ora.

Sto cercando con la mia indomita passione di muovere un po’ le acque, ma ci vogliono investimenti e noi editori partenopei da soli non possiamo fare nulla.

Basti pensare che una rassegna del libro grande e importante come “Galassia Gutenberg” ove c’erano espositori che venivano da ogni parte d’Italia, raccontando le loro esperienze e mostrando i loro prodotti, decine a migliaia di spettatori che venivano da tutta la regione e oltre, ebbene, quella rassegna che era diventato un faro culturale per tutto il Sud ha dovuto chiudere per mancanza di fondi, probabilmente perché viveva esclusivamente di contributi pubblici, diventando così dipendente al massimo potenziale dal potere politico.

20100524.NA.pdf Mi chiedo, oltre che nelle chiacchiere dov’è questa severa attenzione per la cultura, che tutti indistintamente mostrano di avere? Vorrei fare qualcosa per l’Editoria a Napoli, magari qualcosa di meno faraonico di Galassia Gutenberg, ma qualcosa che muova le acque per un settore che è enormemente fermo al palo.

Noi editori possiamo mettere passione idee e disponibilità, ma siamo accolti da un muro di sordità, vorrei proporre le mie idee al Governatore De Luca, parlargli, fargli capire che il nostro è un settore nevralgico della cultura e se permettete anche del lavoro dietro un libro c’è si lo scrittore e l’editore, ma ci sono i correttori di bozza, il disegnatore, l’impaginatore il tipografo.

Ho chiesto appuntamento al Governatore il sette settembre, mi hanno detto che sarei stato ricevuto in una ventina di giorni, oggi è sette novembre  e resto ancora in  attesa di una chiamata, ecco questo è il trattamento che riservano ad un editore come Guida, figurati gli altri…

A cuore aperto al Governatore dirò che mi fa tristezza avere dalla sua segretaria risposte del tipo -beh prima di venti giorni non è possibile incontrarla- allora io rispondo “-bene, allora posso venire il 25? -E lei mi chiude speranze dicendo -ma venti giorni si fa per dire!- allora mi arrabbio di fronte questa trascuratezza, questa sciatteria di trattare in questo modo degli imprenditori come gli editori, la politica vuole che tu ti sfianchi, ti arrendi e lasci perdere, ecco in non mollo, insisterò fino alla noia, non demordo e ho anche avvertito i suoi segretari al telefono.

A De Luca vorrei dirgli che noi del mondo dell’editoria non vogliamo soldi, ma pretendiamo attenzione, farci delle domande, chiudono le librerie, chiudono gli editori che si concentrano a livello nazionale, insomma noi dobbiamo uscire da questa crisi e creare un polo culturale in città, non è possibile che i teatri chiudono, il Trianon ancora non si capisce che fine debba fare in attesa dell’apertura di un nuovo supermercato, che interessi si nascondono dietro la chiusura di poli culturali? Tantissimi, perché è vero, sulla cultura c’è poca torta da dividere e poi è molto rischiosa.

La cultura è una cosa importante, un libro o un disco o anche uno spettacolo possono cambiare il corso delle cose, forse se non ci fossero stati i libri, il Nazismo, che della letteratura ne aveva fatto un  primato,  non avrebbe mai preso piede, e i libretti di Mao non hanno forse segnato un’epoca? Ma dove si fa cultura oggi a Napoli?

Mi spiace che a volte ci sia della cattiva informazione nei riguardi dei cosiddetti “centri sociali” sono luoghi che hanno tutta la mia ammirazione, da soli, e spesso contro molti portano avanti progetti culturali senza chiedere niente a nessuno se non ai loro fruitori. Ecco noi spesso dobbiamo prendere insegnamento dai lavori dei giovani, sono pieni di passione, tra i pochi a creare un polo culturale in città e questo gli fa onore.

guida2È vero che noi editori sembriamo a volte delle arpie, ma non è così, una volta l’editore aveva sotto contratto un autore, l’editore pagava, spesso profumatamente, l’autore, oggi il mondo è capovolto, sono spesso i piccoli autori, cui va il mio ringraziamento, che sostengono le case editrici con le loro idee, non possiamo stampare tutti i libri che ci vengono proposti, però sia chiaro che a noi interessa sempre che il prodotto sia di qualità, il marchio Guida è una storia di tutta la città. All’autore però assicuriamo una giusta promozione, e distribuzione in tutto il Paese, che è poi la cosa più importante di un libro, la distribuzione deve essere fatta bene, nell’interesse mio e dell’autore.

A Napoli ci sono tanti autori bravi che meritano attenzione, una solo cosa mi piacerebbe che s’impegnassero a fare, a non lasciare la casa editrice napoletana una volta arrivato il successo.  Vanno via per l’editoria del nord, è successo con me e proprio con Erri De Luca, il primo libro con me poi via al nord, mi chiedo il motivo, le percentuali sono le stesse sia a Napoli quanto Milano, la mia preghiera e che restino e facciano crescere l’editoria napoletana, il mio è lo stesso dispiacere quando vedo un giovane calciatore, cresciuto nel vivaio del Napoli che dopo un paio di anni brillanti decide di emigrare alla Juve o l’Inter, un appello: restate a scrivere per gli editori di casa.

Eppure,  io una volta ho organizzato qua, in questo posto un open day della letteratura, avevo invitato Camilleri, in origine l’idea era di fare un paio d’ore di manifestazione, fu proprio Andrea a dirottarmi sull’Open day, “a Napoli hai tanti scrittori e tanta fantasia… Perché chiamare me palermitano che vivo a Roma e ho 90 anni?.

Ebbene quella manifestazione fu un trionfo, vennero grandi personaggi della cultura, del mondo politico, e la folla che voleva entrare arrivava sin via Alabardieri, quella fu una dimostrazione dell’appetito di cultura che c’è in città.

Ma si sa, la cultura è sempre sotto attacco, negli ultimi venti anni, grazie alle tv di Berlusconi e i suoi imput di governo abbiamo vissuto solo di donne e di tette, cose che non interessavano a nessuno. La cultura per il potere è sempre stato un pericolo, all’epoca degli antichi romani si buttava il popolo nei vari Colosseo per assistere a infamanti spettacoli, oggi il potere esercita appieno il senso di volere il volgo nella profana, al potere conviene tenere un popolo nell’ignoranza, perché la stessa è stagnazione delle cose, il popolo incolto è stagnazione del potere.

Fare oggi l’editore a Napoli è molto difficile, siamo degli appassionati, la nostra è una missione, come i medici, noi siamo degli artigiani, certo i libri non sono fatti a mano, ma comunque è un artigianato di qualità e soprattutto di scelta del materiale da pubblicare, siamo coraggiosi, perché l’investimento e i rischi sono dell’editore. Diventa missione quando l’editore riesce a essere lungimirante, quando crea intorno alla sua casa editrice un incontro tra le intelligentiae e non un contenitore culturale e basta.

guida1A Maggio ci saranno le elezioni, per fortuna non sono parte del match e me ne tengo alla larga, di de Magistris posso dire che è certamente una persona per bene e onesta, ha dei meriti indiscutibili, ma per decidere aspetto di vedere chi sono gli altri candidati, non fatemi domande su Bassolino o altri perché non rispondo, sono del pianeta sinistra ma non mi piace espormi, sono molto attento, in fondo quando ho ricoperto il ruolo di Assessore al Comune di Napoli la prima cosa che chiesi alla Sindaca Iervolino fu di non avere denaro a disposizione, così almeno non sono stato pressato da amici e conoscenti e colleghi, però delle belle cose le ho fatte anche io e il bilancio del mio Assessorato ha chiuso senza perdite. Ho fatto bene il mio dovere e tanto mi fa felice, essere stato utile sopratutto come uomo di cultura

Per completezza di informazione abbiamo saputo che l’editore ha incontrato il Governatore Martedì della passata settimana, quindi con un po’ di ritardo rispetto il programma, e insieme, hanno convenuto di rincontrarsi””

Vincenza Muto

Appassionata di politica e comunicazione, antifascista e militante in diversi collettivi durante gli anni trascorsi alla facoltà di sociologia, mi sono sempre dedicata a tematiche sociali. Mi sono impegnata nelle battaglie per l’acqua pubblica, nella difesa della scuola pubblica, ho lottato per difendere l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per i diritti civili e per l'autodeterminazione delle donne e in generale lotto per la difesa dei diritti della fasce più deboli della società.
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