Perché Gramsci non fu difeso?

Cosa spinge molte persone a passare un sabato pomeriggio natalizio a parlare del filosofo della Sinistra italiana?

Un bel pomeriggio, colto e appassionato, ieri in una delle sale del Teatro Area Nord. Il tema della discussione erano le “Lettere dal carcere“di Antonio Gramsci. Purtroppo il dibattito a seguito delle letture di alcune delle sue lettere più belle e significative non è stato gratificato dalla presenza annunciata dell’Assessore alla Cultura Nino Daniele, trattenuto da altri impegni sopraggiunti ed imprevisti, e che nelle intenzioni degli organizzatori del Caffè letterario di Scampia, Franco Maiello e Giuseppe Finaldi, doveva tratteggiare il profilo politico di Gramsci.

La lettura è stata eseguita da Francesco e Sara, due giovani animatori del Caffe’, e condotta con garbo da Franco Maiello, storico fondatore, il tutto condito dalle note di Francesco Lettieri.

Venuta meno la presenza dell’Assessore Daniele è toccato al nostro collaboratore Umberto Laperuta “sobbarcarsi” il gradito compito di parlare sia della parte incentrata sulle emozioni di quel monumento all’umanita’ contenuto in quelle lettere, ma anche quella di tracciare il profilo del Politico, del filosofo e del lungimirante ideologo Gramsci.

umbUn lungo ed appassionato intervento il suo, evidenziando il rigore intellettuale di Gramsci, la figura chiave rappresentata da Tatiana Schundt, cognata di Gramsci a cui si deve il salvataggio dei manoscritti originali sia delle lettere che dei Quaderni, consegnandoli presso l’ambasciata Sovietica subito dopo la morte di Gramsci. Le parole appassionate ed informate di Umberto sono riuscite a stimolare l’uditorio su un tema presente nel libro, e cioè il senso di isolamento dal PCI avvertito dal piccolo grande Sardo. Tema questo molto dibattuto e che molto ha diviso le opinioni nei decenni, e cioè capire il perché il fondatore del PCI fu lasciato da solo a morire in carcere senza tentativi incisivi per liberarlo.

L’intervento di Laperuta è stato incentrato anche sull’evidenziare tutti gli aspetti che rendono moderno, attuale il pensiero Gramsciano, la sua idea di Stato avanzata per quegli anni, da Comunista ” libertario” e quindi anche la sua divaricazione dalla linea Togliattiana.

Gramsci fu condannato a morte, non solo dal Fascismo, che indiscutibilmente resta l’esecutore materiale, ma resta puntato l’indice contro lo stesso PCI e di conseguenza anche il PCUS di Stalinche non fecero nulla di concreto per liberarlo.

La serata è stata appassionante, e i presenti, circa una settantina, hanno seguito affascinati il dibattito, che tra gli altri ha visto l’intervento conclusivo del padrone di casa, Lello Serao, Direttore della struttura, con un intervento molto incisivo, sottolineando la necessità di operare una doppia lettura di alcune lettere, sfuggendo ad una lettura solo di “amore domestico“.

Gramsci per eludere la forte censura, mandava messaggi cifrati, usando la metafora per mandare direttive precise, Serao ha sottolineato come alcune lettere fossero in realtà non scritte per i figlioli, ma erano dei messaggi che andavano molto oltre la sua famiglia, ovverosia al P.C.I che lo lasciò solo al suo destino.

umb-2È obbligatorio porsi la domanda di che cosa abbia spinto tante persone a passare un paio di ore analizzando e interpretando tali scritti, probabilmente è dovuto al fatto che c’è voglia di collaborare, di capire la storia per andare avanti, per far nascere qualcosa che è nata appunto dai giorni di quelle lettere, scritte nel periodo della prigionia. il pensiero gramsciano è ancora vivo, soprattutto tra i giovani, che hanno capito come sono andate davvero le cose. Lo storico caffè letterario di Scampia, giunto alla sua 12esima edizione. Un’istituzione a Scampia, un presidio di cultura e di aggregazione dove sono passati giganti come Aldo Masullo, Don Franzoni, Terracciano, Montesano ed altri scrittori, nonostante il territorio fosse in piena faida di camorra.

La serata, come si rispetta è terminata con caffè e i cantucci della dolce Ester, signora Maiello.

 

Si ringrazia Rosa Bianco per il corredo fotografico

Un commento

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  • Barbara Berardi
    18 dicembre 2016 at 18:47 - Reply

    Manteniamo vivo il ricordo di quanti hanno sofferto e lottato per la nostra LIBERTÀ!!!!