PER UNA NUOVA POLITICA DELLE ACQUE IN ITALIA

A 25 anni dalla Legge Galli. Le risorse idriche tra ecologia ed economia

Riceviamo e pubblichiamo  a cura di Legambiente Napoli Centro Antico a conclusione dell’incontro di lunedì 8 aprile 2019 nella Chiesa di Sant’Aniello a Caponapoli su: Gestione dell’acqua e cambiamenti climatici. Una sfida per l’ecologia, la tecnica, il diritto, l’economia e la politica.

La Legge 36/94 (conosciuta come Legge Galli) segnò un punto importante nelle politiche idriche nel nostro Paese. Fu emanata pochi anni dopo la Legge 183/89 – che per la prima volta introduceva nell’ordinamento italiano il principio del bacino idrografico naturale come elemento ordinatore delle politiche di difesa del suolo e delle acque, superando, quindi, le tradizionali competenze amministrative territoriali.

La Legge Galli sanciva in modo netto,per la prima volta nella storia italiana, la natura pubblica delle acque superando i limiti della Legge del 1933che richiedeva complesse procedure per le concessioni di derivazione (solo nel 1963, con la Legge 129, si riconobbe il carattere prioritario delle concessioni per uso potabile!), prevedendo l’eventuale natura privata delle acque.

La Legge 36/94 introduceva il principio del ciclo idrico integrato per ambiti territoriali ottimali: La realizzazione e la manutenzione di acquedotti, fognature ed impianti di depurazione – le infrastrutture del ciclo – costituivano l’oggetto dei Piani d’ambito relativi ai vari territori e l’attuazione di questi lo scopo delle concessioni di gestione.

La natura sostanzialmente “ecologica” della Legge 36 e della sua legge “madre”, la 183/89, quasi subito subì torsioni distorcenti.

In primo luogo i Piani di risanamento delle acque previsti dal D.Lgs 152/99 riportarono le singole Regioni al centro del processo di pianificazione, eliminando, di fatto, il principio dell’unitarietà del governo del bacino idrografico.

Il successivo D.Lgs. 152/06 (il cosiddetto Codice ambientale) incorporò la Galli in uno schema che, fondamentalmente, mirava alla privatizzazione delle gestioni oscurando del tutto le caratteristiche “ecologiche” della pianificazione di bacino e di ambito.

Il ridursi della questione idrica a solo finanza di progetto ha innescato la vigorosa reazione dei cittadini espressa nel Referendum del 2011.

Il quadro europeo, invece, ha visto – con la Direttiva 2000/60 – riaffermarsi il bacino come elemento di tipizzazione del buono stato ecologico delle acque ed il Distretto idrografico come elemento di governo, pianificazione e gestione.

Le difficoltà a recepire nel nostro ordinamento la Direttiva 2000/60 e le numerose procedure di infrazione in atto verso l’Italia (essenzialmente per questioni concernenti la mancanza di depurazione) impongono una ripresa delle politiche riformatrici che recuperi i principi ispiratori delle buone leggi di cui pure il nostro Paese aveva cominciato a dotarsi.

Oltre a riaffermare il carattere pubblico delle gestioni (largamente maggioritario in Europa) occorre considerare e mettere a sistema tutti gli usi della risorsa idrica (agricolo, industriale e – ultimo per volumi erogati – idropotabile) considerando prioritari la difesa della qualità dei corpi idrici ed il tema della difesa idrogeologica come parti essenziali di una politica delle acque degna di questo nome.

Quello che, dunque, appare urgente è il tema della riforma delle strutture pubbliche di governo e gestione di una risorsa scarsa in termini – certamente – di economicità, efficienza ed efficacia ma, prioritariamente di corretto rapporto con gli equilibri ecologici dei territori e di uso socialmente sostenibile di una risorsa essenziale alla salute ed alla vita

 

L’iniziativa di Legambiente si è articola in due parti:
• Un dialogo, per tentare di identificare le risposte giuste, tra Vittorio Bovolin, docente di Idraulica a Salerno, Gianluca Sorgenti ingegnere di ABC Napoli, Bruno Miccio del Gruppo 183 e Sergio Marotta, docente di Sociologia del diritto al Suor Orsola Benincasa; Giancarlo Chiavazzo comitato del comitato scientifico di Legambiente Regionale; Anna Savarese della Segreteria Regionale Legambiente; Anna Maria Cicellyn Comneno Presidente di Legambiente Napoli Centro Antico; dialogo ovviamente aperto ai partecipanti all’evento

• Lo spettacolo Acqualibera, tratto dal racconto Arcadia di Alina Narciso.
Un mondo “agreste” nel quale alcune grandi multinazionali si sono impadronite dell’acqua, concedendone, alle popolazioni locali, solo pochi litri al giorno e la conseguente rivolta a capo della quale si ritrova, suo malgrado, una giovane donna.
Universo distopico ricreato dalle foto e dai video di SALVATORE ESPOSITO che innescano un dialogo con la voce narrante di ALESSANDRA BORGIA: in questo “universo” lo spettatore viene invitato ad entrare e a rivivere accadimenti ed emozioni guidato dalla performance di SONIA DI GENNARO.

 

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