PER UN REALE DIRITTO ALL’ACCOGLIENZA!

FACCIAMO GIRARE E SOTTOSCRIVERE QUEST'APPELLO!

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

12107143_722499677856698_3468606066843286958_nFACCIAMO GIRARE E SOTTOSCRIVERE QUEST’APPELLO!
PER UN REALE DIRITTO ALL’ACCOGLIENZA!

Da qualche mese stiamo seguendo e supportando la battaglia di 10 rifugiati, giovanissimi maliani espulsi dal circuito dell’accoglienza e denunciati per aver osato protestare contro le condizioni a cui erano sottoposti all’interno di un centro di accoglienza straordinaria ad Ercolano.

Invitiamo tutti a sottoscrivere questa lettera che hanno presentato al Prefetto di Napoli, che ha già raccolto numerose adesioni dalla società civile, associazioni, docenti universitari, sindacati, comunità migranti, e che chiede di ritirare immediatamente i provvedimenti di allontanamento!

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Negli ultimi anni i problemi legati all’immigrazione e all’accoglienza in Campania rappresentano una sfida che pone tutti gli attori sociali coinvolti – istituzioni, operatori del circuito dell’accoglienza, cittadini – di fronte a contraddizioni e situazioni spesso inedite, quasi mai di facile soluzione, e che richiedono sempre un impegno attivo da parte di tutti i soggetti interessati.
Il sistema dell’accoglienza oggi risulta inadeguato, messo in crisi da una molteplicità di fattori: innanzitutto dal crescente numero degli sbarchi negli ultimi mesi, destinato ad aumentare ulteriormente durante il periodo estivo; poi, perché migliaia di permessi di soggiorno risultano attualmente bloccati per svariati motivi di cui spesso gli stessi destinatari sono all’oscuro.
Il risultato è che diverse centinaia di persone restano “sospese” all’interno dei centri di accoglienza in attesa di ricevere l’esito dell’iter amministrativo relativo alla propria posizione personale; mentre il monitoraggio della gestione delle strutture destinate all’accoglienza risulta difficile, non capillare, e spesso affidato alla mera buona volontà o all’attivismo dei singoli.
Le prime vittime di tutto ciò sono gli immigrati, uomini e donne in fuga da scenari di guerra e di miseria, costretti a lasciare tutto, ad affrontare viaggi pericolosi…per poi ritrovarsi “abbandonati” dallo stesso circuito che dovrebbe accoglierli.

In questa cornice si inserisce la storia che vorremmo portare alla Sua attenzione. I protagonisti sono dieci ragazzi africani, provenienti dal Mali, di un’età compresa tra i 20 e i 29 anni, arrivati in Italia nel 2015, e subito assegnati al Centro di Accoglienza Straordinaria di Ercolano, Hotel Belvedere.
All’interno di questo centro sono emerse alcune difficoltà, relative soprattutto all’assenza di un’adeguata mediazione culturale, e alla conseguente mancanza di un canale di comunicazione utile a tenere informati i ragazzi della loro situazione giuridico-amministrativa e degli eventuali avanzamenti dell’iter procedurale che li riguardava.
Tale contesto, caratterizzato da una prolungata incertezza, dalla sensazione di “sospensione” in un limbo con regole e dinamiche sconosciute, ha necessariamente generato in capo agli ospiti del centro una condizione di forte stress emotivo. Il passo successivo è stata la protesta, una protesta collettiva, dura ma pacifica, che rappresentava agli occhi dei ragazzi africani l’unico strumento per farsi ascoltare, per rendere leggibili le loro pur elementari richieste, per attirare l’attenzione degli operatori e del direttore sulla loro condizione di disagio, per ottenere un’accoglienza reale, capace di superare le barriere linguistiche e culturali, dignitosa e informata.
Ma l’esito delle proteste non è stato quello sperato. Trascurata completamente l’opzione del dialogo e il tentativo di trovare una risposta concreta ai problemi che avevano determinato le frizioni e le tensioni, la scelta del CAS è stata una cieca chiusura. Una legittima richiesta di miglioramento delle proprie condizioni di vita, portata aventi da chi da troppo tempo soffriva una condizione di profonda alienazione, è rimasta inevasa, gestita esclusivamente come un problema di ordine pubblico e in una modalità che ha allontanato la soluzione anziché avvicinarla. All’intervento delle forze dell’ordine, è seguito velocemente l’iter che ha portato all’emanazione di dieci decreti di allontanamento da Lei sottoscritti.13179464_816446138462051_8836252044752814150_n

Le conseguenze sono gravi e non possiamo lasciare che peggiorino. Infatti, una volta espulsi dai percorsi di accoglienza, i dieci ragazzi si sono ritrovati completamente abbandonati a se stessi, privi di qualsiasi punto di riferimento istituzionale, improvvisamente senza un tetto e senza cibo.
Le loro richieste ignorate, la chiusura dei canali di comunicazione e dialogo rischiano, oggi, di destinare questi ragazzi a una sorte drammatica: scappati dalla guerra e dalla miseria, alla quale certamente non possono tornare, soli, in un Paese che non conoscono e di cui non parlano la lingua, costretti alla clandestinità, all’invisibilità, ad una vita di espedienti o, nella peggiore delle ipotesi, alla criminalità.

Come firmatari insieme ai diretti interessati, riteniamo che i giovani protagonisti di questa storia abbiano pieno diritto a ricevere un trattamento adeguato ai principi fondamentali che animano le Carte europee dei diritti e, prima ancora, la Costituzione italiana. È nostra intenzione affermare con forza che, in un Paese che si vuole democratico, accogliente, laico, pluralista, non possiamo più tollerare che si verifichino situazioni come quelle che i nostri dieci stanno vivendo.
Per tutti questi motivi, per mettere fine alla condizione di sofferenza e per ridare dignità alle dieci vite che nel CAS di Ercolano hanno legittimamente chiesto attenzione, CHIEDIAMO che l’Ill.mo Sig. Prefetto voglia intervenire tempestivamente, dati gli evidenti risvolti di emergenza umanitaria, ritirare i dieci provvedimenti di allontanamento e dare avvio ai procedimenti necessari al reinserimento dei dieci ragazzi nel circuito dell’ Accoglienza.

Per firmare
– indicate nome, cognome e “professione”
– scrivete a [email protected]
– mandate un messaggio alla pagina Ex OPG Occupato – Je so’ pazzo

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