PER I COMUNISTI E’ TEMPO DI BILANCI:

UN CONFRONTO SULLA STORIA DI RIFONDAZIONE COMUNISTA ATTRAVERSO LA PRESENTAZIONE DI UN LIBRO

Scritto da Rosario Marra del Comitato politico federale del PRC di Napoli 

E’ noto che gli anniversari e le scadenze congressuali per le forze politiche sono uno stimolo a fare dei bilanci, a pensare e ripensare se stesse.

La recente uscita del libro di Sergio Dalmasso su Rifondazione Comunista è pressoché coincidente con entrambe le occasioni: da un lato, il trentennale di un Partito nato nel dicembre 1991, dall’altro, la scadenza dell’ XI Congresso nazionale del PRC conclusosi lo scorso ottobre.

In un approccio storico uno degli scogli che tradizionalmente s’incontra è, sicuramente, la scelta del tipo di periodizzazione per individuare le caratteristiche di questa o quella fase nel suo collegamento con il contesto sociale, istituzionale, nazionale e internazionale.

L’ Autore ha scelto la suddivisione decennale della storia di Rifondazione, non a caso quello che verrà presentato alla  di Via Genova (nei pressi della stazione centrale di Napoli) il prossimo 11 dicembre è il secondo volume, edito dalla Star Red Press, che affronta il periodo 2001-2011 (il sottotitolo è “Dal Movimento dei Movimenti alla chiusura di Liberazione, storia di un Partito nella crisi della sinistra italiana”).

Infatti il primo volume, “Rifondare è difficile” uscito nel 2002, si sofferma sul primo decennio dal 1991 al 2001.

E’ ovvio che le periodizzazioni, per quanto utili, sono convenzionali e quelli riguardante l’arco temporale decennale è una delle più usate (non a caso, ad esempio, si parla di anni ’60, anni ’70, ecc.).

C’è chi nella storia dei Partiti lega le periodizzazioni soprattutto ai Congressi o ai cambi di segretario, o, ancora, ai risultati delle varie scadenze elettorali, alle scissioni o alle fusioni con altre forze.

Nell’approccio di Dalmasso si cerca di evitare un’eccessiva accentuazione di questo o quell’aspetto della storia del PRC seppur s’individui con chiarezza i punti di snodo del dibattito e degli orientamenti politici assunti nell’arco del decennio;

In realtà, l’Autore fornisce una sorta di guida per approfondire l’aspetto o gli aspetti della vita del Partito che maggiormente possono interessare i vari tipi di lettori.

Il libro ha tre introduzioni (Musacchio, Russo Spena, Dalmasso) è articolato in 6 capitoli e delle conclusioni con il corredo di una robusta bibliografia di oltre 200 articoli di riviste, quotidiani e volumi che vengono parzialmente passati in rassegna nell’introduzione dell’Autore.

E’ proprio dall’iniziale rassegna storico-critica e, ancora di più, dalla lettura del testo che si comprende l’impostazione data alla pubblicazione.

Ad esempio, si criticano alcuni scritti su Rifondazione – citandone titoli ed Autori – perché in un caso si tratta di un testo “tutto autocentrato e insufficiente nel motivare i continui passaggi politici” o, ancora, riferendosi ad un’altra pubblicazione ne viene stigmatizzata la “lettura tutta soggettiva e di parte”, invece si apprezzano apporti come quello di Bartolino perché “costituisce un lavoro organico e approfondito sul partito e permette di comprenderne modificazioni, comportamenti, strutture”, oppure si valuta positivamente lo studio del sociologo Fabio De Nardis perché “segue con attenzione il dibattito del settimo Congresso (2008)  la dialettica interna, i meccanismi di elaborazione e funzionamento”.

Insomma Dalmasso fornisce anche una sintetica bibliografia ragionata per chi vuole approfondire la storia di Rifondazione scegliendo l’ “ottica del tifoso” o per giungere ad un serio bilancio critico ed autocritico.

Abbiamo scritto in precedenza che le periodizzazioni per quanto utili sono convenzionali e possono essere eccessivamente schematiche e ciò è vero anche per la storia di Rifondazione per cui sarebbe utile, per chi vuole, rileggere/procurarsi anche il suo primo volume del 2002 opportunamente richiamato dall’ Autore e ciò per avere una visione unitaria dei primi venti anni del PRC.

Infatti è chiaro che tra il primo e il secondo decennio della storia del PRC come ci sono elementi di diversità così ce ne sono di continuità:

Ad esempio, la segreteria Bertinotti, durata ben 12 anni dal 1994 al 2006, attraversa entrambi i decenni, oppure la maledizione delle scissioni che iniziano nel primo decennio e continuano nel secondo.

I nodi sono sostanzialmente sempre gli stessi: il rapporto coi Democratici di sinistra prima e col PD dopo, così come il rapporto col governo Dini prima e quello coi governi Prodi e d’Alema nel secondo decennio.

Tuttavia il periodo 2001-2011 si caratterizza anche per un tentativo di inversione della tendenza alla frammentazione: l’esperienza della Federazione della Sinistra incentrata soprattutto su PRC e Comunisti Italiani.

Si tratta di un’esperienza nata già in una fase calante della sinistra d’alternativa e, in particolare, dei comunisti che dopo alcuni anni cade sia sul problema delle “cessioni di sovranità” dai singoli Partiti alla Federazione e sia, ancora una volta, per visioni diverse sul rapporto col centro-sinistra.

Tuttavia è da ricordare il buon risultato che ebbe la Federazione della Sinistra nelle amministrative del 2011 proprio qui a Napoli grazie al quale riuscì ad avere un ruolo rilevante nell’avvio di quella esperienza di rottura che è stata la prima giunta De Magistris.

Riflettere su quella esperienza, di cui i promotori non hanno mai fatto un bilancio comune, ci sembra importante se si vuol rilanciare una politica di unità dei comunisti che, altrimenti, si riduce a mero auspicio.

Il libro si chiude con la fine delle pubblicazioni di “Liberazione” il quotidiano del Partito, si tenterà l’avventura di un’edizione online ma anche quella non sarà coronata da successo.

In sintesi, sull’insieme del volume pensiamo di poter condividere la valutazione di Russo Spena nella sua introduzione:

il lavoro certosino di Dalmasso è importante perché riannoda i fili di una memoria che ci appare confusa, fagocitata dall’ipostatizzazione del presente senza futuro. – E’ essenziale, poi, per Rifondazione Comunista che ha avuto come orizzonte il “comunismo diffuso””.

Per concludere, si tratta di un libro utile per studiosi e militanti, l’augurio, ora, è che l’Autore proceda anche col terzo volume per il successivo decennio 2011-2021 in modo da fornire un ulteriore contributo ad un bilancio condiviso di un’esperienza ancora in corso.

 

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