Palazzo Penne: tra farsa e tragedia

Palazzo Penne rappresenta una battaglia nevralgica per il centro storico un bene del quartiere, salvarlo dalle speculazioni più becere

Riceviamo e pubblichiamo di : Luigi Romano (Presidente Antigone Campania) Raffaele Paura (Santa Fede Liberata) Pino De Stasio (Consigliere II^ Municipalità)

Comunicato:

Napoli 26.2.2019. ​Oggi siamo stati con la sig.ra Iolanda negli Uffici del Demanio della Regione Campania in via Metastasio, convocati dal dott. Bartucci, incaricato dello sfratto degli ultimi abitanti dello storico palazzo, tra i pochi esempi di architettura civile del Rinascimento napoletano.

In primo luogo, abbiamo dovuto sgombrare il campo da un equivoco di fondo: gli uffici della Regione ritenevano che si trattasse di un’occupazione abusiva, non avendo chiara la linea cronologica della vicenda.

Difatti grazie alle lotte dei comitati di quartiere e alla tenacia della sig.ra Iolanda, che difende l’immobile da sempre dalle speculazione ufficiali e ufficiose, la Regione nel 2007 dopo aver acquisito la proprietà fu obbligata a metterlo in sicurezza, decidendo poi di ristrutturarlo interamente.

La Regione assunse anche l’onere di pagare in favore di Iolanda un canone di locazione per un anno, al termine del quale, conclusi i lavori, la stessa poteva ritornare ad abitare nella propria casa, dove risiede dal 1942.

I lavori non furono mai effettuati, Iolanda tornò nella propria dimora ormai deturpata dall’incuria e delusa dalle false promesse. Nessuna illegittimità, tutto andò come da accordi presi: Iolanda doveva rientrare! ​Oggi il Palazzo versa in condizioni penose e necessità di interventi urgenti. È chiara la posizione di garanzia (amministrativa e legale) dei dirigenti della Regione, che premono affinché il problema si risolva subito con un allontanamento degli abitanti.

A questo ci siamo opposti per due ordini di ragioni: da un lato, Palazzo Penne rappresenta una battaglia nevralgica per il centro storico perché significa recuperare un bene del quartiere e restituirlo ad un territorio ormai violentato dalle speculazioni più becere; dall’altro, trattandosi di uno sfratto, la vicenda è al centro delle contraddizioni della II^ Municipalità che con difficoltà sta reagendo all’espulsione degli abitanti. Una graduale e silente macelleria sociale si sta consumando sotto i nostri occhi, causata da forme di sviluppo incontrollato che avvantaggiano solo i gruppi sociali più forti. ​Pertanto, abbiamo preteso già dal primo momento che 1) la sistemazione alternativa agli abitanti di Palazzo Penne deve essere momentanea: dopo i lavori (che siano effettivi!) tutti devono essere regolarizzati nel possesso delle proprie abitazioni all’interno dello stabile storico; 2) le soluzioni abitative alternative devono insistere sul territorio del centro storico. ​Spesso si dimentica che le relazioni umani, quel reticolo di vite che si sviluppa al di fuori della propria abitazione rappresenta il principale strumento di sopravvivenza per chi non possiede un reddito sufficiente a condurre una vita dignitosa. Allontanare i soggetti dai propri quartieri, frammentando le comunità, significa consegnarli ad un morte non solo civile. ​Al fianco della sig.ra Iolanda e di tutti gli sfrattati. Luigi Romano (Presidente Antigone Campania) Raffaele Paura (Santa Fede Liberata) Pino De Stasio (Consigliere II^ Municipalità)

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