Omaggio a Ermanno Rea

Manifestazione organizzata dalla “Fondazione Premio Napoli”  in ricordo del grande scrittore napoletano. 6 Maggio ore 10,30 Nuovo Teatro alla Sanità

FullSizeRenderErmanno Rea, vincitore, fu un intellettuale poliedrico , molto impegnato politicamente. La sua attività, sempre orientata verso il sociale, sarà ricordata in questa giornata, fortemente voluta dalla Fondazione, doveroso omaggio nei confronti di uno dei suoi più prestigiosi presidenti”.
Queste le parole di Domenico Ciruzzi, presidente della Fondazione Premio Napoli, presentando alla stampa “Nostalgia di Ermanno Rea, tra addii e rimpianti”, un evento organizzato dalla Fondazione per ricordare lo scrittore napoletano, in programma Sabato 6 maggio alle ore 10,30, presso il Nuovo Teatro Sanità. Il titolo prende spunto dal titolo dell’ultimo romanzo di Ermanno Rea:Nostalgia”. 
Un libro in cui prende corpo l’amore di Rea per la sua terra ed in particolare per  il quartiere Sanità,sede eterna di vitalità e rinascita” e, insieme, luogo di violenza e sopraffazione, e dove negli ultimi anni lo scrittore amava ritornare.
Durante la manifestazione sarà proiettato il video inedito di Lino Fiorito e ci saranno letture di Antonello Cossia, tratte dall’ultimo monologo di Rea: “La parola del padre

Intellettuale di riferimento della sinistra italiana, Ermanno Rea con coraggio ha saputo anche  raccontarne i mali e le contraddizioni.
Fu candidato nelle liste a sostegno di Tzipras alle elezioni Europee del 2014, senza essere eletto.
Tanti sono i suoi scritti che meriterebbero una citazione, tra questi, il “Mistero napoletano” (1995), rimane senza alcun dubbio la sua opera più conosciuta, ed anche la più premiata.
Una pubblicazione che fece scalpore, suscitando molte polemiche soprattutto negli ambienti di quello che sarebbe poi diventato il PD di oggi. Fu contestata la ridefinizione dei profili di alcune personalità del PCI anni 50, come Amendola, Togliatti, Valenzi, Napolitano e di Cacciapuoti, (il segretario del PCI napoletano), tutte figure di alto profilo, che i fatti raccontati da Rea, metteno a fuoco sotto una luce diversa. Poco gradita fu anche la rievocazione di alcune “rigidità” di quel PCI, riemersa con quel libro, proprio in un momento storico in cui gli eredi di quel partito entravano ufficialmente nell’era riformista, prima con la Bolognina e poi con l’ULIVO.
SpadaMistero Napoletano è un viaggio a ritroso nel tempo, Rea rievoca i suoi anni 50 vissuti a Napoli da giovane giornalista, e per farlo prende a “pretesto”  il racconto della vicenda umana e politica di Francesca Spada, un’amica morta suicida, alla quale Rea era molto legato, forse innamorato, anche se lo ha sempre negato.
Attraverso la raccolta dei racconti di testimoni “sopravvissuti” , Rea conduce un’indagine alla ricerca delle motivazioni di quel gesto drammatico. Francesca era una donna fortemente idealista, molto bella, giornalista-critico-musicale al giornale l’UNITA’, troppo “diversa” e sconveniente per i canoni troppo bigotti del PCI di allora, sclerotizzato com’era dall’ortodossia stalinista.
Attraverso il racconto della “Vita e passione di una comunista negli anni della guerra fredda”, Rea seppe raccontare anche le delusioni e le speranze di un’intera generazione.
Sullo sfondo c’è Napoli, il suo dopoguerra, un periodo cruciale per la storia della città, già ben descritto molti anni prima da Raffaele La Capria e Annamaria Ortese.
Una città stremata che stentava a riprendersi, la sua borghesia moralmente corrotta, un tessuto sociale dilaniato dalla presenza militare americana, la “creazione” del Laurismo, ed il sequestro del porto mercantile da parte della Sesta Flotta USA, che aveva trasformato Napoli in una “grande sentinella dell’Occidente sull’intero Mediterraneo”. Fattori determinanti alla base del mancato sviluppo complessivo della città.
Napoli era quello ch’è noto, una colata lavica di pus e di dollari, l’Americano aveva sostituito il Borbone, e bastava sentire “OKAY”, perché dalla VICARIA a POSILLIPO i cuori tremassero”
[Il mare non bagna Napoli – A. Ortese]

ORTESEInsieme a Francesca Spada, co-protagonista nel libro c’è una generazione, forse irripetibile , di straordinari intellettuali militanti, comunisti “non organici”, molto scomodi per quel  PCI, quasi tutti finiti per diventare vittime di una sorta di “purga”, inflitta dai dirigenti di partito.
Qualcuno  morto per suicidio, altri lasciarono Napoli, insofferenti alla pietrificazione della speranza che spingeva molti a lasciare la città e da quel “silenzio della ragione” , continuando a citare la scrittrice Ortese.
Tra di loro il marito di Francesca, Renzo La Piccirella, medico mancato e capo redattore della mitica redazione dell’Unità all’Angiporto della Galleria Umberto I, il matematico e straordinario intellettuale Renato Caccioppoli ,nipote di Bakunin, suicidatosi come Francesca Spada:
Lo stesso Ermanno Rea, che smise di fare il giornalista e cominciò a girare il mondo come fotoreporter, e un giovane Gerardo Marotta, appartenente a quel “Gruppo Gramsci”, spina nel fianco del PCI, e fondato dal biochimico Guido Piegari.
Al Gruppo Gramsci e soprattutto alla vicenda del suo fondatore, Ermanno Rea dedicò un  saggio dal titolo Il caso Piegari, rendendo giustizia ad una storia dimenticata da tutti.
Il gruppo di Guido Piegari era portatore di un’idea gramsciana delle politiche da adottare per il mezzogiorno, risultata in netto contrasto con quelle dettate dalle linee di Amendola e Togliatti.
Accusato di “deviazioni”  e mobbizzato, trattato come pazzo,  venne poi espulso dal partito. Piegari scelse di lasciare Napoli rifugiandosi all’estero, dove si affermò come ricercatore, e dove vi restò fino al giorno della sua morte, avvenuta nel 2007.
Le idee di Piegari sono state poi portate avanti da Gerardo Marotta con il suo Istituto Italiano di Studi Filosofici.

Ermanno Rea nato a Napoli nel 1927, partì ancora giovane per trasferirsi a Milano e poi a Roma, dove è poi scomparso nel 2016.
Fu giornalista, fotografo e scrittore, in bilico tra la saggistica e la narrativa. Autore di successo con importanti riconoscimenti al suo attivo:
Viareggio (1996)”, Campiello (1999) “Premio Napoli” (1996) e finalista al Premio Strega (2008)
Ricoprì anche la carica di Presidente della Fondazione Premio Napoli negli anni 2002-2007.
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Umberto Laperuta

LabManager Dipartimento di Biologia della Federico II. Presidente ODV "Noi&Piscinola", compagni di viaggio del Teatro Area Nord. Tutta la mia passione a sostegno del TAN, terzo teatro comunale di Napoli, unico centro culturale in tutta l'Area Nord della città. Aspettando i tempi della politica, intendiamo contribuire ad unire la città ed i suoi quartieri attraverso la promozione culturale ed artistica, pur consapevoli che: "Ad ogni problema complesso corrisponde una soluzione semplice..... ma è quasi sempre quella sbagliata!!
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