OLTRE IL REFERENDUM NO TRIV PER CHIUDERE CON IL FOSSILE

Rimettere in discussione il fossile oggi è una rivoluzione storica.

A seguito del risultato referendario molti hanno analizzato la valenza del voto con valutazioni diverse, dal realismo della sconfitta al compiacimento per la dimensione dei SI espressi in un contesto molto difficile. Io vorrei porre l’attenzione sul fatto che per la prima volta nel nostro paese si è discusso ampiamente sul tema delle fonti di energia. Tema di capitale importanza; il quesito sui termini temporali delle concessioni petrolifere ne era certamente un aspetto anche se molto limitato. La politica in genere, e la sinistra, compresa quella antagonista,in precedenza non se ne è interessata, non si è visto cioè nessuno sforzo per costruire una strategia, tanto importante per l’oggi e più ancora per il domani, di opposizione alle fonti energetiche fossili. Se il momento referendario si fosse svolto in un diverso contesto di sensibilità al tema, il risultato sarebbe stato certamente diverso.

Oggi costruire questa strategia non è più rimandabile: non si tratta di limitare temporalmente le concessioni, ma si tratta di chiudere tutte le trivelle dentro e fuori le 12 miglia, a mare come a terra; si tratta di smetterla una volta per tutte con le fonti di energia fossile. Come attrezzarsi a quest’obiettivo? Mi si potrebbe obiettare che se non siamo riusciti su un obiettivo minimo come possiamo pensare di riuscirci su un obiettivo maggiore. La risposta secondo me è che in questa battaglia, come in ogni battaglia, c’è bisogno di costruire una strategia, che necessita di tempo e di chiarezza di obbiettivi.

patrolRimettere in discussione il fossile oggi è una rivoluzione storica. Non dimentichiamo che l’affermazione del carbone prima e del petrolio poi è avvenuta storicamente in parallelo con la rivoluzione industriale e con l’affermazione dei rapporti di produzione capitalistici. Il passaggio dall’energia da forza animale all’energia da carbone è stata accompagnata da ampi fenomeni sociali quali maggiore mobilità, maggiore concentrazione di forza lavoro, maggiori differenziazioni di reddito, maggiore circolazione di merci. Sarebbe lungo, ma certamente interessante vedere come le varie rivoluzioni tecnologiche nel corso di due secoli abbiano portato a cambiamenti economici, sociali e politici importanti; ma il motore che ha prodotto questi cambiamenti tecnologici con le conseguenti ricadute sociali, è stato sempre lo stesso, la ricerca cioè di maggiori profitti per chi detiene i capitali. Oggi questa logica è giunta al suo termine storico: il perseverare dell’utilizzo delle fonti fossili, la frenetica circolazione delle merci con sprechi terribili di energia, l’appropriazione dei beni comuni come l’acqua, porteranno in breve alla barbarie ecologica con profondi cambiamenti climatici a livello planetario.

E’ evidente che questa battaglia non può che essere internazionale ed è evidente che necessita della convergenza delle lotte sociali, di quelle in difesa dell’ambiente, dei beni comuni, dei diritti. E’, infine, evidente che c’è bisogno di una traduzione in politica di tutte queste istanze.

 

Umberto Oreste Sinistra Anticapitalista

Umberto Oreste Sinistra Anticapitalista

Biochimico attualmente in pensione. In passato ha lavorato presso istituti universitari e del CNR. Tra i suoi interessi scientifici l’evoluzione delle molecole immunitarie, l’adattamento degli animali marini alle variazioni ambientali. Ha collaborato con strutture di ricerca estere ed è autore di numerosi articoli su riviste scientifiche internazionali. Partecipa all’attività politica di Sinistra Anticapitalista.
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