Ogni città dovrebbe avere un Rubens

Dal 6 dicembre al 7 aprile a Gallerie d'Italia - Palazzo Zevallos Stigliano 36 capolavori del grande Maestro fiammingo

Riceviamo e pubblichiamo di Gennaro Argo

Mancava solo Velasquez in quella sala. C’erano Caravaggio, Rubens, Annibale, van Dyck, tutta la pittura barocca. Ma i primi tre si erano incontrati a Roma. Venivano da Bologna, da Milano, dalle Fiandre. Rubens fu quello più fugace, lasciò un paio e poco più di dipinti, su rame, nella Chiesa Nuova, affianco all’oratorio dei filippini del Borromini. Cosa era Roma.

Andarono i pittori a vedere queste paio di tele rame, poste nella abside ampiadella Chiesa.

Potenti le figure emergevano dal sotto in su, la veste della madonna santa era ampia, enfia, da gran dama, ampie e generose vesti per coprire dal freddo delle Fiandre, una nobiltà di donna, di grande Eva.

Saranno di Bernini quei panneggi, così ampi, abbondanti e le maestosità delle donne. Rubens vide Roma e Roma vide Rubens e l’uno diede all’altra e viceversa.

A Napoli mancava Rubens, era qui con la sua tavola imbandita e i commensali truculenti, era lì al centro a tagliare la scena come colonna barocca la grande donna, la grande macchia rossa da cui sorgevano le carni giovani, rosee, generose, offerenti come la testa al re Erode.

Ritraendosi questi, per opportunità politica, tira a sé la tovaglia facendone grumo bianco nel pugno di nocche e vene bluastre e tendini, l’occhio ribuzzato in una smorfia ironica.

Dal canto opposto un nugolo di figure apostoliche boccheggiano da rubini calici. Alla sommità sinistra canestro d’argento di frutti succulenti. Inebriamoci del vino, del sangue grondante dal piatto nelle mani della eccitante Salomé, curiosiamo golosi come il rubicondo monaco o perlomeno facciamo capolino a mò dei due gendarmi alabardati.

Rubens, è tornato Rubens, godiamo fin quando ce ne sarà. Cosa c’è di più natalizio di una tavola riccamente imbandita. Succulenta pittura è servita. Un’acqua rossa di sangue esonda e svela la scena shakesperiana, il banchetto della morte, la morte è servita. La materia trascende se stessa, nell’Arte

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