OBESITÀ E SOVRAPPESO FATTORI DI RISCHIO PER IL CANCRO

Lezione del Direttore dell’IEO agli studenti di Biologia della Federico II:Interazione CIBO-CANCRO. Riflessioni dei Ricercatori AIRC Pelicci e Majello

Riceviamo e volentieri pubblichiamo dalla Prof.ssa Barbara Majello
Ordinario di Genetica e Presidente del Corso di Laurea di Biologia della Federico II di Napoli.

Quello avvenuto Lunedi 27 Novembre alla Federico II di Napoli, nell’aula magna di Monte Sant’Angelo, è stato un incontro dalle tante emozioni. Innanzitutto quella di portare un caro amico, il prof. Per Giuseppe Pelicci, oggi Direttore scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) nelle aule degli studenti di Biologia per una lezione su GENETICA, AMBIENTE, NUTRIZIONE E STILI DI VITA: LE RESPONSABILITÀ DEI GENI E LE VIRTÙ DEGLI ALIMENTI, ma anche, o forse soprattutto, per parlare e contagiare i ragazzi con le emozioni che la ricerca scientifica è in grado di farti vivere. Con Pier Giuseppe ci conosciamo dal 1985, quando ci siamo incontrati nel laboratorio del Prof Riccardo Dalla Favera alla New York University Medical School, io biologa PhD e lui medico MD. Due mondi diversi, la biologa il cui sogno era imparare a conoscere gli oncogeni causa dei tumori e il medico, abituato a vedere pazienti oncologici, con il sogno di scoprire la causa genetica della malattia.

Lo dice l’ISTAT e lo conferma la scienza, la crescita dell’aspettativa di vita è ormai un dato certo. Tra il 1840 e il 2014, la vita media dell’uomo è quasi raddoppiata, solo tra il 1980 e il 2015 abbiamo guadagnato 10 anni. Siamo giunti a questi risultati grazie all’aumento delle conoscenze scientifiche sulle cause di molte malattie e il conseguente perfezionamento delle cure, determinando la diminuzione dei tassi di mortalità di malattie come quelle infettive, nutrizionali, diminuiti anche i decessi materni e infantili. La conseguenza diretta dell’aumento della vita media ha prodotto però un incremento della frequenza delle malattie associate all’invecchiamento (malattie cardiache, ictus, cancro, diabete, malattie polmonari croniche, malattie neurodegenerative).
Alcuni numeri: Nel Regno Unito la sopravvivenza al cancro negli ultimi 40 anni è raddoppiata, solo negli ultimi 10 anni i tassi di mortalità per tutti i tumori sono diminuiti del 14%, mentre sono aumentati i tassi di incidenza per tutti i tumori. Ne deriva che sono significativamente aumentati gli anni vissuti con disabilità, aumentati in maniera progressiva dal 1990-2015. Uno studio pubblicato ad ottobre 2016 sulla rivista scientifica Lancet, affronta l’argomento delle “epidemie” di malattie dovute all’invecchiamento, con il conseguente “onere globale”, paradossalmente dovuto proprio al perfezionamento dei trattamenti terapeutici oggi a disposizione per combattere le malattie associate all’invecchiamento. L’aumento del rapporto salute/persone ammalate pone un problema molto grande circa la sostenibilità economica della spesa sanitaria, per questo l’obiettivo per i prossimi decenni non può che guardare ad un “invecchiamento senza malattie”: Aumentare il tasso di guarigione, attraverso una medicina di precisione in grado di personalizzare le cure, ritardare l’invecchiamento e le malattie associate ad esso, migliorare le conoscenze sulla Genetica dell’invecchiamento. Tale fenomeno è di particolare rilevanza nei paesi economicamente sviluppati, perchè se da un lato l’aumentata disponibilità alimentare ed igienica hanno ridotto le patologie infettive, si è osservato un drammatico incremento di patologia di origine metabolica, dovute all’esposizione giornaliera ad una dieta caratterizzata da un eccesso calorico.
Per centrare questi risultati, una delle armi che abbiamo è quella di intensificare la Ricerca scientifica per migliorare la comprensione del rapporto (certo) tra nutrizione e salute, connessione confermata da numerosi studi epidemiologici. A tal fine si è sviluppata una recente branca della ricerca bio-medica, la Nutrigenomica, la scienza medica che studia come il cibo interagisce con i nostri geni, raccogliendo ed elaborando dati sperimentali, creando ordine tra loro, per evidenziare le correlazioni esistenti. L’impulso e lo sviluppo della Nutrigenomica è testimoniata dal notevole numero di pubblicazioni scientifiche (ad oggi 34.833) che certificano le interazioni esistenti tra cibo e cancro, e come quello che mangiamo ha effetti sui nostri geni, sul nostro DNA. Per questi motivi, oltre lo sforzo che la comunità scientifica deve fare per interpretare i risultati, appare necessario intervenire anche con un’opera di divulgazione più capillare, evidentemente oltre la comunità scientifica, cercando di promuovere un cambio di stile di vita e delle abitudini alimentari della popolazione.

Cosa si può fare per una vita salutare?

Il WCRF (World Cancer Research Forum) nelle relazioni che vanno dal 1997-2007 segnala 10 raccomandazioni:

Evitare il cibo che favorisce il cancro:
Limitare alcool (1 bicchiere di vino per donna, 2 per uomo)
Limitare la carne rossa (max 500 gr/settimana)
Limitare la carne lavorata (affumicata, salata)
Privilegiare alimenti protettivi per il cancro (verdure)
Evitare il sovrappeso e l’obesità
Mantenere il peso normale
Attività fisica (30 minuti/giorno)
Non consumare bevande ad alto contenuto energico (bevande contenenti zucchero)
Queste indicazioni, pur apparendo relativamente semplici, non sono minimamente percepite nel loro insieme.


Epidemia di obesità e malattie metaboliche associate

Non vi sono prove che si ‘nasce’ obesi, è l’ambiente, inteso come somma tra comportamento e stimoli ambientali, a produrre le alterazione genetiche, fenomeno oggi definito Epigenetica. L’Epigenetica è quella branca delle scienze biologiche che studia le variazioni geniche NON dovute all’eredità ma fortemente influenzate dalle proprie esperienze di comportamento tra i quali l’alimentazione e l’ambiente.

Per fare un esempio, la proteina chiamata LSD1 è stata identificata quale modellatore della “cromatina”, la struttura in cui i nostri GENI si impacchettano nel DNA. Questa proteina definita fattore EPIGENETICO, è in grado di modulare l’espressione di molti geni, alcuni dei quali coinvolti nella genesi di tumori. Solo recentemente si è messo in luce che la stessa proteina può influenzare le nostre cellule adipose inibendo o attivando l’espressione di geni che contengono informazioni per gli adipociti del grasso bianco o bruno e agendo come regolatore importante del metabolismo globale.
(Credit: Philippe Florant – Leggi di più: https://phys.org/news/2016-10-fat-cells.html#jCp)

Questo unico esempio fatto tra i tanti, ci fa capire come le nostre conoscenze guadagnate in tanti anni di ricerca si stanno rivelando utilissime per comprendere il ruolo dei regolatori epigenetici nel controllo dell’obesità aprendo la strada a innovativi farmaci in grado di influire. Studi epidemiologici hanno dimostrato che l’obesità aumenta la frequenza di insorgenza di vari tipi tumori quali il tumore del cardias (stomaco), del fegato, della colecisti, del pancreas, dell’ovaio, della tiroide, oltre che il mieloma multiplo e il meningioma. Uomini e donne sono parimenti suscettibili al rischio di cancro legato all’obesità.
I meccanismi molecolari alla base dell’associazione obesità-cancro sono molteplici e distinti per le diverse tipologie di tumore. L’obesità è di certo associata a una serie di alterazioni endocrine e del metabolismo, in particolare al metabolismo degli ormoni sessuali, dell’insulina e dell’Igf (insulin growth factor), delle adipochine (ormoni prodotti dal tessuto adiposo), oltre che all’infiammazione.
Ci sono prove certe che la perdita di peso è in grado di influenzare positivamente tutti questi meccanismi, probabilmente regolando il bilancio tra proliferazione cellulare e apoptosi, cioè la morte cellulare programmata. Sulla base degli studi a oggi disponibili, concludono gli esperti dell’ AIRC, stare attenti al peso riduce il rischio di sviluppare la maggior parte dei tumori. Studi di modelli animali hanno confermano che perdere peso ha un effetto protettivo contro i tumori.
Negli Usa, nazione caratterizzata da una spiccata iper-alimentazione, si osserva una notevole incidenza dell’obesità che si correla ad un incremento del rischio di tumori, soprattutto in alcune fasce di popolazione, come ad esempio gli afro-americani. Di recente si è rivista tutta la letteratura pubblicata sull’argomento, evidenziando così che anche in Europa l’obesità aumenta il rischio di cancro per un numero anche più elevato di tumori, rispetto a quanto ritenuto finora. L’importanza della nutrizione come fattore che influenza l’insorgenza di tumori ha recentemente spinto l’Istituto Europeo di Oncologia, fondato dal Prof. Veronesi, a sviluppare una nuova piattaforma sperimentale e divulgativa lo ‘SmartFoodProgramma in Scienze della Nutrizione e Comunicazione”, che coniuga lo sviluppo della ricerca scientifica sulla nutrizione umana con una accurata azione di divulgazione scientifica e prevenzione.

I meccanismi molecolari attraverso i quali l’obesità fa aumentare il rischio di cancro non sono ancora del tutto noti. Ma l’allarme obesità e cancro è diventato una certezza. E su questo, tutti gli oncologi sono d’accordo. E’ opportuno sottolineare che le buone abitudini vanno prese da bambini e in Italia purtroppo l’obesità infantile è un grande problema e si associa spesso ad altri casi di obesità all’interno della stessa famiglia, suggerendo un evidente problema ambientale. Essere obesi fin da piccoli, porta certamente nel tempo ad alterazioni dei meccanismi biologici che favoriscono il rischio di cancro. Quindi, tutti a dieta bilanciata e possibilmente ipo-calorica come quella definita – Dieta Mediterranea– facendo in modo che questo campanello d’allarme, che è ormai una ‘campana’, suoni per tutti noi e ci induca a correggere i nostri stili di vita. Questo vale sia per chi gode di buona salute, ma anche e soprattutto per chi ha già sofferto di una patologia tumorale e corre il rischio di una recidiva. Correggere i fattori di rischio e adottare uno stile di vita sano rallenta la crescita tumorale e migliora la risposta alle terapie. E’ bene quindi fare attenzione al proprio peso in tutti i periodi della vita, ma anche e soprattutto durante una malattia come il tumore. Non è difficile. Una recente ricerca scientifica ha dimostrato che bastano 30 minuti di passeggiata veloce al giorno, 5 giorni a settimana, per ridurre il rischio di cancro della mammella del 28%. E deve essere chiaro che le faccende casalinghe o lavori di movimento non sono la stessa cosa che dedicare a se stessi 30 minuti di attività fisica al giorno, e nel contempo condurre una sana alimentazione. Un piccolo sforzo nel condurre un’alimentazione bilanciata, anche se bisogna costatare una pervasiva e ‘pressante’ presenza di suggerimenti (pubblicità) alimentari motivati in maniera determinate da finalità economiche del mercato, e non da suggerimenti per una corretta alimentazione.

No commento

Lascia risposta

*

*