Nessuno scontro a Gaza, solo mattanza

60 morti ammazzati, per Trump è" una giornata storica" per la Palestina è l’apocalisse, l’ira del Sindaco di Napoli. L’informazione tradita

Sono alle 8 e 52 di oggi 60 i morti ammazzati dall’esercito che occupa i territori di Palestina, per Trump è al contrario “una giornata storica” peggio “un grande giorno”.

Quando quest’uomo dedito alla vita dissoluta, tra feste e pornostar, scandali politici su Internet, bei vestiti e una vita dedicata solo ad accumulare, costi quel che costi successi e denari, avvertì il mondo che avrebbe spostato l’Ambasciata Americana da Tel Avviv a Gerusalemme, non era difficile immaginare che fosse una provocazione colossale che avrebbe causato morte e sangue, è successo, ma per il re degli ignoranti è “un giorno storico, un grande giorno”.

Si sa che l’America è così convinta che braccia muscolose e arsenali pieni di strumenti di morte siano la soluzione di tutti i problemi, non lo diciamo noi, lo dice la storia.

Un Paese nato grazie al supplizio e lo sterminio di grandi etnie e popoli come quello degli indiani, popoli cui oggi il mondo è orfano, per finire alle guerre in Vietnam Laos, Cambogia, Irak, Libia, guerre tutte perse e che sono servite solo a destabilizzare Paesi che comunque avevano diritto alla loro autonomia e autogoverno.

Ieri è stata una giornata surreale, le Comunità Palestinesi sparse in tutta Italia si sono organizzate per portare la loro informazione, hanno ricevuto una solidarietà popolare non come il caso avrebbe meritato.

A Napoli ad esempio in Via Toledo circa 500 Persone, tra cui anche turisti, hanno sostato qualche po’ di tempo accanto le bandiere della Palestina, poche, troppo poche per una diaspora così grande.

Il Sindaco della città di Napoli proprio qualche giorno fa su questo blog avvertiva tutti che quei territori essendo gemellati con Napoli sono anche nostri, e affermò di piangere quei morti al pari di come se fossero napoletani, auspicando che in quei territori nascano le nuove 4 giornate di napoletana memoria.

http://www.cantolibre.it/de-magistris-close-to-the-people-of-palestine/

60 ammazzati in quelli che i media mondiali definiscono scontri, ma nella realtà a Gaza non c’è nessuno scontro, gli scontri sono quelli che si combattono due eserciti, più o meno armati, a Gaza non c’è nulla di tutto questo, c’è un esercito perfettamente armato che combatte famiglie che hanno nelle loro mani solo pietre, e mentre queste armi rudimentali possono causare qualche ferita guaribile in qualche giorno di cura, l’esercito risponde con raid aerei e cannonate, gas  lacrimogeni, mitragliate e fucilate di altissima precisione, il risultato degli “scontri” è di sessanta morti, tutti e solo da una parte, ma di che scontri si parla? Tra i soldati neanche un ferito, tra i contestatori, perché di questi si tratta, 60 morti e più di duemila persone, gli ospedali sono stati costretti ad aprire delle aree esterne per potere curare i feriti, chi ha perso mani o gambe, chi gli occhi, chi è stato rovinato per sempre alle vie respiratorie o altro.

In questa carneficina c’è di tutto, a cominciare da una bimba neonata di otto mesi, a una ventina di bambini, donne, vecchi, giornalisti e  uomini illusi che la protesta possa cambiare il corso delle cose, uccisi, massacrati annientati, perché sentono che Gerusalemme, come la Storia insegna è capitale della Palestina.

La Storia, quelle con la S quella che da sempre recita che Gerusalemme è territorio di Palestina, è sempre stato così, dall’editto di Costantinopoli di Federico II alle risoluzioni Onu, e per contrastare la storia si tira in ballo la leggenda di un libro vecchio quanto il mondo dove si parla di popolo eletto e via dicendo, in che imbroglio culturale vivono i nostri fratelli di Palestina che guarda caso come gli Apache o i Cheyenne rifiutano di chiudersi in una riserva e guardare cosa accade nei loro antichi territori.

L’informazione sta svoglendo un ruolo fazioso e totalmente falso, nel presidio a Napoi, ove c’era un microfono aperto, un giovane segnalava, “scontri non ce ne sono, dire questo e affermare che  durante il nazismo fuori i ghetti o nei campi di Auschwitz c’erano scontri tra ebrei e nazisti”. Non ha torto

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