Neapolis: finalmente tutto il Museo Nazionale è liberato

Erano sei anni che non era possibile ammirare tute le meraviglie di uno dei Musei più ricchi del mondo. La sezione epigrafica superstar tra i visitatori

Dopo sei lunghi anni, al Museo Archeologico Nazionale di Napoli riprende luce la ricchissima Sezione Epigrafica, costituita da preziose iscrizioni in greco, latino, umbro, osco e nord-sabellico. Si tratta di ben trecento epigrafi, databili tra VI secolo a. C. e IV d. C., di diverso genere, provenienti da Pompei, da varie collezioni antiquarie – tra cui l’originario nucleo Farnese – nonché dai rinvenimenti in Campania e nel meridione, susseguitisi dal Settecento fino ad epoca recente.

I supporti scrittori, custoditi nel museo, sono dei più vari: si va dalle lastre bronzee alle lamine metalliche, fino ai frammenti di intonaco affrescato pompeiani. La visita prende avvio dalle Tavole di Eraclea contenenti, sulla faccia anteriore, due decreti in lingua greca di fine IV secolo a.C., invece su quella posteriore, l’iscrizione latina della LexMunicipalis del 45 a.C.

Spicca, di fronte, un gruppo di laminette d’oro, provenienti da Thurii e databili fra V secolo a.C. e II d.C., che riportano prescrizioni per il defunto che, dato il suo status di mystes – iniziato – dà il nome a queste lamine dette, appunto, “orfiche”.

L’orfismo, una delle più importanti dottrine misteriche nell’antichità, assieme a quelle eleusine, pitagoriche e dionisiache, si rileva dal tipo di testo che si legge sulle laminette funerarie: il defunto, giunto nell’Aldilà in presenza di Persefone, ricorda i travagli della vita, in cui si è reincarnato per espiare i peccati originali, e la sua liberazione e raggiunta beatitudine grazie alla pratica iniziatica.

“Vengo pura da puri, o regina degli Inferi,

Eukles e Eubuleus e altri numi divini,

Dichiaro infatti di appartenere anch’io alla vostra stirpe beata.

Ma pagai la pema per azioni non giuste.

Sia che mi domò il Destino e il celeste lanciatore di fulmini.

Ed ora supplice vengo verso la veneranda Persefone,

perché benevola mi mandi alle sedi dei puri”.

Le più antiche iscrizioni erano finalizzate a chiarire il proprietario degli oggetti su cui erano presenti, oggetti che spesso accompagnavano il possessore fin nella tomba, presentando inciso, infatti, il nome del dedicatario e della divinità a cui si offriva. Fra gli oggetti offerti compaiono armi e armature, spesso sottratte in battaglia al nemico.

Proseguendo per l’itinerario ci si trova di fronte alle epigrafi d’età imperiale, ancora una volta in lingua greca, adottata più di quella latina a Neapolis.

Oltre alle iscrizioni a carattere pubblico e funerario compaiono quelle sacre che rimandano alle divinità venerate in città: Apollo, guida dei coloni euboici in Occidente; Demetra, il cui culto è attestato sull’antica acropoli; i Dioscuri, il cui santuario si trovava nell’agorà; la sirena Partenope, la cui tomba era ancora venerata in età imperiale. A queste si aggiungono altre divinità greche ed orientali menzionate dalle iscrizioni.Degne di nota sono anche quelle dei “Sebastà”, agoni a cadenza quadriennale in onore di Augusto, istituiti nel 2 d.C. assieme ad una nuova festa religiosa in nome dell’imperatore. Le iscrizioni frammentarie di I-II secolo d.C., fra cui molte scoperte di recente presso Piazza Nicola Amore durante i lavori per la metropolitana, riportano elenchi con i nomi dei vincitori nelle gare sportive ed artistiche.

I monumenti sepolcrali, rinvenuti lungo le vie extraurbane che partivano dalle porte di Pompei, presentano diverse forme e ornamenti in relazione alle trasformazioni sociali della città campana. Un tipo architettonico ricorrente nella necropoli di Porta Ercolano, a partire dall’età augustea, è il sedile semicircolare, alle cui estremità è posta una colonna o un altare per le ceneri del defunto; o ancora la forma a edicola circolare su un podio, in cui si apre la camera sepolcrale che ci ha conservato cippi con figure antropomorfe.

Appartengono al ceto medio emergente dei liberti i committenti delle tombe a recinto della seconda metà del I secolo d.C. Queste, trovate soprattutto nella necropoli di Porta Nocera, presentano una facciata con un arco d’ingresso verso uno spazio interno in cui sono seppellite le urne dei morti, sormontate da pilastrini con la parte superiore arrotondata ad imitazione di una testa umana.

Il tour prosegue fra i marmi provenienti dall’entroterra irpino e sannita, da Pozzuoli ed a Capua, come la bella lastra del 387 d.C. rinvenuta nell’anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere. Si tratta di un calendario municipale su cui si legge un’ordinanza con data e nome delle feste politiche, familiari, rurali da celebrare durante l’anno. Qui appaiono evidenziate, più che le divinità, le funzioni delle feste, in virtù del nuovo sincretismo religioso pagano-cristiano prima della sostituzione, voluta da Teodosio nel 389, con le domeniche e le feste del culto cristiano.

Alla fine della nostra visita, ma non certo di minore importanza, si possono ammirare frammenti di muri affrescati di primo secolo provenienti da Pompei, che mostrano graffiti di vario genere, Questa inedita sezione merita una descrizione particolare che sarà svelata nella seconda parte di quest’articolo

 

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