Napoli: violata nell’anima

Napoli, la più pulita del mondo, costretta a vivere contro la sua natura, divieti e strade deserte che ne stanno mutando l’intimità, diventeremo come una città del nord?

Negli anni 90 a Sarajevo infuriava la battaglia, la città viveva un coprifuoco che cominciava alle 18, proprio come è ora da noi, era una città ingovernabile e ingovernata, non si capiva nemmeno chi comandasse e desse disposizioni, ma chiunque lo faceva aveva un suo seguito, al coprifuoco, ovvero tutti a casa, erano esenti alcune categorie, i militari, ovviamente, i medici, giornalisti e operatori tv, le farmacie restavano a turno aperte, il rischio non era un virus o un arma batteriologica, ma i cecchini che all’impazzata sparavano da tetti e finestre e il più delle volte uccidevano.

Un giorno a qualcuno venne la brillante idea di anticipare il coprifuoco alle 16, e accadde una cosa strana, per una settimana questo limite fu rispettato, poi e soprattutto i giovani si stancarono di questa agonia lenta e in barba a tutti i divieti cominciarono ad uscire, fino ad affollare la piazza centrale con musica ad alto volume, vino e cibo portato da casa, e ascoltando e ballando in parte le canzoni del gruppo irlandese dei U2 idoli dei teen ageer di città.

Fu un atto di ribellione, su un muro c’era una scritta “Sarajevo non muore, uccideteci con le armi ma non con i divieti”.

Non c’è analogia ma nella città partenopea, quegli happening che si svolgono da balconi e terrazze gridano la rabbia di una città violata, umiliata, non solo nel coprifuoco, ma dai divieti che ne tagliano l’identità di noi napoletani.

Napoli:  anni fa, ai tempi del colera Domenico Rea pubblicò un articolo intitolato “la più pulita del mondo” lo dovette fare, perché in quei giorni la nostra città era offesa dalle pagine di tutti i giornali del nord, tutti, da quelli intellettuali come il Corriere a quelli di città come il Resto del Carlino, uno di questi fogli di carta da wc scrisse “Napoli se la è cercata” e parlava della nostra atavica sporcizia e sudiciume in cui versava la nostra città e abitanti, da quì quel capolavoro di lettere di Domenico Rea, “la più pulita del mondo” ed è vero, donne che sin dal mattino gettano e disinfettano con litri di acqua e sapone il vicolo su cui si affaccia il loro basso, i cestini dei rifiuti sempre stracolmi, i commercianti che puliscono fuori bottega come fosse in casa, i panni stesi e disinfettati, la pulizia personale che ha fatto si che il partenopeo risultasse l’individuo più profumato del paese, acqua consumata a litri, per la disperazione dell’ABC.

Il calcio che ha sempre esasperato i toni…a Napoli nessuna squadra voleva venire a giocare, si offrì solo il Genoa e in quei giorni nacque una spontanea simpatia tra i tifosi delle due squadre che durò, attraverso un gemellaggio, per quasi 50 anni, mentre in tutte le altre città la nostra squadra veniva accolta da epiteti e insulti vergognosi.

Napoli città d’amore recitava de Crescenzo, città violata perché nel nostro DNA ci sono ad ogni incontro, abbracci, baci, sorrisi, pacche sulle spalle e una forte fisicità, per uno di noi non toccarsi è un grande sacrificio, forse il più duro. Passi il fatto di stare a casa e avere paura di ricevere ospiti, ma incontrasi in strada con amici e conoscenti, stare a distanza con le mani in tasca, guardarsi da lontano, è per noi una violenza e un sacrificio immane.

Son belli i balconi che puntualmente alle diciotto si affollano, grazie anche a questa beffarda primavera, che puoi solo vedere e non godere, ma è anche vero che sarebbe interessante che dai balconi qualcuno si chiedesse anche perché e come si è arrivati a tutto questo, una Sanità che è stata smantellata, e ironia della sorte i soldi tolti alla Sanità sono pari pari passati alle Forze Armate, pianeta che deve difenderci da nemici che ormai esistono solo nella testa di affaristi, produttori di armi e folli generali che dell’ordine e la difesa dei confini ne fanno una bandiera logora avvilita.

Povera Napoli, città accogliente e festaiola privata dei suoi saldi principi, sorrisi, abbracci, buffetti e tanto amore, che sta facendo di tutto per non diventare fredda come una cittadina del nord, Napoli senza bar, ristoranti e un’economia che sta dilapidando anni e anni di lavoro e sacrifici, Napoli, le sue piazze piene,gli artisti di strada e la cultura annientata, e a poco possono servire dirette fb e concerti via web, a Napoli piace il contatto, è la sua natura, il resto sono chiacchiere da bar, che ora sono anche con la saracinesca abbassata.

La sensazione che tutto questo possa un giorno finire per svilimento è forte, perché per dirla come noi “nun c ha facimm chiù!” e improvvisamente accada quel che accadde a Sarajevo. Un giorno tutti in strada e che Dio ci aiuti.

I governanti si preoccupano troppo di difendere la patria da nemici che non si sa bene dove siano e che essi stesso stanno costruendo, ieri Bin Laden, oggi l’Isis, ma non si stanno preoccupando che la battaglia più difficile di questo secolo è il diritto alla salute

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