Napoli: Venerdì di mille emozioni

Le corde della città hanno vibrato a lungo su tanti temi apparentemente diversi tra di loro ma tutti coinvolgenti, il pianto e la rabbia, il dolore e la solidarietà per finire alla festa

Spesso sentiamo parlare di Paese, il paese ha come tutte le comunità tanti difetti e pregi.

D61_5372aIl Paese è un composto di anime ove si conoscono tutti e dove insieme cercano di vivere al meglio le loro possibilità, e Napoli, città che sfiora i due milioni di abitanti con i suoi sobborghi più stretti, sta dimostrando che è capace di vestirsi da metropoli a paese con tutte le sue virtù.

La giornata della città è cominciata alle sette del mattino nella chiesa di San Vincenzo alla Sanità, con i funerali di Gennaro Cesarano, per gli amici Genny.

Il ragazzo, poco più che diciassettenne è stato ucciso per mano della camorra il 5 Settembre. All’omelia grande partecipazione di pubblico con tutti i ragazzi del quartiere vestiti con una t shirt bianca come distintivo dell’innocenza.

A officiare la cerimonia Padre Zanotelli, il prete  missionario italiano della comunità missionaria dei Comboniani.

D61_5413aIntorno al funerale dell’ennesima vittima innocente in città mette in mostra un volto umano e triste per la perdita di un suo giovane figlio, una vita piena di promesse e belle intenzioni spezzata in una notte che i malavitosi vorrebbero come proprio territorio, mentre la città ha preso sempre più il gusto di vivere 24 ore il giorno, non lasciando né spazi né territori a nessuno.

Dalla chiesa della Sanità partono parole e iniziative di fuoco sia da Alex Zanotelli sia dal parroco Don Antonio Loffredouna città spaccata, bella e ‘malamente’, quella della Sanità, del rione Traiano, di Scampia e quella del Vomero“. E ancora “Quanto sangue si è versato in questi giorni” poi, rincarando la dose “e anche le nostre mani grondano di questo sangue. Tutti, Chiesa compresa, dobbiamo assumerci le nostre responsabilità“. Anche qualche attimo di tensione quando un ragazzo strappa uno striscione anticamorra dalle Mani della Presidentessa della terza Municipalità Giuliana Di Sarno, poi lo stesso Zanotelli smorza l’inizio di qualsiasi polemica, “il ragazzo che le ha strappato lo striscione di mano non sapeva né che lei avesse ruolo istituzionale, né cosa ci fosse scritto sullo stesso. Si era d’accordo che in chiesa ci sarebbe stato solo uno striscione preparato dagli amici e i familiari del povero Genny, tutto questo per non far diventare la canonica come una curva di stadio”.

D61_5472aIl pomeriggio alle 17 invece va di scena la solidarietà e la pietà, la Marcia delle donne e degli uomini scalzi, promossa da Amnesty International e che contemporaneamente si è svolta in 61 città del mondo, la primogenitura spetta a quella di Venezia, partorita da un’idea del regista documentarista Andrea Serge.

Una fiumana di quasi cinquemila persone si è snodata da Piazza del Plebiscito fino al mare antistante il tratto di Castel dell’Ovo, gonfiando così la strada del quartiere di Santa Lucia. La manifestazione ricalca lo stile dei funerali del mare.

Ogni partecipante era scalzo e aveva tra le mani un fiore che poi avrebbe gettato nel mare insieme con gli altri.

Il Sindaco Luigi de Magistris dalla sua finestra ha visto il mare pieno di fiori e ha ammesso di avere provato tristezza e commozione, “non sono potuto intervenire in prima persona perché gli impegni sono stati davvero tanti, ma sono soddisfatto sia per la riuscita della manifestazione, sia per il cuore che i napoletani hanno mostrato di avere in quest’occasione, così come pure la mattina ai funerali della Sanità” così ci ha dichiarato a sera a margine della manifestazione della Notte della Taranta.

Nella marcia spiccavano i volti di coloro che per un motivo o un altro sono riusciti ad arrivare in Italia e a inserirsi nella comunità partenopea.

D61_5430aAlcuni nigeriani ci hanno detto che non è giusto accogliere solo i siriani e gli abitanti di Paesi dichiaratamente in guerra, “in Nigeria ci sono conflitti ogni giorno, bande ed etnie in perenne guerra tra di loro, come si fa a dire che in Nigeria non ci sia la guerra? Chiunque arriva in Europa proviene da una guerra; di confine, religione appartenenza a etnie diverse, ci auguriamo che l’Italia apra a tutti i suoi confini, non solo ai siriani“.

Roberto Valestra, attivista, attento osservatore delle dinamiche sociali e di integrazione, avverte “attenzione agli entusiasmi facili. Tutto quest’interesse per il popolo siriano mi dà l’idea di una prova generale per l’inizio dei bombardamenti in quel Paese, si stanno per aprire ulteriori e irrisolvibili fronti di guerra”.

I manifestanti impegnano il perimetro di strada che porta all’ingresso del Castello dell’Ovo, caro a Virgilio, e al Borgo Marinaro; l’unico neo, l’amministrazione ben sapendo della manifestazione e del suo obiettivo avrebbe potuto organizzare, o meglio garantire il servizio di sicurezza, dei vigili urbani al varco d’ingresso del castello per impedire ai residenti e ai fornitori dei ristoranti il carico e scarico. La fiumana umana ha sostato tra automobili che strombazzavano forte i clacson per chiedere ai manifestanti di lasciare libero il passaggio, è un neo, ma invadente.

La sera, invece, è stata l’ora della trasformazione e la metropoli si è travestita da paese, riversandosi alla rotonda Diaz per la “Notte della Tammorra”.

Almeno centomila i partecipanti, persone di tutte le età che si divertivano al canto e ballo delle più popolari delle musiche, la tatanta. Un percorso modello sagra, offre a chi può di tutto, dalle mozzarelle e fior di latte di Agerola alle salsicce alla brace.

Si è cantato e ballato sino alle prime luci dell’alba, a mezzanotte c’era ancora chi arrivava, Il Sindaco e l’Assessore alla Cultura, Daniele, passeggiavano tranquillamente tra i cittadini lasciandosi fotografare e che mai come ieri sera apparivano felici, rilassati dalla lunga e calda estate che sta lasciando il respiro alla città dopo giorni invivibili.  Stasera e domani sera si replica.

L’emozione era quella di vedere tante famiglie e persone che si incontravano, che parlavano, che si abbracciavano e ballavano al ritmo dei tanti gruppi venuti dal Sud, particolarmente incisiva l’esibizione della “BanDarotta Bagnoli”, che ha coinvolto il pubblico in entusiasmanti balli, cornice a una musica potente con testi dirompenti ove si narra la vita e gli interessi speculativi che ruotano intorno al quartiere flegreo.

Questo ha fatto venire in mente la realtà del paese, a volte si parla male della qualità della vita nei paesi, ma invece ieri se ne sono viste ed apprezzate tutte le caratteristiche positive; il Sindaco che dialoga con i cittadini tra un bicchiere di vino e un selfie, le persone che sedute al tavolo parlavano, le donne mamme figli e nipoti che insieme ballavano, altri che preferivano vedere e stare soli. Perché l’aspetto più bello del paese è la condivisione e l’amicizia, mica facile riuscire a fare ciò in una metropoli

Vincenza Muto

Appassionata di politica e comunicazione, antifascista e militante in diversi collettivi durante gli anni trascorsi alla facoltà di sociologia, mi sono sempre dedicata a tematiche sociali. Mi sono impegnata nelle battaglie per l’acqua pubblica, nella difesa della scuola pubblica, ho lottato per difendere l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per i diritti civili e per l'autodeterminazione delle donne e in generale lotto per la difesa dei diritti della fasce più deboli della società.
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