Napoli: Piazza Plebiscito 27 gennaio 2012.

27 gennaio 2012. Accanto al vagone ferroviario della deportazione. La Mostra “L’impossibile oblio” sui campi di sterminio nazisti

Scritto da Vittorio De Asmundis

In Piazza Plebiscito 27 gennaio 2012. C’è a Napoli, da 51 anni, una coppia “storica” formata da me e dalla mia compagna Mariapaola Ghezzi. Negli ultimi 20 anni ci siamo dedicati alla “memoria” e abbiamo prodotto alcune mostre con notevoli successi.

Ricordo quella sulla shoah dei bambini “C’era una volta… e speriamo mai più”, esposta a Castel dell’Ovo e in tante scuole in tutta Italia, “Finalmente liberi”, patrocinata dall’Anpi, sulle Quattro Giornate di Napoli, e quella di cui vi scrivo “L’impossibile oblio”, con la riproduzione delle foto di Michael Kenna dai campi di sterminio nazisti.

Per allestire la Mostra avevamo contattato la Quinta Municipalità di Napoli tramite la sua assessora alla Cultura. La Comunità Ebraica avrebbe esposto il “vagone ferroviario” della deportazione e, tutto intorno, ci sarebbero stati i pannelli della Mostra. Ma, nei primi giorni di gennaio di quell’anno, il 2012, la Municipalità, forse per mancanza di soldi, si tirò fuori. Noi, Vittorio e Mariapaola, rimanemmo appesi con quattromila euro da spendere e con un impegno preso e un lavoro forse sprecato.

Avemmo solo un attimo di smarrimento, non di più. Le difficoltà ci fanno arrabbiare ma ci fortificano. Ci mettemmo a telefono e cinquantanni di militanza politica volontaria dettero i loro frutti. In poche ore trovammo i soldi e ci piace ancora ringraziare i donatori: Gianfranco Moscati, Giulia Matacena, Giuseppe Aragno, Aristide Donadio, Anna Maria Laville, Mario De Simone, la Famiglia Levi, la Camera del Lavoro Metropolitana di Napoli, la Segreteria Regionale CGIL di Napoli, la Segreteria Provinciale FLC-CGIL di Napoli, la Fondazione Di Trapani, le insegnanti della Scuola Materna Sergio De Simone di Materdei, il Comitato Claudio Miccoli, l’Arci Donna, l’Associazione Maddalena Cerasuolo, l’Associazione di Volontariato Maddalena, e l’EIP Italia. E soprattutto il nostro grande amico e compagno Luciano Pedicini per il suo progetto grafico, realizzato a tambur battente.

Per una intera settimana, con al centro il 27 gennaio, i 21 pannelli della mostra, messi tutti intorno al vagone ferroviario della deportazione, venivano montati alle ore 8 di mattina e tolti alle ore 19 della sera, tutti i giorni, e furono circondati da migliaia di visitatori, decine e decine di scuole, perfino dal Sindaco de Magistris e i suoi assessori alle prime battute di governo, riscuotendo un notevole interesse e fortissime incazzature di fascisti e di simpatizzanti nazisti.

Mi piace ricordare che i pannelli venivano conservati ogni notte in certi locali della vicina Prefettura. Una delle mattine, alla messa in posa, ci accorgemmo che erano stati rubati 3 pannelli, quelli delle “camere a gas”, dei “forni crematori” e dei “camini e ceneri”. Abbiamo ricevuto le scuse dal Prefetto ma, in poche ore, i pannelli mancanti, a nostre spese, furono riprodotti e di nuovo esposti. Ma cosa c’è sui pannelli della Mostra?

Al centro, molto grande, una foto, o più di una, del celebre fotografo Michael Kenna, che aveva voluto visitare i campi di sterminio nazisti 50 anni dopo la loro liberazione. Foto in bianco e nero, terribili e spaventose nella loro assoluta crudeltà.

Ogni pannello ha una scheda chiarificatrice e un “commento emozionale”, cioè una sicura pagina di storia e un grido di dolore scritto e urlato da una piccola vittima. E, ricordando che la Mostra, in un dischetto, è a disposizione di tutti quelli che la vogliono presentare, riporto alcune delle “emozioni”.

Vagone ferroviario: Sul treno / che mi trascina, / le unghie strappate / e i denti rotti, i cani / che mi assediano, le catene / che sbattono sulle fiancate, / e i mille sassi aguzzi / nelle tempie, / sono sfinita, lercia, mezza / cancellata… / Non c’è né acqua né luce / (ma posso farne a meno). / Non c’è nemmeno un secchio. Birkenau: Sto nuda / davanti a voi in divisa / per le selezioni. Cerco / di non pensare / al mio dolore al fianco, / alle vesciche ai piedi, / al freddo… Faccio / l’indifferente, guardo / lontano, oltre / quegli alberi, oltre / quel muro, oltre / quell’azzurro… Mi urlano / di ANDARE SULLA DESTRA. / Oggi / non muoio. Fili spinati: Chi sei tu / che mi spogli, quasi / strappandomi la pelle, / mi strazi / con le dita callose, / mi afferri, mi scaraventi / a terra, mi riprendi / peggio di un animale? / Potrei provare / compassione per te, così privo / di amore, ma mi stai / ferocemente massacrando / a morsi, con gli scarponi / chiodati, con la pistola / che mi preme su un fianco, / col tuo / peso che schiaccia. / Non ti fermi neppure / al sangue / che mi vomito addosso. La scala della morte: Hai rubato / la mia treccina bionda / e l’hai messa nel mucchio. / Poi mi hai chiesto / se avessi un dente d’oro. / Hai rubato / i miei occhialini, i vestiti, / e mi hai annusato la pelle. / Che posso darti ancora? / Mi hai risposto / dopo, dopo il lavoro… / E mi hai lasciato qui, sola, / senza i capelli, nuda. / Avevo nove anni / qualche minuto fa. Camere a gas: Nella stanza / delle docce / siamo in tanti. / Ci hanno chiusi / in attesa / dell’acqua. / Siamo stretti / gli uni agli altri / sconosciuti. / Nel ribrezzo / dei corpi / ci scansiamo. /Ho la pelle / aggrinzita / bianca e sudicia. / Ho le mani / di ghiaccio / che si spaccano. / Nel silenzio / si è spenta / la luce.

 

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