Napoli: la sirena Partenope ha il profilo di Capri

Le origini della nostra città affondano le radici in un terreno ricco di storia antica mista a favole e leggende

L’appellativo stesso dei cittadini di Napoli, detti “partenopei”, rimanda ad un mito che si lega direttamente all’Odissea cantata da Omero.

Il mitico poeta, infatti, racconta che Ulisse, per sottrarsi alla seduzione delle sirene, mostri marini aviformicontro cui era stato avvertito dalla maga Circe, si fece legare all’albero maestro della nave e fece otturare con tappi di cera le orecchie ai suoi marinai.

L’eroe ebbe così la possibilità di ascoltare il mortale canto delle sirene e,senza pericolo, di conoscere le loro irresistibili armi seduttive, basate non sul sesso, ma sulle lusinghe di una conoscenza sconfinata che il loro canto offriva.

In tal modo Ulisse, costeggiando la loro patria, un’isoletta situata di fronte alla penisola sorrentina, riuscì a evitare il grave pericolo che si celava dietro quella attraente tentazione. Si narra, poi, che Partenope, una delle sirene rifiutate, per il dolore si uccise annegandosi. Le sue spoglie, trovate dai primi cittadini di Napoli, furono raccolte presso l’isola di Megaride, dove oggi si staglia Castel dell’Ovo.

Napoli, quindi, prenderebbe il nome proprio dal sacrificio di una sirena, personaggio favoloso dalla storia antica e interessante. La nostra immaginazione associa immediatamente la sirena ad un essere metà donna e metà pesce, dai fluenti capelli rossi nella versione disneyana,invece, nei tempi più remoti, non fu sempre così. Il mito di ibridi per metà umani e per metà pesci si riscontra in tutte le culture, ma in Europa ha subito innumerevoli cambiamenti, oltreché simbolici, soprattutto nell’aspetto. Nel poema omerico si legge, in effetti, di questi mostri marini, ma non c’è traccia di alcuna descrizione. Infatti, l’antichità classica conobbe, sotto il nome di Sirena, una creatura con il corpo di uccello e con la testa di donna, nota già nell’arte funeraria egiziana, dove simboleggia l’anima distaccata dal corpo.

Nel Medioevo, però, questo mostro simile all’Arpia acquisì la coda di pesce al posto delle ali, come si può leggere nel Liber monstrorum, scritto nell’Inghilterra anglosassone di VIII secolo d. C. circa.

«Le sirene sono fanciulle marine che ingannano i naviganti con il loro bellissimo aspetto ed

allettandoli col canto; e dal capo fino all’ombelico hanno corpo di vergine e sono in tutto

simili alla specie umana; ma hanno squamose code di pesce che celano sempre nei gorghi»

Per la prima volta, dunque, in epoca medievale, la sirena viene associata al mostro marino a noi ben noto. Non sappiamo perché avvenne questo cambiamento di forma, ma sicuramente non fu repentino, dal momento che per molto tempo i due tipi convissero e a volte si sovrapposero: in molte rappresentazioni artistiche la sirena ha le ali e i piedi degli uccelli, ma anche la coda di pesce, oppure la barba, piedi umani e coda di pesce assieme.

La trasformazione non interessò solo l’aspetto, ma anche il significato simbolico: le sirene vennero associate alla lussuria, alla peccaminosa sensualità femminile. Dalla seduzione intellettuale nell’antichità, si passò alla tentazione dei sensi della sirena medievale, rappresentata, infatti, di bell’aspetto, a volte con uno specchio, simbolo della vanità.

Lo stesso mito di Ulisse venne stravolto: il suo viaggio diventa un allegorico pellegrinaggio per la vita terrena verso la vita eterna; la sua nave è la Chiesa, dotata dell’albero-Croce a cui bisogna essere legati; le lusinghe delle sirene richiamano al piacere mondano e alle eresie.

Leggende e simboli mescolate tra loro si nascondono dietro questo personaggio dai mille volti, di cui uno, quello di Partenope, si può vedere entro il golfo della nostra città, con un po’ di immaginazione, nel profilo dell’isola di Capri.

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