Napoli: Illuminismo e libertà di pensiero chiuso negli scatoloni

La scomparsa dell'Istituto italiano degli studi filosofici è un genocidio culturale, pulizia etnica intellettuale di liberi pensatori, le cui radici sono profonde e vengono da lontano

Il 12 Agosto alcuni cittadini, associazioni e rappresentanti delle istituzioni hanno animato una manifestazione a sostegno dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, ancora in attesa di entrare in possesso della nuova sede.

Si sono ritrovati in Piazza S. Maria degli Angeli al civico 1 a Napoli, proprio sotto il balcone dell’appartamento destinato alla nuova sede. Si tratta dell’ex sede del CONI, che la Regione Campania di Bassolino, con una vecchia delibera di G.R. n. 6039/01, aveva acquistato, con fondi europei e destinato a sede stabile della Biblioteca. L ’ex Consigliere comunale Antonio Luongo, uno dei principali promotori della manifestazione, nonostante la mattinata di forte vento, è salito su una scala ed ha affisso al balcone dell’appartamento uno striscione come simbolica occupazione, intendendo così sollecitare le Istituzioni preposte e, in particolare, la Regione Campania e la Soprintendenza per i beni architettonici, paesaggistici, storici, artistici e etnoantropologici, che da oltre un anno deve rilasciare il parere necessario per dare corso ai lavori di ristrutturazione all’appartamento.

MarottaIl piccolo ma appassionato drappello di cittadini è stato capitanato dallo stesso Avv. Gerardo Marotta, novantenne storico Presidente dell’Istituto, e dalla sempre attivissima vice Sindaco della Città Metropolitana di Napoli Avv. Elena Coccia, una delle punte di diamante dell’attuale amministrazione comunale, al suo impegno si deve molto dell’innegabile e ormai consolidato rilancio turistico di Napoli. Grazie alla sua carica di Vice Sindaco metropolitano, e in forza della delega UNESCO e non solo, spesso anche senza esposizione mediatica, ha svolto un intenso lavorio che ha concorso non poco al rilancio dell’immagine della città, riportandola nelle principali fiere internazionali del turismo, da dove la città era assente da decenni. In perfetta coerenza quindi con il suo impegno politico e formazione culturale, è in prima fila nella difesa dell’istituto, come una delle eccellenze di Napoli, per il suo contribuito alla internazionalizzazione della città. I cittadini chiedono lo sblocco di una situazione diventata paradossale, la sede aspetta la ristrutturazione da 15 anni, nonostante i fondi siano stati stanziati, poi congelati da Caldoro, mentre crescono i canoni di affitto arretrati, da corrispondere ai proprietari dei capannoni dove sono messi ad ammuffire un patrimonio di libri preziosissimo, tra i quali alcuni testi rarissimi come gli originali di Giordano Bruno e Gianbattista Vico, oltre ad accrescere l’esposizione debitoria dell’istituto.

Marotta3 Un istituto che rischia la sparizione e che l’Unesco definì “istituzione culturale d’eccellenza, senza alcun paragone al mondo”. Nel 1993 in un suo rapporto l’Unesco sottolineava: “L’Istituto organizza corsi e colloqui ovunque nell’Europa occidentale, pubblica opere in sei lingue, antiche e moderne, contribuendo a fare della sua città una vera capitale culturale”
Lo stesso Consiglio Comunale di Napoli, con una delibera proposta sempre dall’ex Consigliere Luongo e dal Vice Sindaco Metropolitano Elena Coccia, in forza di una raccolta di oltre 10.000 mila firme di cittadini tra quelli residenti solo nel Comune di Napoli, l’8 Aprile 2014 deliberò l’inserimento dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e la sua Biblioteca tra i «beni comuni della città di Napoli di rilievo nazionale e internazionale».
La delibera fu approvata all’unanimità insieme con un ordine del giorno che proponeva al Presidente della Repubblica la nomina dell’avv. Gerardo Marotta a senatore a vita.

Il Presidente dell’istituto, Gerardo Marotta, ebbe già modo di paragonare l’abbandono dell’istituto da parte delle istituzioni, al “genocidio culturale” del 1799 quando a Napoli vi fu «una pulizia etnica di intellettuali, liberi pensatori, uomini e donne di cultura» .

La Biblioteca, una collezione di trecentomila volumi di filosofia, ma anche di storia, arte, scienze, architettura, urbanistica, messa insieme da Gerardo Marotta in mezzo secolo di ricerche presso antiquari in tutta Europa, costata il suo intero patrimonio personale e familiare, oltre ad una forte esposizione debitoria, rappresenta il cuore pulsante dell’Istituto fondato  in seguito all’appello di un gruppo di studiosi costituito da Enrico Cerulli, Presidente dell’Accademia dei Lincei, di Giovanni Pugliese Carratelli, direttore della Scuola Normale di Pisa, e di Elena Croce, figlia di Benedetto Croce. Era il 1975 e da allora l’Istituto è diventato un punto di riferimento culturale in Italia e in Europa, promotore della filosofia, delle arti e delle scienze.
Marotta allontanatosi dalla vita politica e culturale facendo ormai solo l’avvocato di successo, ha raccontato come allora Elena Croce  e gli altri riuscirono a convincerlo ad intraprendere questa avventura, portando uno scritto del  Filosofo Benedetto Croce:
“Quando le forze barbare prendono il sopravvento e distruggono le biblioteche e i grandi monumenti, gli uomini, vedendosi privati delle risorse per continuare le loro opere, devono rassegnarsi alla morte”.

marotta2Libri serviti negli anni a migliaia di studenti, borsisti, dottorandi e ricercatori di tutto il mondo, utili per le loro ricerche, introvabili perfino nelle biblioteche universitarie. Fu il filosofo francese Paul Ricoeur a dire che l’istituto “anticipava l’integrazione culturale dell’Europa”, in quel settecentesco Palazzo di Via Monte di Dio è passato il gotha dell’umanesimo europeo del 900, giusto per citare qualche nome, Karl Popper e, più di recente, Vittorio Hosle, e cioè il consulente filosofico di Papa Francesco.

Negli anni l’Istituto ha subito tagli selvaggi ai finanziamenti pubblici assicurati da Carlo Azeglio Ciampi con l’8 per mille, tagliati dal ministro della famosa frase: “con la Cultura non si mangia”, Giulio Tremonti, mentre per Città della Scienza, distrutta da un incendio il 4 Marzo 20013 (aspettiamo ancora colpevoli e mandanti) sono stati stanziati 90 milioni di euro di finanziamenti statali, all’istituto per salvarsi ne basterebbe forse un centesimo. Subendo perfino l’umiliazione dello sfratto da Palazzo di Serra del Cassano, da quelle sale che furono luogo di riunioni dei Giacobini, dove gli intellettuali napoletani giurarono fedeltà alla Repubblica Napoletana, dando vita al nuovo governo, con l`opposizione dei lazzari, la plebe del Regno.La mancanza di una sede, come quella di fondi, costringe a chiudere i libri negli scatoloni, lasciandoli ammuffire in depositi vari, sparsi in città e provincia, con il risultato di avere i libri non fruibili il che equivale a quelli che un tempo venivano bruciati sui roghi. La Politica da sempre vede nella cultura un ostacolo da abbattere, essendo più difficile governare un popolo di pensatori liberi.
Sono in molti ad essere convinti che le pene dell’istituto sono dovute più a ragioni politiche che economiche. Gerardo Marotta, un illuminista innamorato (sue testuali parole) delle ragioni della Rivoluzione napoletana del 1799, rappresenta un simbolo forte di resistenza etica e morale, fu inoltre uno dei “giovanotti” del “Gruppo Gramsci” fondato da Guido Piegari negli anni 50 a Napoli, un gruppo di intellettuali e studenti “eretici”, disubbidienti all’ortodossia del PCI napoletano del dopoguerra, interni al PCI ma poco “organici”, contrapposti alla “fazione vincente” degli Amendola e dei Giorgio Napolitano, che invece furono fedeli baluardi della linea stalinista del PCI nel dopoguerra napoletano, arroccato in una visione “provinciale” della lettura dei problemi che attraversano una città in forte decadenza in quegli anni, tutta interna alla irrisolta questione meridionale, rifiutando una più ampia visione internazionalista, compresa l’incidenza della presenza della sesta flotta americana a Napoli. 

Marotta CopEspulsi dal partito per la loro passione allo studio e per aver preferito da sempre il metodo scientifico e l’approfondimento dei fenomeni attraverso rigorosi e multidisciplinari seminari, sempre con particolare attenzione per quei valori illuministici e di modernità soffocati dopo il fallimento della rivoluzione del 1799. Espulsi, e qualcuno dichiarato addirittura pazzo, per la loro scarsa inclinazione all’omologazione al pensiero unico imposto dalla linea politica del PCI di quegli anni. Insieme a Renato Caccioppoli, Raffaele La Capria, Patroni Griffi, Ghirelli, Ermanno Rea e tanti altri, negli anni 50 rappresentarono l’altra Napoli, una generazione forse irripetibile di intellettuali di sinistra mai “organici”, “comunisti con il tic della democrazia”, come recita una frase che lo scrittore Ermanno Rea attribuisce a Maurizio Valenzi, e forse anche per questo costretti ad abbandonare la città uno dopo l’altro, una grande emigrazione intellettuale, oltre a quella operaia, che generò il miracolo economico degli anni Sessanta, svuotando il Sud delle sue intelligenze.

Gerardo Marotta invece è rimasto, e con il suo istituto ha coronato un sogno, rappresentando negli anni un monumento al libero pensiero filosofico, a quell’illuminismo napoletano che ritiene ancora oggi “utile” per sconfiggere la dittatura esercitata dall’economia, perché è la filosofia a guidare da sempre le scelte politiche imponendo ad essa continue domande, convinto che il confinamento di essa, ormai solo nei licei, è stata una scelta politica non casuale. L’istituto non ha mai ammainato la bandiera della coerenza, arrivando fino al punto di dire NO al Presidente della repubblica Francesco Cossiga, quando voleva riaprire il portone del palazzo Serra di Cassano, chiuso dal 20 giugno 1799 quando il rivoluzionario Gennaro Serra di Cassano a 27 anni fu trascinato via da quella porta per essere decapitato in piazza Mercato. Suo padre, in segno di lutto, ne decretò la chiusura fino a quando gli ideali dell’illuminismo napoletano non fossero stati attuati e i martiri del 1799 finalmente vendicati. Unica deroga fu concessa solo per i festeggiamenti del 50esimo anniversario del 25 aprile, nel 1994, quando le porte furono aperte come segnale di un forte legame tra gli ideali dell’illuminismo e quelli dell’antifascismo.
E chissà se non avrà ragione il filosofo franco-Algerino Jacques Derrida che di Gerardo Marotta scrisse: “Un giorno gli si darà ragione e più che mai si capirà che molto prima degli altri ha visto lontano, in anticipo sui tempi”

 

Si ringrazia Rosalba Calliman ed Antonio Luongo per le foto

 

 

 

 

 

 

Umberto Laperuta

LabManager Dipartimento di Biologia della Federico II. Presidente ODV "Noi&Piscinola", compagni di viaggio del Teatro Area Nord. Tutta la mia passione a sostegno del TAN, terzo teatro comunale di Napoli, unico centro culturale in tutta l'Area Nord della città. Aspettando i tempi della politica, intendiamo contribuire ad unire la città ed i suoi quartieri attraverso la promozione culturale ed artistica, pur consapevoli che: "Ad ogni problema complesso corrisponde una soluzione semplice..... ma è quasi sempre quella sbagliata!!
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  • antonio natale
    antonio natale
    24 agosto 2016 at 16:23 - Reply

    Articolo bellissimo. Chissà se un giorno quel famoso portone potrà essere aperto.
    vorrà dire che gli ideali dell’Illuminismo avranno trovato il loro giusto accoglimento in questa città. Allo stato attuale la vedo difficile. Chi combatte per la loro affermazione, dopo inutili sforzi deve accogliere il suggerimento Eduardiano di fuggire altrove.

  • L’illuminismo in soffitta | Melquidas&Mecondo
    27 settembre 2016 at 14:16 - Reply

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