Napoli: Il Parco Vergiliano

Magia, filosofia e storia, dai Campi Elisi a Leopardi, passando per le Bucoliche e il Cavallo di Troia

Napoli è anche conosciuta per il suo cosmopolitismo, per la sua spontanea accoglienza, che affonda le sue radici nell’inizio dei tempi.

La città, ricca di antica cultura e situata in posizione favorevole per i contatti commerciali e culturali con i più importanti centri del Mediterraneo, funzionò da sempre come elemento catalizzatore fra una varietà di espressioni. Proprio l’apporto proveniente da diverse culture venne di fatto o immediatamente assimilato o non soffocò la tradizione locale, che si arricchì senza rinnegarsi.

veirgilioUn esempio di stratificazione storica, architettonica e ideologica si può ammirare nel piccolo e prezioso parco Vergiliano, a Piedigrotta, alle spalle dell’omonima chiesa. Questo splendido giardino che si estende in altezza, fu realizzato nel 1930 in occasione dei duemila anni dalla nascita di Publio Virgilio Marone, di cui il presunto sepolcro è qui collocato.

Il percorso nel parco si snoda tra le piante e i fiori ricordati nei versi dell’antico poeta: durante la passeggiata il visitatore potrà scorgere il pungitopo, nelle Bucoliche definitivo “orrido per le sue foglie pungenti”; sostare sotto un faggio, simboleggiante quiete e benessere; camminare fra quegli alberi che, secondo il poeta, furono utilizzati per costruire il famoso cavallo di Troia.

Sul viale si eleva un’edicola monumentale, posta nel 1668 dal viceré Pietro d’Aragona, con due iscrizioni che ricordano la presenza del mausoleo di Virgilio e che lodano le proprietà delle acque flegree, in origine collocata alla sinistra dell’ingresso della Crypta Neapolitana, come attestato da antichi dipinti. Affianco all’edicola, in posizione arretrata in una nicchia nella parete, c’è il busto di Virgilio su una colonnina, donato nel 1931 dall’Accademia dell’Ohio.

Oltre alla tomba di Virgilio, nel parco sono molteplici i punti di interesse: lungo il tragitto ci si imbatte, prima della Crypta, anche detta “Grotta Vecchia”, in uno spazio dedicato alla tomba di Giacomo Leopardi. Il celebre poeta e filosofo di Recanati morì, infatti, proprio a Napoli nel 1837, durante l’epidemia di colera.

leopardiLeopardi non crede al progresso e te lo fa desiderare; non crede alla libertà, e te la fa amare. Chiama illusioni l’amore, la gloria, la virtù, e te ne accende in petto un desiderio inesausto. (Francesco De Sanctis)

Il suo amico Antonio Ranieri ottenne dall’amministrazione borbonica il permesso di non gettare il corpo nelle fosse comuni, che fu trasferito nel pronao della chiesa di San Vitale a Fuorigrotta, demolita nel 1939. Da allora fu eretto il monumento funebre che ora si trova nella seconda rampa del parco, tra arcate scavate nel tufo. Sulla destra fu posizionata la lapide della tomba originaria, voluta dall’amico Ranieri, decorata dalla lanterna, dalla civetta e dal serpente, rispettivamente simboli dello studio, della conoscenza e dell’eternità.

12141133_10205105576140951_1634727713574509934_oDue dolci spiriti, dunque, si aggirano per questo giardino che sembra incantato. I sepolcri, i versi, l’immortalità dell’arte conferiscono al luogo un senso di pace eterna. I Campi Elisi, il felice oltretomba dei pagani, sembrano aver preso forma nella città partenopea proprio in questo parchetto, dove natura, architettura e letteratura si fondono e fanno da sfondo a un senso di pace e armonia oltremondani.

 

La visita di questo locus amoenus non è ancora terminata: ci sono altre storie e leggende, fra le più antiche, da raccontare. Nella seconda parte dedicata a questo splendido parco ci immergeremo ancora fra sacro e profano, verità e mistero.

Si ringrazia Paolo Guida per il corredo fotografico

Un commento

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  • Virgilio. il cantore di Napoli vive ancora
    28 maggio 2017 at 8:54 - Reply