Napoli: il dissesto sarebbe una catastrofe

Intervento dell'esperto di economia di Massa critica Vincenzo Benessere: c'è chi vuole il dissesto a Napoli per conveienza politica

Approfittiamo di questo spazio per ricordare a i nostri amici che Sabato 25 Novembre, presso la Domus Ars, VIa Santa Chiara ci sarà la presentazione del calendario di “CantoLibre“. alla manifestazione saranno presenti personaggi della cultura e spettacolo.

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dove ci sono contini aggiornamenti sull’evento. Vi aspettiamo

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e ora restituiamo lo spazio a Vincenza

 

Vincenzo Benessere attraverso Massa Critica lancia l’allarme su cosa vuol dire pre-dissesto e dissesto. appassionato ed esperto di economa affida al nostro blog le preoccupazioni di gran parte della città, il dissesto è una sciagura da evitare, per scongiurare quello che sarebbe per tutti un fallimento dal futuro oscuro e per tutti preoccupante.

“Cosa è il dissesto e quali sono i pericoli a cui la nostra città va incontro? È una cosa complessa che la si può definire in un solo modo,- la catastrofe-: blocco della spesa, tasse ai livelli massimi, tagli dei servizi, commissariamento e sospensione della democrazia.

Ma il dissesto è una pratica nuova? Nel 1989 la formula del dissesto negli enti pubblici non esisteva, e cosa accadeva? C’erano indebitamenti senza fine, pagamento di commesse e lavori pagati ad uno o anche due anni, e qualche volta mai pagati, e, non esisteva alcuna procedura che poteva da parte dello Stato controllare come venivano trasferiti i soldi, e se i bilanci fossero effettivamente reali. Quando fu istituita nell’’89 la pratica del dissesto,questa procedura fu accolta con molto favore. Questo perché era irragionevole che a livello centrale ci fossero delle procedure di controllo delle finanze e a livello locale no.

Dopo l’approvazione di questi strumenti cosa si è scoperto? Che nell’’89 ci fu una pioggia di richieste di dissesto da parte di quasi tutti i Comuni del Sud, (parlo solo di quelli che dichiararono dissesto) per capirci meglio abbiamo avuto circa 200 richieste di dissesto da parte di Comuni del Sud, e solo 4 o 5 del resto del Paese. Tutto questo lo potete leggere su un rapporto di Massa Critica

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=1780851225540978&id=1497690317190405

Il dissesto è equiparabile ad un fallimento finanziario e contabile, il Comune quando non può pagare interviene lo Stato e dice: i tuoi debiti stanno diventando troppo elevati, ora ti blocco con un piano di rientro e ti faccio ristrutturare le tue finanze, prestandoti moneta restituibile in un certo periodo di tempo e a determinati interessi agevolati.

Poi nel 2011 è cambiata la Costituzione, con il Governo Monti, attraverso il famoso pareggio di bilancio introdotto nel nuovo articolo 81.

Precedentemente a questa modifica, l’Italia si doveva attenere semplicemente ad un trattato europeo firmato a Maastricht nel ’92 in cui dovevi solo stare solo con un deficit rispetto al Pil del 3%.Poi con il cambiamento Costituzionale le politiche dell’austerità sono divenute parte integrante della nostra attività statale.

Dopo la crisi di liquidità delle banche americane nel 2007 gli economisti europei sottovalutarono il problema, convinti che non potesse succedere niente al sistema dei crediti nostrano, invece accadde il contrario: le banche europee entrarono in forte sofferenza e si diede inizio alle politiche di austerità finanziaria che ancora continuano.

E’ il tempo dei famosi piani di salvataggio della troika. Questi piani sono stati voluti per applicare politiche di austerità per alcuni Paesi membri, come Grecia, Portogallo, Spagna e la stessa Italia. Per la prima volta nella storia non si vanno più a definire parametri entro cui rimanere, ma –ricette- economiche da applicare punto per punto.

Insomma, la famosa –lettera dell’Europa che Draghi mandava a Berlusconi, in cui si dice –tu non stai facendo bene i compiti a casa-, intervenendo così nella sovranità di uno Stato. Il tutto è orchestrato sapientemente da lobby di potere –neoliberista- come si sono formate a New York durante la fine degli anni ‘70.

Oggi esiste qualcosa di nuovo, il potere economico, o le banche ordinano a quello politico di uno Stato cosa e come fare. Insomma oggi uno Stato non comanda nulla, perché è un esecutore della mano neoliberista o delle banche dove oggi c’è il vero potere, tutto questo è di una gravità eccezionale.

A questo punto gli Stati Centrali al fine di trovare le risorse giuste per adeguarsi alle politiche di austerità imposte hanno battuto cassa presso gli Enti Locali. Si è così capovolto il processo: se una volta era lo Stato che salvava l’ente pubblico locale, ora accade giusto l’opposto. Così è nato il loop neoliberista che collega in cerchio l’austerità e il debito. Negli ultimi anni gli strumenti di soffocamento degli Enti Locali si sono affinate.

Nel 2013 è stata data ai Comuni la possibilità di dichiarare –predissesto– pratica amministrativa e contabile che ha tutta una serie di parametri diversi da quelli del dissesto, che comporta un parziale blocco della spesa, mettendo da parte una somma di soldi che danneggiano tutta la collettività (gli accantonamenti), quindi aumento delle tasse comunali, mense, trasporti, nettezza urbana e tutto il resto, e anche con questa politica il problema non viene risolto (perché gli interessi spesso coprono una spesa maggiore del capitale annuo da restituire), quindi viene a susseguirsi una ulteriore tagliola, quella di chiedere ulteriori prestiti alla cassa depositi e prestiti, oggi anche in parte privata; di fatto l’austerità aumenta il debito.

La corte dei conti quindi suggerisce di dichiarare il predissesto, il Comune accede al  –fondo di rotazione– che è una pentola piena di soldi che vengono distribuiti ai comuni in sofferenza ma che non bastano neanche lontanamente a colmare i trasferimenti mancanti dallo stato.

Il Comune di Napoli, ora è in predissesto, abbiamo avuto accesso al fondo di rotazione, stipulato molti mutui con la CDP a tassi di mercato (per niente agevolati come accadeva un tempo prima della privatizzazione), spesa bloccata e crediti non esigibili. Tutto questo favorisce le privatizzazioni, non per volontà di un Sindaco di qualsiasi città, ma per costrizione. È una strategia che è in corso da anni, costringere i Comuni a vendere e privatizzare per necessità, e si sa che i privati guardano interessi di bottega ai danni dell’effettivo interesse pubblico.

Il capitalismo sta vincendo, per giunta gran parte dei nostri creditori non si sa chi siano, dove sono, e non è possibile saperlo, questo è un paradosso che ha fatto nascere il motto “chi è in debito con chi”: ovvero siamo sicuri di essere noi in debito con lo stato centrale oppure potrebbe essere il contrario?

Tutto questo è surreale, non sapere a chi devi i soldi, agli interessi che vogliono e a cui si è costretti ad accettare. Come si potrebbe ovviare a tutto ciò? Come aumentare le entrate non a spese della collettività che già vede le tasse locali ai massimi livelli? Si potrebbe pensare a pratiche distributive: ad esempio con le tasse di soggiorno che i turisti pagano stando nella nostra città, ad esempio a Napoli il turista, che pure utilizza le nostre risorse, acqua, rifiuti, mezzi di trasporto, paga attraverso i grandi alberghi solo un euro al giorno; per paradosso quindi a Napoli il residente è un cittadino di seconda serie rispetto ad un turista e questo oggi non è più accettabile.

Con il “contributo di soggiorno” a cifre quotidiane maggiori(dai 5  ai 10 euro per i grandi alberghi) ci sarebbe introito di danaro e quindi la situazione migliorerebbe e non poco.Sempre dal lato della riscossione l’Assessore Panini, invece ha una teoria che finalmente sta portando avanti, che sta andando a riscuotere crediti dai grandi debitori,e sta quindi cercando di non aumentare le tasse comunali.

A Napoli ci sono grandi debitori, Università, immobiliari e altri. Il punto dei tagli orizzontali dallo stato è un altro punto cruciale, tagliare in Basilicata non è lo stesso che tagliare in Lombardia o Veneto, non è la stessa cosa, i tagli orizzontali sono di un’iniquità sociale intollerante. Stiamo creando i presupposti per una nuova questione meridionale, qualora la precedente sia mai stata risolta.

La verità è che bisogna sostenere dove è necessario realmente, e investire dove è possibile. Altre considerazioni si possono fare in tema di nuove proposte politiche da intraprendere: la commissione di audit sul debito potrà essere importante per fare luce sullo stato attuale del debito e trovare una via politica per la risoluzione dei meccanismi che sempre più affogano gli Enti Locali nella morsa neoliberista del debito: ricontrattare i mutui, annullare il debito illegittimo e mantenere pubbliche le società di erogazione dei servizi possono essere solo alcune delle soluzioni politiche che la commissione potrà studiare e applicare.

E’ necessario reagire a questo attacco da parte del potere centrale attraverso la Corte dei Conti, non possiamo rimanere soggiogati da un lato dalle destre cittadine (PD, M5S, Fratelli d’Italia, Forza Italia) che sono asserviti al partito del fallimento e dall’altro dalle sentenze tecniche della Corte dei Conti che di tecnico hanno ben poco visto che sono volte esclusivamente ad interrompere la pratica democratica delle Città”

Vincenzo Benessere interverrà Sabato 25 alla Domus Ars a proposito di questa questione, gli siamo grati

Vincenza Muto

Appassionata di politica e comunicazione, antifascista e militante in diversi collettivi durante gli anni trascorsi alla facoltà di sociologia, mi sono sempre dedicata a tematiche sociali. Mi sono impegnata nelle battaglie per l’acqua pubblica, nella difesa della scuola pubblica, ho lottato per difendere l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per i diritti civili e per l'autodeterminazione delle donne e in generale lotto per la difesa dei diritti della fasce più deboli della società.
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