NAPOLI DISEGNA VIRGILIO

CONFERENZA DEL PROF. VAN SICKLE SULLE MINIATURE NAPOLETANE DELLE BUCOLICHE

Con John Van Sickle, professore del Brooklyn College (City University of New York), si è arrestato per la pausa estiva, lo scorso 23 giugno,il terzo ciclo di seminari internazionali del Centro Europeo di Studi su Umanesimo e Rinascimento Aragonese (CESURA). Il professore statunitense, esperto di filologia classica e, in particolare, di Virgilio e di letteratura pastorale, ha tenuto presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Napoli Federico II una conferenza sulle miniature che corredano due manoscritti virgiliani allestiti nello scriptorium di Castel Nuovo nella seconda metà del Quattrocento. Si tratta del manoscritto 837, risalente al 1470 e conservato nella Biblioteca Universitaria di Valencia, e del codice del monastero dell’Escorial (1477): i due codici, entrambi miniati nel contesto della corte aragonese napoletana, contengono il Liber Bucolicon di Virgilio,costituito da dieci eclogae, caratterizzate dall’ambientazione agricola e pastorale. I due manoscritti dimostrano innanzitutto la particolare fortuna che conobbe Virgilio nella capitale del regno nel corso del secolo XV: dalla dimensione magica e leggendaria di mago-patrono della città che ne aveva accompagnato il Fortlebenin epoca medievale, il poeta classico fu eletto modello di una poesia d’avanguardia, fortemente caratterizzata in senso ideologico sia in funzione della legittimazione dei sovrani Trastamara, sia in funzione della dignificazione del territorio e della storia di Napoli. Oltre a testimoniare lo sfarzo e lo spirito di mecenatismo della corte aragonese, questi lussuosi codici attestano, dunque, la rifioritura del genere bucolico, tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta del ‘400, nella cultura umanistica partenopea,  i cui prodotti più illustri sono senz’altro rappresentati dalla produzione di ecloghe caratterizzate da una peculiare Gattungsmischung di Giovanni Gioviano Pontano, maestro riconosciuto dell’Umanesimo meridionale, e dalla produzione arcadica e piscatoria di Iacopo Sannazaro.
Van Sickle, nella sua lettura comparata delle miniature e dei testi virgiliani, pur riconoscendone la specifica consonanza, ne mette in luce anche le discordanze e, talvolta, qualche sfasatura anacronistica. Così, ad esempio, nel caso dei celebri versi con cui si apre la I ecloga di Virgilio: “Titire, tu patulaerecubans sub tegminefagi…..

Titiro, tu riposando sotto la volta di un ampio faggio,
vai componendo un canto silvestre con una tenue canna”

la miniatura del manoscritto dell’Escorialli rende efficacemente, ma Titiro (tradizionalmente raffigurato come un vecchio dalla barba bianca) è qui, invece, presentato privo della barba, come un giovane intento a suonare una specie di flauto lungo. E dietro un incerto faggio si staglia una città non esattamente antica, che appare monumentale e magnifica: è, forse, la riproduzione della Napoli ideale?
Della seconda Eclogla è ben raffigurato il bosco di faggi latino dai “densi vertici ombrosi”, dove il pastore Caridone si è rifugiato per cantare il suo amore disperato per Alessi.

La gara di canto del terzo componimento–ad impianto amebeo, comela V e VII egloga – tra due poeti-pastori, intervallata dai discorsi del giudice Polemone, è rappresentata con chiara distinzione tra i due momenti, accumunati dallo sfondo naturale in cui si scorge in lontananza il profilo evanescente di una città.
La IV egloga, che celebrava probabilmente in toni entusiastici la nascita al tempo il figlio del console Asinio Pollione (40 a.C.), fu forse tra i componimenti virgiliani, quello che attirò l’attenzione e la cura dei lettori medievali, che vollero vedere nel bimbo e nella novella età dell’oro che segnava la sua nascita una profetica allusione alla nascita di Cristo. Nel codice dell’Escorial la culla, disegnata all’interno di una fabbrica, rilegge con linguaggio prettamente medievale il tema della nascita del prodigioso neonato.

Sulla sinistra della scena è poi rappresentata la figura tradizionale dello scriba-poeta nello studio, fra i libri adagiati orizzontalmente sugli scaffali.
Le miniature che accompagnano la VI ecloga si aprono su un paesaggio segnato dalla città che appare come un approdo al cammino di due viandanti. La città fortemente sviluppata entro le mura fortificate, con le sue torri, le chiese e i campanili, rende concretamente lo smantellamento del mondo bucolico che connota le prime eglogle: l’illustrazione riesce a dare vita al dialogo fra due i pastori, intenti a portare in città del bestiame in dono ai nuovi proprietari delle loro terre. Nell’ecloga IX, d’ispirazione autobiografica, Licida e Meri ricordano il precedente padrone, grande poeta, al quale però la poesia non è stata d’aiuto di fronte alle necessità della politica. Lo scambio di battute, in cui si intonano alcuni canti bucolici, termina con il commiato tra i due, che devono tornare alle proprie attività e non possono perdere tempo dedicandosi alla poesia.
Alla relazione del prof. Van Sickle è seguito un appassionato dibattito sugli esiti e sui significati da attribuire a questa rilettura figurativa, locale ed umanistica, delle egloghe virgiliane.

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