Napoli capitale culturale? (2)

Gli artisti devono profondamente ripensare il loro ruolo a partire dai contenuti e dal senso che devono dare all'arte,che non è un lavoro come gli altri

Riceviamo e pubblichiamo

di Massimo Mollo

Nel mio precedente articolo

http://www.cantolibre.it/basta-precarieta-per-gli-artisti/

e riprecisando che non è il Sindaco che deve occuparsi della precarietà degli artisti,come di altre precarietà. Il Sindaco è il dirigente degli amministratori che,tutti,insieme alle speriamo nuove esperienze di auto-amministrazione, devono occuparsi dei problemi della città.

Detto questo ora vorrei ribaltare la situazione. Il mondo dell’arte deve fare, eccezioni già esistenti a parte, un grande esame di coscienza e di ripulitura amando meno il proprio narcisismo e riconsiderando il ruolo dell’artista che non è un ruolo di secondino o buffone di corte, ma un ruolo di provocatore dei sentimenti e dell’intelletto.

Gli artisti devono profondamente ripensare il loro ruolo a partire dai contenuti e dal senso che devono dare all’arte,che non è un lavoro come gli altri, nell’arte il “pezzotto” , la falsità sono facilmente e impalpabilmente mascherate. Il pubblico va rieducato,va organizzato,non si può spacciare per arte pastoni riveduti e riciclati, bisogna sperimentare e rischiare. Vi invio due citazioni di qualcuno che ne sa più di me….

GianMariaVolonte_H“Essere un artista è una questione di scelta, che si pone innanzitutto a livello esistenziale: o si esprimono le strutture conservatrici della società e ci si accontenta di essere un robot nelle mani del potere,oppure ci si rivolge verso le componenti progressiste di questa società per tentare di stabilire un rapporto rivoluzionario fra l’arte e la vita”

(Gian Maria Volontè)

Il teatro andrebbe rifondato dalla base, dalle sue radici profonde, dalle energie su cui poggia il lavoro e chi lo pensa e lo realizza.

Così com’è non serve più a nulla e che la gente ancora ci vada ed applauda qualsiasi cosa gli si presenti (per cui poi si possono premiare delle vere cagate) è solo un segno del fatto che stiamo molto male e abbiamo perso qualsiasi capacità di giudizio estetico ma prima ancora sensoriale: abbiamo perso la capacità di sentirci e di sentire se una cosa ci fa bene o ci fa male, ci annoia o ci diverte.

Poi parlare di riforme, di stili, e di tecniche, e di maestri e di workshop e di teatrivalle e di beni comuni e di cose da fare e che vanno fatte eccetera eccetera è cosa buona e giusta ma non risolve il problema di fondo che è appunto terra terra.

(Orlando Cinque)

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