NAPOLI ALTO MEDIOEVO: LA BASILICA PALEOCRISTIANA SAN LORENZO

Simboli e oggetti quotidiani svelano un pezzo di storia quasi dimenticato

Visitare Napoli, come è noto, vuol dire anche visitare contemporaneamente varie epoche: ogni passo ripercorre in maniera quasi speculare quelli di uomini vissuti molto prima di noi.

Il complesso di San Lorenzo Maggiore offre la possibilità di viaggiare nel tempo, di rivivere l’atmosfera del centro di Napoli in tutte le sue epoche.

Sotto il monumentale monastero francescano, infatti, è conservatauna delle aree, compresa tra Via Tribunali e Via S. Gregorio Armeno, fra le più centrali della città, prima della polis greco-romana, poi di quella medievalee oltre; bloccate nella loro immortalità sono sopravvissute tracce notevoli del foro romano, della basilica paleocristiana e della chiesa gotica di periodo angioino, non di rado mescolate tra loro per via del riuso ininterrotto di strutture e di oggetti preesistenti.

Frammenti di iscrizioni agonistiche d’età imperiale, ad esempio,sono state riutilizzate già nella tarda antichità come parte della pavimentazione delle tabernae; le colonne e i capitelli degli edifici dell’area forense sono stati usati in un primo momento nella navata della basilica del VI secolo d. C. e, successivamente, sono stati ricollocati nella imponente chiesa angioina.

Questo nostro tour senza tempo indugia su un periodo della storia troppo spesso considerato tra i più oscuri, ma, forse anche per questo, tra i più interessanti: l’alto medioevo con il suo ricco bagaglio di profondi cambiamenti. Fino agli inizi del VI secolo d. C.,in realtà, l’area, come attestano le fonti, continuò a detenere l’originaria funzione pubblica (la monumentalizzazione e la definitiva specializzazione dello spazio pubblico della città risale molto probabilmente alla seconda metà del IV secolo a. C.); in un edificio del foro si poteva ammirare un bel mosaico rappresentante il re goto Teodorico, che lentamente si disgregò come il regno di quel sovrano. Solo nella metà del secolo si registra un drastico cambiamento delle funzioni di spazi pubblici e privati: la parte occupata un tempo dal macellumcambia funzione e destinazione con la costruzione, voluta dal vescovo di Napoli Giovanni il Mediocre (533 –555), della basilica paleocristiana.

I resti dell’antica chiesa, inglobati in quella successiva, permettono di ricostruirne l’aspetto: sicuramente più modesta per dimensioni, corrisponde infatti alla sola navata centrale della chiesa attuale; preceduta da un nartece, scandita in tre navate, terminava con un’ampia abside affiancata da due ambienti destinati all’organizzazione delle liturgie (il diaconicon e la prothesis), decorati da mosaici pavimentali in parte ancora visibili. Il frammento musivo proveniente dal diaconicon, scoperto e restaurato negli anni ’50, decorava uno degli angoli del vano: una doppia cornice con motivi vegetali e geometrici inquadra una serie di coppie di uccelli ai lati di un vaso; nell’angolo un grappolo d’uva nei toni del rosso e del nero.

Un altro tratto più ampio del pavimento mostra invece una decorazione più complessa: un articolato gioco di fasce, percorse da onde, crocette e altri motivi, si intreccia formando riquadri in cui sono raffigurati fiori, un gallo, un delfino e un pesce “cinque occhi”. La dinamicità e il tono vivace della composizione rimandano al gusto orientale e bizantino; si possono fare facili confronti con i temi figurativi e le decorazioni dei pavimenti delle chiese siriane, libanesi e giordane del V-VI secolo.

Il mosaico che orna il pavimento dell’altro vano più piccolo, la prothesis, presenta un tono più sobrio e composizioni fortemente ispirate all’arte tessile; la struttura si basa su uno schema a ottagoni che si toccano ai vertici formando stelle a quattro punte; un nastro che separa fiori di loto fa da cornice; nei riquadri sono rappresentati vari tipi di uccelli, fiori, melograni, un cesto con del pane, ossiaxenia, doni d’ospitalità, che rimandano ad un tema iconografico di origine ellenistica molto diffuso nelle chiese orientali nel V e nel VI secolo.

Nel VII secolo, su un accumulo di strati di terreno che ricopre la strada su cui si affaccia la parte inferiore del complesso, venne costruito un ambiente coperto, interpretato come uno dei “Sedili” della città dove si riunivano gli eletti della nobiltà e poi del popolo. L’edificio fu sostituito entro i primi anni del Trecento dalla Sala Capitolare, ma non venne meno la destinazione pubblica dell’area.

Alcuni ambienti romani, collocati sul lato sud-occidentale del complesso, continuarono ad essere utilizzati fino al IX secolo, con funzioni diverse,  forse come area coltivata o per qualche rara sepoltura. I materiali ceramici d’epoca altomedievale svelano il quadro della cultura materiale a Napoli, che a sua volta riflette le più generali trasformazioni socio-economiche di questo periodo avvenute nei paesi del Mediterraneo.

Alla fine del VII secolo si arrestarono le importazioni di vasellame da cucina e di anfore sia dal Nord Africa che dall’Oriente. I vasi da mensa vengono, quindi, prodotti a livello locale, caratterizzati dalla decorazione dipinta a bande con motivi ad archi contigui, spirali o volute; alcuni di questi vasi, rivestiti da un’invetriatura e decorati con incisioni e petali applicati, costituiscono oggetti di lusso e beni di prestigio in uso allora tra i ceti più alti.

Alcuni esemplari di anfore commerciali vinarie provenienti da San Lorenzo, databili all’VIII secolo e di produzione campana, rinvenute anche a Roma e in Sicilia, attestano anche in questo periodo la continuità di forme di scambio di generi alimentari.

L’interessante area archeologica sui cui sorge oggi il complesso di San Lorenzo Maggiore offre la possibilità di rivivere uno spaccato di storia ignorato dai più: anche se circoscritta, si ha una visione della Napoli altomedievale concreta e diversificata; la bellezza delle decorazioni pavimentali e la quotidianità dei quei lontani napoletani svelano le varie facce della città che lentamente si trasformava, guardando sempre, ora più ora meno, al glorioso passato antico

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