Napoli…”A’ Scienza…”

il valore delle scoperte scientifiche nate a Napoli è di importanza inestimabile, gli scienziati in città, scoperte e vantaggi

Nel 1647 ebbe luogo a Napoli quella che è stata denominata rivolta di Masaniello, denominazione due volte sbagliata perché non si trattò di rivolta bensì proprio di rivoluzione, cioè una risposta della totalità delle classi subalterne ad una crisi economica, politica e sociale; denominazione sbagliata anche perché il ruolo di Masaniello fu solo iniziale; infatti: questi fu ucciso solo due settimane dopo l’inizio dei combattimenti, ma il processo si protrasse per 9 mesi dopo la sua morte. Anche sull’interpretazione storica di quegli eventi ci sarebbe da riflettere essendo stati presentati come un’inconcludente protesta di un capopopolo supportato da lazzari ignoranti.

Che le classi dominanti fossero state profondamente scosse dalla rivoluzione napoletana del ’47-’48, lo dimostra una cronaca del tempo che dice che, su disposizione del cardinale Filomarino, “sabato 17 novembre 1650 fora della porta Medina furono abrugiati una quantità di libri che contenevano il racconto di queste ultime rivolte”. Lo stesso Filomarino due anni dopo emanò un editto sulla censura dei libri. Ed in queste rivolte troviamo un medico, Leonardo di Capua che incontrò la rivoluzione nel suo paese natio, Bagnoli Irpino, dove tenne pesanti arringhe contro Eleonora Strozzi, allora feudataria del paese; per allontanarlo dal paese fu accusato ingiustamente di omicidio di due persone e così si recò prima a Benevento e poi a Napoli dove viveva Tommaso Cornelio, un medico, matematico e filosofo, cresciuto nella Calabria di Bernardino Telesio e Tommaso Campanella.

 

Nel 1650, Leonardo di Capua, Tommaso Cornelio insieme a Francesco D’Andrea, Lucantonio Porzio e pochi altri fondarono l’Accademia degli Investiganti su modello di accademie scientifiche straniere come la Royal Society. Per loro merito vennero introdotte in Italia le

teorie di Gassendi, Cartesio, Hobbes. Secondo Leonardo di Capua, il compito dell’Accademia era così enunciato: “era intendimento di lei, postergata ogni qualunque autorità d’huomo mortale, alla scorta della esperienza solamente, e del ragionevole discorso, andar dietro per ispiar le cagioni de’ naturali avvenimenti”, “Lodasi l’istituto dell’Accademia d’investigar le cagioni de gli effetti naturali, secondo la maniera insegnatane dal gran Galileo, per mezzo delle perienze, professando con assoluta indipendenza da qualsivoglia setta, una intiera libertà di filosofare” e Pietro Giannone così racconta: “L’Accademia istituita a Napoli sotto il nome degli Investiganti tolse la servitù infin allora comunemente sofferta, di giurare in verba magistri, e rendette più liberi coloro che vi si arrolavano di filosofare, postergata la Scolastica, secondo il dettame della ragione”. Padre Caramuel: “tralasciate le controversie degli antichi e dei recenti filosofi, ricerca la verità latente nel libro della natura”.

Notevoli e sconvolgenti furono i successi scientifici dei suoi membri: Tommaso Cornelio, medico, fisico, matematico, studiò la pressione dei liquidi, intuì l’esistenza di un succo gastrico ed anche intestinale, che prepara alla digestione delle sostanze ingerite. Intuì e spiegò inoltre che tale succo digestivo, così meglio definito, permeava tutte le pareti dell’intestino e agiva sui cibi trasformati, veicolando le sostanze ottenute dalla cosiddetta fermentazione, al cuore, ai  polmoni ed alla fine all’intero organismo. Questa organizzazione quasi meccanicistica, come viene definita, è alla base del meccanismo di produzione di energia e di sostegno al corpo umano. Veniva sepolto definitivamente il concetto pseudo filosofico di energia vitale e si introduceva il nuovo concetto di sostanza di nutrimento e quindi di sostegno metabolico.

Indirettamente venivano esaminati alcuni aspetti biochimici che per l’epoca hanno dello straordinario. Si fa menzione ad esempio all’esperimento condotto su un volatile al quale era stata fatta ingerire una moneta d’argento. Dopo l’avvenuto transito, probabilmente ad una autopsia di controllo, l’autore di Progymnasmata Physica, rileva delle mutazioni fisiche nel metallo, frutto di una reazione chimica e quindi dell’interazione con un sistema digestivo che utilizzava specifiche sostanze chimiche atte a trasformare il cibo.

L’ufficialità della scienza napoletana era quanto mai arretrata dominata dalla figura del proto medico del regno, tal Carlo Pignataro, che per 40 anni dominò la scena distribuendo cattedre, privilegi accademici ed istituzionali; fece arrestare un lettore, tale Onofrio Riccio, pergelosia professionale; si oppose all’istituzione della cattedra di Chimica a Leonardo di Capua e durante la peste del 1656 si rifiutò di prendersi cura degli ammalati allontanandosi da Napoli.

Fu strenuo oppositore degli anti-galenisti, definiti calvinisti, che introdussero le pratiche di chirurgia “con il ferro e il fuoco” per intervenire in alcune patologie, contrariamente alla tradizione galenica di medicamenti locali con empiastri, unguenti e cerotti. I galenisti erano sorretti da un altro calabrese, Marco Aurelio Severino, chirurgo presso gli Incurabili, nonché anatomista e anatomocomparato; fu in corrispondenza scientifica con William Harvey; introdusse la tecnica della tracheotomia e quella dell’esportazione delle vene varicose. Nel 1640 Severino fu allontanato dall’incarico pubblico di chirurgo dell’ospedale Incurabili per gravi reati contro la fede e la morale comune, per cui fu accusato al tribunale dell’inquisizione, incarcerato e, a seguito di una parziale assoluzione, costretto al domicilio coatto. Il processo finì, non si sa se con una assoluzione piena, tuttavia in condizioni di poter essere reintegrato nell’incarico all’ospedale nell’aprile 1642 dove morì di peste nel 1656 curando gli appestati.

Fu sepolto, date le circostanze, sine lapide, sine titulo nella chiesa di S. Biagio dei Librai. Nel 1668, dopo diciotto anni appena dalla fondazione e dodici di attività effettiva, l’Accademia degli Investiganti fu soppressa dal viceré Pedro Antonio de Aragon.

Nel 1684 Tommaso Cornelio morì, ma questo non placò chi lo voleva al rogo e, per screditarne l’immagine gli avversari misero in giro la voce che, per aver professato l’ateismo, il suo corpo doveva essere disseppellito e dato alle fiamme, come un eretico impenitente, e le ceneri sparse al vento. Era la vendetta del potere contro la libertà di ricerca, era sobillare la plebegnorante contro la nascente borghesia. I tempi però erano cambiati: la gioventù studiosa napoletana si professava atomista. Scriveva D’Andrea: “In questa città da pochi anni in qua lo studio di questa filosofia si è talmente dilatato e si va ogni dì dilatando, che ormai par che quella che si insegna nelle scuole si debba dir esser di pochi e di nessuna stima”. Era, in pratica, una contestazione studentesca che difendeva la scienza. Basandosi su questa forza, D’Andrea organizzò nella primavera del 1685 solenni funerali per Cornelio nella chiesa di Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone, che si trasformarono in una enorme manifestazione anticuriale; lui stesso ricorda: “per gli applausi che mi furon fatti, fu per me una specie di trionfo e ne ricevei le congratulazioni di tutti i letterati a quali ne diedi parte per l’Italia”.

Nel 1688, si aprì il cosiddetto “processo agli ateisti” contro quattro giovani scienziati seguaci di Cornelio, Filippo Belli, Giacinto de Cristofaro, Basilio Giannelli e Francesco Paolo Manuzzi, delatore reo confesso. Il processo fu bloccato subito perché il terremoto del 5 giugno 1688 impedì gli arresti consentendo la fuga degli accusati; ma riprese nel 1691, giusto un mese dopo che l’arcivescovo di Napoli Antonio Pignatelli fu eletto papa con il nome di Innocenzo XII, e gli inquisiti si moltiplicarono coinvolti nell’accusa di “propositioni ereticali e ateismo”. Per un anno intero chiunque si riferisse a Lucrezio, Cartesio o Gassendi veniva incriminato. Tali accuse poggiavano sul fatto che attraverso la teoria atomistica “si insegna(sse) nella medesima Città l’ateismo”. Si delineava uno scontro politico complessivo ed accadde una vera sollevazione contro il potere dominante che purtroppo si sarebbe esaurita presto.

Il nunzio a Madrid riferì a corte che “con la scuola degli atomi si insegna nella medesima Città l’ateismo”; l’inquisitore fu sostituito, ma fu lo stesso arcivescovo di Napoli a subentrargli nell’incarico; il papa minacciò di scagliare l’interdetto sulla città, cioè il divieto di celebrare in città qualsiasi funzione religiosa. In modo sorprendente furono raccolte 6000 firme a sostegno degli  accusati, numero elevatissimo data l’analfabetismo dilagante. Per tutta la durata del processo, la propaganda cattolica non rimase mai silenziosa. Guidata dai gesuiti, non mancarono le prediche contro gli “atei ignoranti” e le allusioni di omosessualità. Le delazioni, come sempre nei processi nquisitoriali, furono parecchie; abbondarono le deposizioni estorte e le testimonianze falsate, mentre il rispetto dalla stessa normativa inquisitoriale si rivelò un optional, la violenza fisica la prassi. Difficile, in queste condizioni, comprendere la reale portata dell’ateismo degli imputati.Tutto fu usato contro gli imputati che chi prima, chi dopo, abiurarono tutti.

Alla fine il fronteanticuriale si divise con gli aristocratici che finirono per arrendersi e schierarsi con la curia. Giannelli abiurò per primo nel 1692; nella sua difesa accusò Lucrezio di averlo soggiogato con la dolcezza della sua poesia: fu condannato alla confisca dei beni, all’esilio per quattro anni. L’anno successivo abiurarono altri due sospetti di ateismo, mentre il Belli, dopo aver rischiato di essere

ucciso da uno zelante dipendente del tribunale, abiurò nel 1695. La vicenda si chiuse nel 1697, quando dopo sei anni di carcere Giacinto de Cristofaro fu costretto all’abiura e alle penitenze salutari. Il potere aveva vinto non solo perché aveva eliminato gli atomisti, ma soprattutto, perché era riuscito ad isolarli dal contesto culturale della città; lo stesso giovane Gianbattista Vico evitò accuratamente di prendere posizione.

 

Umberto Oreste Sinistra Anticapitalista

Biochimico attualmente in pensione. In passato ha lavorato presso istituti universitari e del CNR. Tra i suoi interessi scientifici l’evoluzione delle molecole immunitarie, l’adattamento degli animali marini alle variazioni ambientali. Ha collaborato con strutture di ricerca estere ed è autore di numerosi articoli su riviste scientifiche internazionali. Partecipa all’attività politica di Sinistra Anticapitalista.
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