Michele Franco: candidato per spirito di servizio

La presenza di Potere al Popolo si è resa necessaria dopo l'ennesimo fallimento per la costruzione di una grande sinistra. attenzione al razzismo e il riaffaciarsi del fascsmo

Riceviamo e volentieri pubblichiamo di  Michele Franco, candidato per Potere al Popolo al Collegio Uninominale del Senato (Centro/Sanità/Chiaia/Bagnoli/Fuorigrotta/Soccavo/Pianura/Chiaiano)

A 59 anni – dopo quasi quarant’anni di passione politica coltivata fin dalla giovinezza – ho scelto di candidarmi per Potere al Popolo. Naturalmente questa decisione è stata da me assunta come “spirito di servizio per una squadra” quindi fuori ed oltre da ogni velleità narcisistica o carrieristica.

La mia biografia umana e politica è ricca di esperienze politiche, sociali, culturali e sindacali sempre dentro una dimensione “extraparlamentare” non perché sono pregiudizialmente contro il voto ma ho sempre ritenuto – e continuo ad essere persuaso in tal senso – che i possibili e necessari avanzamenti sociali sono sempre il frutto del mutare dei generali rapporti di forza tra le “classi” i quali, spesso, non hanno gli stessi tempi e modalità degli exploit elettorali.

Questa volta, però, l’idea/forza di Potere al Popolo – nata all’indomani del fallimento dell’ennesimo tentativo politicista di rimettere assieme i cocci di una “sinistra” sempre più aliena ed astratta dalla società e dagli interessi di classe che dovrebbe interpretare e rappresentare – ha suscitato su di me e sui compagni con i quali condivido una bella ed importante esperienza (la Piattaforma Sociale Eurostop) una positiva attrazione che si è concretizzata nella unitaria partecipazione all’avventura politica ed elettorale di Potere al Popolo.

Una attrazione/convergenza incardinata su un programma politico – sicuramente ancora parziale ed insufficiente a fronte delle colossali sfide teoriche e politiche che abbiamo di fronte –ma nettamente in grado si sintetizzare le ragioni, gli obiettivi, il racconto delle lotte e l’insieme degli elementi programmatici che in questi anni hanno animato le mille forme di resistenza nei posti di lavoro, nei territori e nella società tutta.

Forme di resistenza varie ed articolate ma che necessitano di una prima sintesi politica per riunificarsi e provare ad affermare un programma ed una esigenza di rottura con tutto l’insieme delle politiche di austerity, di cancellazione dei diritti sociali e di sostanziale ed acclarato peggioramento dell’insieme delle nostre condizioni di vita e di lavoro.

Una stringente necessità politica ed organizzativa che serve “come il pane” per attrezzarci, sempre più, ai tempi ed ai periodi bui che – purtroppo – stanno iniziando a palesarsi nel nostro paese.

Il dilagante razzismo, l’autoritarismo giudiziario e criminalizzante verso le espressioni di dissenso e di conflitto ed il riaffacciarsi della violenza fascista non sono epifenomeni che cadono dal cielo ma sono il prodotto concreto e materiale del corso antisociale di una crisi economica che sta scavando solchi profondi nella società facendo aumentare, anzi polarizzando, le differenze sociali ed il complesso di quelle che, comunemente, definiamo le ingiustizie.

In questa dimensione che, spesso, diventa un vero e proprio piano inclinato si scatena una infernale “guerra di tutti conto tutto e tutti” dove prevalgono gli odi, il rancore e l’insieme delle forme di discriminazione economica, sociale, culturale e razziale……insomma si aprono le porte della società e delle relazioni umane e sociali al degrado e ad una spietata competizione tra gli uomini.

Ci avviamo, insomma, ad un clima di frantumazione di ogni vincolo di solidarietà e di cooperazione tra le persone non solo sul piano individuale ma anche su quello giuridico, normativo e societario delineando, di fatto, una società mostruosa, antiumana e profondamente ingiusta.

L’avventura, quindi, di Potere al Popolo che mi auspico continui anche dopo il 4 marzo (specie se il risultato delle urne sarà incoraggiante) dovrà incrociare la sfida/necessità di costruire l’opposizione politica e sociale nel nostro paese. Una costruzione unitaria assieme a quanti, donne ed uomini, collettivi e comitati, organizzazioni e sindacati hanno deciso di non mollare e di continuare ad esprimere il nostro deciso dissenso al rovinoso corso dei processi politici in atto.

Del resto – ed è cronaca di questi ultimi giorni –all’Italia, o meglio ai settori popolari del nostro paese, i poteri forti dell’Unione Europea, i grandi potentati delle banche, dell’Euro e delle multinazionali hanno già dichiarato, preventivamente al voto del 4 marzo, che chiunque sarà il “vincitore” delle urne dovrà farsi carico di continuare le ricette ed i provvedimenti contro il lavoro, contro ciò che residua del welfare e, soprattutto, dei diritti sociali.

Insomma, vinca Berlsusconi/Salvini, Renzi/Gentiloni o Di Maio/Casaleggio, il “pilota automatico” dell’Unione Europea continuerà la sua spietata guida del paese con la stessa ferocia degli ultimi anni.

Anche per questo, allora, il voto a Potere al Popolo è un atto di legittima difesa contro una aggressione in corso e contro quelle che già si annunciano prossimante.

Un atto di razionalità, di rabbia consapevole e di speranza per un futuro meno fosco, particolarmente per le giovani generazione. Quei ragazzi e ragazze più colpiti dagli effetti dalla crisi e che, in maniera convinta, stanno animando, con “compagni vecchi” come me – in una sorta di nuovo “patto generazionale” – questa interessante ed inedita intrapresa collettiva: Potere al Popolo!

 

 

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