Meno libertà in nome della libertà. E di come la Francia si è svegliata sul suo lato destro.

Ma come ha fatto la Francia a passare da paese socialista a paese di estrema destra?

“Una restrizione delle libertà individuali per proteggere le nostre libertà fondamentali.” E’ così che il primo ministro francese Manuel Valls ha annunciato alla stampa che le misure di sicurezza e lo stato d’allerta saranno probabilmente prolungati di altri tre mesi oltre l’originale scadenza del 26 Febbraio.

Il 23 Dicembre, quindi, i deputati della camera francese saranno chiamati a decidere se estendere lo stato d’emergenza fino a Maggio 2016 o meno.

E in molti, non solo in Francia, si domandano quanto questo possa cadere rapidamente in abusi di potere da parte delle autorità.

francia climaGià ad Ottobre Human Rights Watch aveva lanciato un appello contro quel disegno di legge antiterrorismo proposto dal governo nel luglio del 2014 ed approvato alla camera già a fine Ottobre, che dona poteri spropositati alle autorità e limita fortemente le libertà fondamentali, tra cui quella d’espressione e di manifestazione. La legge prevede la possibilità di trattenere sul territorio francese chiunque sia sospettato, possa avere legami con gruppi terroristi o possa promuovere ideologie terroriste.

E poi l’allerta antiterrorismo e il conseguente stato d’emergenza, che permette perquisizioni aleatorie e arresti domiciliari preventivi in caso di sospetto. Come quel tale C., attivista ecologista che si è ritrovato gli agenti in casa e l’obbligo di restarci per tre settimane. O come quelli che sono stati portati via perché protestavano alla COP21. O ancora il divieto di manifestazione e di assemblea imposto prima dell’inizio della Conferenza sul Clima.

Questo stato di emergenza da alle forze dell’ordine come la polizia e l’esercito, poteri eccezionali che mettono le libertà individuali a rischio – che si tratti di incursioni notturne nelle loro abitazioni, arresti domiciliari, o il divieto di manifestare,” ha dichiarato al The Local l’avvocato Patrick Baudouin, Presidente Onorario della Federazione Internazionale per i Diritti Umani (FIDH).

Ma andiamo un attimo indietro nel tempo. Ci sono due momenti che vorrei riportare alla vostra memoria. Il primo, data il 2009, e c’è un tale François Hollande, all’ora all’opposizione, che dichiara fervidamente come in nome della lotta al terrorismo si stia facendo di tutta l’erba un fascio e come il governo possa beneficiare degli atti terroristi per giustificare le misure di sicurezza.

A policeman stands guard outside the French satirical weekly "Charlie Hebdo" in Paris in this February 9, 2006 file photo. At least 10 people were killed in a shooting at the Paris offices of Charlie Hebdo, a satirical newspaper firebombed in the past after publishing cartoons joking about Muslim leaders, French TV channel iTELE reported January 7, 2015 . France Info radio also said police had confirmed a toll of 10 dead and five injured. Reuters had no immediate official confirmation of deaths. Picture taken February 9, 2006. REUTERS/Regis Duvignau/Files (FRANCE - Tags: CRIME LAW MEDIA)Il secondo data invece l’inizio del 2015, dopo gli attentati a Charlie Hebdo: “La Repubblica [francese]” dichiarò all’epoca il presidente Hollande “è libertà d’espressione”. E fiumi di gente si riversarono in strada, con il supporto del governo e delle autorità, per esprimere il loro rifiuto di rinunciare alle proprie libertà. Per poi scoprire, il 12 Gennaio – ad una sola settimana di distanza – che il ministro della Giustizia domandava ai Procuratori di adottare una metodologia di risposta penale “sistematica, adattata e individualizzata”, utilizzando il diritto in direzione fortemente razzista e antisemita.

Dal momento in cui è stato dichiarato lo stato di emergenza, sono già 2.000 raid che hanno avuto luogo con oltre 200 sospetti interrogati. Per un totale di 250 casi giudiziari aperti, stando ai dati di HRW.

Diciamoci la verità, è il caso di dire che non tutti i mali vengono per nuocere. Questi attentati hanno dato una bell’aiuto ai governi ed alle autorità, in un modo o nell’altro. Chiusura delle frontiere, aumento dei controlli, estremismo alle stelle e popoli impauriti che cercano delle guide e dei capri espiatori. E il risultato è davanti ai nostri occhi. Ne è la prova la vittoria schiacciante di Marie Le Pen all’ultima tornata elettorale, col suo Front National che è diventato il primo partito francese. E con una politica del terrore che, facendo due conti, è sempre una formula vincente.

Marine-Le-PenMa come ha fatto la Francia a passare da paese socialista a paese di estrema destra? Bisogna spendere due parole anche su questo.

Nonostante i media abbiano fortemente insistito sull’importanza del risultato e su come Le Pen abbia saputo cavalcare l’onda del momento, il dato reale è forse ancora più inquietante. Il numero di voti dell’FN è rimasto quasi lo stesso. Il problema è che l’affluenza è calata drasticamente, consentendo al partito di Le Pen di imporsi su tutto il territorio nazionale. E’ dunque la mancanza di fiducia nelle istituzioni che ha dato le chiavi della Francia al Front National. Perché, come diceva una vignetta circolata in rete, “un cretino che vota ha più potere di due intellettuali che si astengono”.

[Parlavo qualche giorno fa con un amico giornalista francese. Un po’ di formaggio e un bicchiere di vino e qualche riflessione buttata là. Ricordi gli attentati a Charlie Hebdo, nel Gennaio 2015?  Subito prima delle elezioni dipartimentali. E gli ultimi attacchi a Parigi? Uguale, a nemmeno un mese dalle elezioni regionali e della Conferenza sul Clima. Che sfiga, eh? Niente allarmismi però. E’ solo il vino che da voce alle teorie complottiste. Però a me viene in mente Andreotti…]

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