Non gliela diamo 8: Melinda Di Matteo la bellezza? Un problema di classe-

De Magistris ha aperto a Napoli un laboratorio politico di Sinistra che può essere esempio per tutto il Paese. Il progetto deve continuare

Melinda di Matteo è Assessore alla seconda Municipalità di Napoli, quella del Centro Storico.

La seconda Municipalità è considerata una delle tre più ricche della città. cinema teatri e una continua fiumana di turisti che facilitano gli scambi e la crescita culturale. É artefice di due progetti per l’infanzia di notevole spessore,

A seguire il punto di vista dell’assessore ai diritti alla vigilia di una delle tornate più complicate per la storia della città.

Per capire Napoli bisogna aver studiato bene la città. Napoli è nata come Comune nel 1921 per decreto di Gentile.

La città era divisa in tante piccole comunità chiamate –casali-, infatti, ancora oggi esistono quartieri che portano questo nome.

Quelle diversità e identità si sono fuse insieme e in una volta, ma non è detto che la città si sia davvero unita.

Imelinda1 casali avevano tra loro origini e abitudini diverse, il vino di Posillipo, quello del Vomero, il ragù della Sanità diverso da quello di Chiaia, era un fiorire di culture e abitudini completamente diverse che poi alla fine son state costrette a unirsi. Basti pensare anche al lessico, qualcosa è rimasto, quando qualcuno dal Vomero o da Bagnoli vuole venire in Via Toledo, dice ancora, “vado a Napoli”.

Il centro si è amalgamato bene, ma la periferia così come l’era nel ‘21 è rimasta ai margini. E ancora, tra finti o meno campanilismi, queste differenze sono rimaste, per capirle, basta vedere la storia dei cimiteri in città, uno di Miano, non tollererà mai di essere sepolto nel cimitero di Secondigliano, eppure sono li, divisi da centinaia di metri, ma quello di Miano vuole essere sepolto nel suo cimitero.

Detto ciò, penso che in realtà Napoli sia ancora una città divisa, con i privilegi del centro e le negatività della provincia.

Inutile negarlo, benché a Napoli centro ci siano teatri cinema e passeggiate, ha anche quartieri che in futuro potrebbero diventare delle Bidonville partenopee. Nei quartieri spagnoli è inutile negarlo c’è degrado, difficoltà a sbarcare il lunario che poi diventano difficoltà culturali, ma è pur vero che se un ragazzo dei quartieri scende di pochi metri si trova nel centro, vuole o no è costretto a vedere facce, turisti, soffre le difficoltà della vita quotidiana, non può consumare, comprare, ma non soffre l’emarginazione.

Al contrario un ragazzo di Secondigliano se scende trova il deserto, il nulla attorno a sé, ci sono ragazzi in alcuni quartieri che non sono mai andati al mare.

In conclusione il problema non è come migliorare Napoli, ma come finire di costruirla, perché, se cade un pezzo della città cade la città intera.

Alla seconda municipalità mi occupo, attraverso la mia delega di Assessore, di diritti, non credo di raccontare male se affermo che nella causa dei diritti rispetto a dieci anni fa non solo non siamo migliorati, ma addirittura arretrati. Parlo sempre degli stessi problemi, la mancanza di cultura, di poli attrattivi per giovani e non.

Una volta c’era il dopolavoro, oggi chiunque finisce di lavorare deve andare a casa e affidarsi alla televisione, se ha soldi, allora va a cinema e a teatro, questo è il problema, una questione di classe, come la bellezza, da quella personale a quella pubblica, la cura del corpo è concessa solo ha chi ha più risorse, e non parlo solo di creme e integratori, ma anche di bellezza del quartiere, delle strade, di palestre, piscine, di centri ricreativi, oggi siamo tutti affidati a noi stessi e al nostro potenziale economico, che di classe in classe va sempre peggiorando.

melinda2I problemi da estirpare sono tanti e non è un processo da tempi stretti, è un cammino lungo. Puntare sui giovani, gli studenti, sui ragazzi per avere un futuro con una -dimensione diritti- equa.

I problemi di oggi sono tanti, il primo è combattere l’emarginazione, l’omofobia, il sessismo… la nostra è una città ove le donne sono succubi prima del padre e poi del marito, non facciamoci illusioni, ci sono a Napoli donne che non sono mai uscite dal loro quartiere, escluso il viaggio di nozze, se l’hanno fatto, la notte non è per noi, dopo la mezzanotte qualsiasi donna da tale diventa preda.

L’emarginazione, la malavita, l’omofobia si combatte solo attraverso un processo culturale, cosa fare? Combattere innanzitutto l’emarginazione, se ogni scuola o quartiere avesse un laboratorio teatrale, si risolverebbe almeno il problema del che fare, il teatro è una disciplina che ti costringe ad avere frequentazioni e rapporti con tutti i tipi di persone, solo frequentando le diversità si può capire che ognuno di noi nelle sue diversità è uguale agli altri, sono la conoscenza e le frequentazioni danno la possibilità di evolversi, di affacciarsi su tutte le finestre che il mondo ci offre.

Intanto Napoli, per la sua storia e appunto la sua formazione è una città che non conosce una piaga che è presente in tutto il resto del Paese, il razzismo, Napoli è accogliente, ospitale e aperta a tutti, questo di esso è già un grande problema in meno.

Questo è uno dei motivi per cui sono dalla parte del Sindaco de Magistris e lo sosterrò quando ci sarà il bisogno di riconfermarlo.

Grazie all’attuale Sindaco la nostra città è diventata un laboratorio utile per noi e anche per tutto il meridione.

melinda6I miei valori sono quelli che si rifanno a quelli storici della sinistra, i diritti, la pace, l’eguaglianza, la crescita culturale, questi valori de Magistris li incarna appieno. Allora non vedo da altre parti che proposte si possano proporre a una città che ha già cambiato il corso delle cose. Bisogna assolutamente continuare il lavoro che ci ha portato a rendere effettivo il referendum sull’acqua pubblica, la liberazione dal ferro e gas delle auto in Via Caracciolo, la raccolta differenziata porta a porta, una maggiore attenzione all’ambiente, sono state fatte tante cose, così come la crescita culturale che deve funzionare come prevenzione alla malavita e all’emarginazione. Ora bisogna continuare e al primo posto c’è il problema delle periferie e zone disagiate.

Noi di Sinistra abbiamo il dovere di metterci in discussione, la politica della rappresentanza e della delega è finita, o certamente così com’è non funziona, le astensioni non sono più fisiologiche ma sono scelte di chiara origine politica, bisognerebbe anche pensare a come dare valore all’astensione, effettivamente è un’anomalia che chi non vota nessuno si veda comunque rappresentato, non so come ma è un problema che ci dovremmo porre.

Mi sento attratta dalla ricerca di una soluzione dal movimento che sta nascendo, per ora solo come gruppo parlamentare, come Futuro a Sinistra, rappresentato da Stefano Fassina.

melinda3Sono interessata perché Fassina ha coinvolto noi napoletani in primis, affermando che il progetto di una nuova sinistra deve partire dall’esempio di Napoli. Se da Fassina, partirà una proposta politica diversa, che nasca dal basso, che s’ispiri all’esperienza di Porto Allegre, mi sta bene, se è la solita cosa di vertice di piccoli e grandi incarichi e divisioni dei bottoni, no in quel caso mi spiace ma non sono interessata.

Da ragazza ero una delegata nazionale dell’Associazione ARCI, giravo tutto il Paese, Bologna, Milano, Reggio Emilia, ma l’unico posto che mi piaceva restare era ed è Napoli, una città interessante, amabile, ricca e felice, dal clima all’animo popolare. Non la cambierei per nessuna.

Il fatto di poter in qualche modo essere utile alla crescita e ai successi di questa città mi appaga e mi fa sentire più felice

Vincenza Muto

Appassionata di politica e comunicazione, antifascista e militante in diversi collettivi durante gli anni trascorsi alla facoltà di sociologia, mi sono sempre dedicata a tematiche sociali. Mi sono impegnata nelle battaglie per l’acqua pubblica, nella difesa della scuola pubblica, ho lottato per difendere l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per i diritti civili e per l'autodeterminazione delle donne e in generale lotto per la difesa dei diritti della fasce più deboli della società.
5 Commenta questo articolo

Risposta lasciata per Cancella risposta

*

*

  • Non gliela diamo 9: Elena Coccia “la vittoria è certa!”
    23 febbraio 2016 at 12:48 - Reply
  • Non gliela diamo 10: Fucito –la vittoria è possibile-
    3 marzo 2016 at 11:01 - Reply
  • Non gliela diamo Carmine Maturo con de Magistris è anno zero
    17 marzo 2016 at 15:41 - Reply
  • Non gliela diamo – spot
    12 maggio 2016 at 23:24 - Reply
  • Non gliela diamo fine: Nino Daniele -Napoli sarà la capitale dell’illuminismo-
    5 giugno 2016 at 12:57 - Reply