Meglio un nuovo inizio che la solita fine. #poterealpopolo

E' l'unica grande e vera novità nel panorama elettorale. l'obiettivo è riportare la sinistra vera al voto

Riceviamo e volentieri pubblichiamo di: Danilo Risi – segreteria provinciale Rifondazione Comunista Napoli

Mentre la “sinistra isistituzionale” mette in scena “Liberi e Uguali“, inizia a farsi strada tra tanti attivisti e militanti un’idea apparentemente folle: l’idea che la Sinistra che in questi anni non si è piegata al pensiero unico neoliberista, possa rappresentarsi autonomamente anche in una competizione elettorale nazionale. Un’idea figlia delle tante sconfitte elettorali di questi anni ma anche della voglia di provare a far vivere in Italia un processo di rinnovamento della Sinistra, nelle persone, nei linguaggi, nei programmi e nelle strategie, come sta avvenendo, in varie forme, in tutti i paesi europei.

Non c’é che da essere felici per questo nuovo inizio, da tempo atteso e auspicato dai tanti orfani di una sinistra politica autentica, autorevole e, sopratutto, credibile. In ogni caso, sarà sempre meglio della solita fine a cui voleva obbligarci per l’ennesima volta una concezione tutta elettoralista, verticistica e tatticista della sinistra istituzionale nostrana.

Questa idea può raccogliere le migliori intenzioni del “civismo progressista” che anche questa volta aveva provato, invano, a condizionare la scena politica della sinistra italiana con l’iniziativa del teatro Brancaccio: riportare gente al voto e entusiasmo a Sinistra.

Potrá raccogliere non solo gli arrabbiati di tutte le età, ma parlare a quei milioni di cittadini che disertano le urne alle elezioni politiche e amministrative ma poi sorprendono tutti ai referendum sull’acqua pubblica e sulla difesa della Costituzione.

Potrá coinvolgere non solo le forze militanti impegnate nelle vertenze sociali e territoriali che, seppure a macchia di leopardo, sono presenti in Italia, ma le classi popolari ed il ceto medio impoverito nel loro insieme, da oltre un decennio di crisi economica.

Potrá farsi carico di dare visibilità e rappresentanza ad una sempre più diffusa coscienza ambientale, che si è tradotta anche nella assunzione di nuovi modelli di vita e di consumo, ma che in Italia viene mortificata sul terreno della rappresentanza da un ambientalismo politico dedito all’opportunismo e alla auto conservazione.

Per fare tutto ciò, o almeno una parte di tutto ciò,  dimostrando alla prova dei fatti di essere oltre il terreno della testimonianza e della irrilevanza politica cui vorrebbe relegarla la sinistra ufficiale, questa idea dovrá dotarsi di un programma politico minimo, che non sia solo un articolato elenco di buoni propositi ma che sappia valorizzare le pratiche sociali di mutualismo e solidarietà e le attività di resistenza dei lavoratori e delle comunità comunque manifestatesi in questi anni, e dotarsi di un metodo che favorisca la partecipazione e la dialettica interna.

Sul programma la bozza in 10 punti redatta dai compagni dell’ex opg/je so pazz è una buona sintesi delle cose ascoltate in questi giorni da quanti hanno accettato la sfida. È una bozza e, quindi, sarà oggetto di emendamenti, integrazioni e miglioramenti nei confronti e nelle assemblee delle prossime settimane.

Sul metodo, invece, si gioca la sfida più complessa, perché una cosa è predicare la democrazia partecipata altra cosa è praticarla. Un movimento e una lista come quelli che si intendono realizzare avrebbero bisogno di un codice etico/politico e di un regolamento organico che i tempi ristretti impediscono di elaborare, sperimentare e metabolizzare. É possibile, però, adottare alcuni principi che regolino e ispirino l’agire comune nei prossimi mesi.

In tal senso é necessario assumere il principio generale “una testa un voto”; la regola generale del voto palese; l’impegno a sottoporre a consultazione nazionale la scelta del nome e del simbolo della lista, la approvazione del programma sintetico e la eventuale identificazione di portavoce. Infine, assumere il criterio che i candidati siano scelti dagli attivisti residenti nei singoli collegi.

Un buon inizio ha bisogno di una nuova metodologia di partecipazione e decisione

 

 

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