Maurizio Capone: attenzione, la natura non ha morale

IImmigrati: Stiamo rinnegando l'appartenenza alla natura. de Magistris ha reso la città esplosiva. Non suono nei locali perché vendo musica, non birre.

E’ certamente uno dei musicisti più amati di Napoli, un’intervista continuamente interrotta da saluti di amici e fans che lo abbracciano calorosamente, Ecco in una lunga e completa chiacchierata il pensiero di uno degli artisti più completi e anarchici della nostra città.

Mozzarella Nigga è uscito meno di un’anno fa e sta andando bene anche per una serie di motivi che sono la mia identità, in quel lavoro c’è il mio manifesto politico, Mozzarella Nigga è il termine con cui venivano ricevuti in America i nostri connazionali, era un’offesa, ovviamente io mi rappresento in quel termine, il significato che ho voluto dargli è che c’è unità tra Napoli e l’Africa. E’ un disco che d’italiano ha molto poco, i napoletani sono molto più vicini all’Africa, più dei siciliani.

Per me è un onore essere affiancato agli africani, non perché voglio mitizzare un luogo o un’idea, ma perché in Africa è nata la musica, e la musica è la mia passione.

È un lavoro che sta andando bene, sono soddisfatto, sta girando bene nei circuiti che possiamo definire alternativi.

Io sono napoletano e son soddisfatto di ciò, abito al Vomero, un quartiere ingiustamente additato come piccolo borghese o di personaggi dalla cultura discutibile, mi vien da ridere, il Vomero è il quartiere che ha dato vita alla 4 Giornate, dove è nata la prima esperienza di centro sociale, chi non ricorda Jessica? e non era una struttura pubblica ma un centro privatissimo, della Fiat.

Un’esperienza che durò pochi mesi, ma nei lontani anni 70 era qualcosa di nuovo, anzi completamente sconosciuto. Inoltre il primo vero locale rock di Napoli era al Vomero, il Trilogy, alle spalle del Collana, il centro storico in quel periodo non esisteva proprio.

Il fatto di essere mancino mi ha fatto leggere sin da bambino il mondo all’incontrario, che i vomeresi siano tutti “chiattilli” è un luogo comune, francamente mi fa ridere.aggiungiamo il fatto che sono scuro di pelle rende il tutto un po’ più paradossale.

Ho studiato al Liceo Galilei, sempre al Vomero, Galileo non era uno scienziato ufficiale, era un outsider,  e poco considerato, quando disse “eppur si muove” dovette ritrattare, mi chiedo: perché mai avrebbe dovuto farsi uccidere?

La cultura è il patrimonio con cui dobbiamo fare i conti. Noi napoletani siamo più greci che romani, eravamo capitale della Magna Grecia, la cui filosofia era “mi puoi rubare il denaro ma né le idee né la mia arte. Per me l’annessione al Regno d’Italia fu un errore, potevamo creare una repubblica per fatti nostri, con vicinanze greche o africane.

E anche sul piano culturale c’è poco da scherzare, molti gruppi, come il Balletto di Bronzo, o gli stessi 666, gruppo dove c’ero anche io con il mio, ancora oggi, inseparabile amico, Vittorio Nicoletti Altimari, i Bisca, i Walhalla , insomma dal Vomero si costruì quella indimenticabile fucina di artisti partenopei che diedero il via al cambiamento musicale di questa città. Ma vorrei ricordare tutti quelli del gruppo che è stato lo start del mio rapporto con l’arte: Massimo Curcio (voce, chit), Marco Gesualdi (chit), Vittorio Nicoletti Altimari (basso, voce), Gennaro Carretta (batt, voce).

Io mi definisco un’anarchico, credo che essere anarchici sia molto difficile, l’anarchico deve essere umile, è quella oggi, nella società dei social e dell’apparenza è una cosa molto difficile.

Come musicista credo che quello che io, e il gruppo che mi supporta facciamo, sia molto importante, credo di valere molto, e la mia musica è politica e rivoluzione allo stesso tempo. Con bungt bangt ho voluto esaltare la cultura del riciclo, non sono cose buttate la per caso, il riciclo è una delle priorità da affrontare. Il progetto Bungt Bangt ovvero -percussionisti allo scasso-, nasce con la produzione di Umberto Massa, sono sempre stato fortunato perché ho sempre avuto molti amici cari e veri, l’amicizia per me è un valore importante e fondamentale per la vita.

Sono anarchico perché  gli anarchici sono “cittadini del mondo” non è una frase buttata lì tanto per dire e per dirla grossa, io mi sento napoletano, africano, cubano, sudamericano, il mondo è di tutti, i guasti che si possono compiere in un Paese dall’altra parte del globo sono i guasti per tutti, inquinamento causato da cinesi e americani coinvolge tutti noi, le conseguenze le avvertiamo ovunque. Questo è uno dei motivi che mi fanno vedere gli Stati come piccoli fazzoletti ove ognuno può fare quel che vuole, non è possibile andare avanti così.

Sono preoccupato perché la natura non ha morale, non perdona, quando una cosa si distrugge è la fine, non la puoi aggiustare più. Invece ognuno si preoccupa del proprio terrazzo senza capire che sia  quello del vicino o quello  lontano subisce a causa di uno danni irreversibili.

A quelli che parlano dal loro salotto di Africa e africani dico che gli africani son tutti eroi, ma pensate cosa vuol dire attraversare un deserto con prole al seguito? E poi finire in carcere in Libia? Attraversare il mare in una barca ove non hai un metro quadrato di spazio? Scendere a terra e trovare tanta ostilità? È una cosa che solo gli eroi possono fare, scommetto la mia carriera a trovare in questa città un uomo o donna, magari al settimo mese di gravidanza a compiere una esperienza simile. Questo è uno dei motivi per cui ho creato Mozzarella Nigga, è un compito in bianco e nero, cerco di ribellarmi così al fatto che tutti noi stiamo rinnegando l’appartenenza alla natura.

La verità è che ai potenti della terra le cose stanno bene così, perché l’Africa è la fogna dell’occidente, più o meno come Napoli è quella d’Italia. A chi conviene cambiare lo stato delle cose attuali? A nessuno che ha le chiavi del comando.

So bene di andare controcorrente, ma di Cuba mi è rimasta impressa la grande miseria e l’impossibilità per un cubano di muoversi liberamente, se vuoi andare in un posto lontano cento Kilometri da casa tua devi chiedere un permesso speciale alle autorità, e poi non può mugugnare, altrimenti son guai, noi dobbiamo avere il coraggio di raccontare la verità, un artista ha il dovere di farlo, e allora dico che una cosa è essere guida, un’altra essere capo.

Sono grande di età, ho vissuto tutti i periodi cosidetti rivoluzionari, ad esempio la generazione dell’Autonomia operaia, che pure ho di striscio vissuto, per me fu la necrosi del 68’ i genitori divennero “amici e confidenti” dei figli, ma questa fu una cosa orribile, i figli dei 68ini sono cresciuti “senza regole”.

Mio figlio Riccardo ha 17 anni, è nato con le bacchette in mano, ma io ho cercato di essere padre, né amico o consigliere, un genitore deve limitarsi a dare delle regole e fare da guida, non essere amico, ma che vuol dire? A questo mondo ognuno deve avere il suo ruolo e spazio, non deve subire “invasioni” seppur dettate dalla buona fede.

La mia famiglia mi ha aiutato tantissimo a cercare di fare al meglio questa professione, forse papà avrebbe voluto che facessi il “conservatorio” ma io non ho voluto, cominciamo col dire che non mi piaceva già il nome “conservatorio” io non voglio conservare nulla, per uno che si sente artista la testa deve essere piena di cambiamento, ricerca, novità, non mi piace e son contento di non esserci mai andato. Un artista deve avere dentro di se l’arte, nessuno può insegnargliela, son convinto che la vera arte nasca dall’istinto. Credo di fare bene il mio mestiere, riesco a vivere, certo ho i problemi di tutti, bollette, rate e resto, purtroppo è vero però che per un artista il denaro è l’unità di misura del proprio successo e traguardi raggiunti, si può apparire ingiusto, ma piaccia o meno così è, il denaro è il valore del tuo successo.

La musica è qualcosa di grande, perché è universale, la puoi esprimere ovunque, ti può non piacere ma il bello della musica è questo, il piacere di essere compreso in ogni angolo del pianeta.

Io ho suonato anche per i monaci francescani in un convento, il musicista è per sua natura curioso, io, benché anticlericale sono andato lo stesso, ho cercato di capire, così come sono andato a suonare nelle prigioni, voglio conoscere bene il mondo.

I talk show non mi piacciono, mi hanno cercato e non una sola volta, ma ho sempre rifiutato, oltre al fatto che sia già tutto prestabilito, ma rifiuto proprio l’idea che uno che della musica ne ha fatto il proprio mestiere si metta in gara con altri più o meno come lui, così facendo l’artista diventa vittima. È proprio l’idea del talk show che trovo indecente, poi per quanto riguarda la visibilità che offrono, io preferisco cercarla nelle piazze e nelle strade e nei luoghi ove mi danno occasione di esprimermi, poi c’è una cosa che taglia la testa a tutto, non guardo e amo la televisione, per me è un mezzo inutile. La musica è la mia rivoluzione.

Così come non vado nei locali, ove sei sottopagato rispetto a quello che esprimi, ti chiedono di portare gente e che magari consumi anche molto, no, niente affatto, io cerco di vendere la mia arte, i miei progetti, non le birre, poi non mi piace il termine “gente” per me esistono le “persone”

A Napoli l’arte è da molti lustri in continuo fermento, il fenomeno dei neo-melodici lo spiego in una frase, “ovunque c’è cultura c’è sottocultura”, per il resto è una città che continua a dare il meglio di se stessa, e questa non è una cosa scontata. Murolo è stato il Vinicio de Morales italiano e Pino Daniele, (il quale mi ha insegnato a percepire la musica) col quale sono felice di aver collaborato,  la massima espressione della musica dello stivale, francamente rifuggo dal cantautorato, ben cosciente di attirarmi qualche critica dirò che de Andrè non mi è mai interessato seguirlo, lo stesso dicasi per altri come lui.

Su de Magistris? Mi interessa soprattutto come persona. Io sono scappato dal Centro storico nel ’95, era buio, terribile, isolato, luogo di scippi, rapine e prepotenze, oggi è qualcosa di grande, di colorato, davvero -Napul é mille culure-,  non vorrei parlare a vanvera, ma credo che  Luigi sia capitato nel posto giusto al momento giusto, quando la città andava rifondata, credo che il suo appoggio incondizionato alle strutture liberate o centri sociali sia spontaneo e non calcolato, ha compiuto una delibera sugli artisti di strada che giudico rivoluzionaria e che in nessuna altra città europea è così sensibile all’arte di strada, si può non essere d’accordo, ma ha reso questa città “esplosiva”. Però sono sofferente alle continue polemiche che ci sono tra lui e Saviano, credo che siano due grandi napoletani che potrebbero fare bene insieme tante cose per la città.

Il Sindaco è uno strumento del popolo e credo che lui stia facendo bene il suo compito. La camorra? Come ho detto prima mio figlio è nato con le bacchette nelle mani, al contrario il figlio di un camorrista nasce con la pistola in mano, credete sia tanto facile rinnegare le proprie origini?

Vorrei suonare tanto e a lungo, migliorare per me e chi mi vuol bene la mia arte, sento intorno a me affetto, se dovessi scegliere un posto dove morire vorrei fosse l’Equatore, dove c’è il clima ideale per potere chiudere una bella pagina

Vincenza Muto

Appassionata di politica e comunicazione, antifascista e militante in diversi collettivi durante gli anni trascorsi alla facoltà di sociologia, mi sono sempre dedicata a tematiche sociali. Mi sono impegnata nelle battaglie per l’acqua pubblica, nella difesa della scuola pubblica, ho lottato per difendere l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per i diritti civili e per l'autodeterminazione delle donne e in generale lotto per la difesa dei diritti della fasce più deboli della società.
Un commento

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  • giovanni luigi panzetta
    18 luglio 2017 at 13:23 - Reply

    Bella “intervista”….con belle risposte….;)