MANN: LA NUOVA SEZIONE EPIGRAFICA (II PARTE)

I graffiti dei vandali pompeiani disegnati sui muri della città. Disegni, versi e imprecazioni

L’ultima sala della neonata sezione epigrafica al MANN per la prima volta mostra al pubblico frammenti di intonaco affrescato provenienti da Pompei, su cui si conservano vive tracce dei nostri antenati. Si tratta di veri e propri graffiti eseguiti da “vandali” di strada, pronti a lasciare il perenne ricordo, iscritto sui muri della città, delle loro esperienze quotidiane, di avventure amorose, di offese subite e di feroci invettive contro un rivale.

Sogni, sfoghi e imprecazioni di gente comune prendono vita dopo quasi duemila anni e ci sembrano così attuali, accorciando le distanze tra noi e il mondo antico. Il disegno stilizzato di un gladiatore ci fa rivivere l’ambizione di un ragazzo che probabilmente aspirava, delineandone il contorno, alla gloria militare e alla fama di un valoroso combattente.

Una serie di vignette, databili dopo il 50 d.C. e rinvenute presso la bottega di Salvius, anticipano di gran lunga il nostro fumetto, evocando, assieme a piccole didascalie, le fasi di un litigio fra giocatori di dadi.

Insomma, siamo di fronte a importanti testimonianze della vita pubblica e, soprattutto, privata dei Romani che ci appaiono nella loro autentica realtà e quotidianità.

Una bionda mi ha insegnato ad odiare le more. Le odierò se mi sarà possibile; se no, le amerò, anche contro voglia. Scrisse la Venere fisica pompeiana

Tra i graffiti che ricoprono i muri di Pompei molti sono in versi: citazioni letterali tratte innanzitutto da Ovidio e Properzio, brevi ed originali elegie sulla sofferenza dell’amore, ma soprattutto versi a carattere osceno. Per questi ultimi, gli “street writer” dell’antica Pompeis ’ispirarono alla poesia d’invettiva, al teatro comico e ai “Canti di Priapo”, che dal dio col fallo sempre eretto prendono il nome e il carattere osceno e apotropaico. Così su un frammento di intonaco, proveniente da un muro presso l’ingresso di una domus, ancora leggiamo:

Qui e ora ho scopato una ragazza bella d’aspetto, da molti lodata,

ma dentro era soltanto fango

Non solo oscenità, ma molte sono anche le massime di saggezza mutuate dalla commedia nuova e dalle sue istanze moraleggianti, che dal greco Menandro giunsero fino all’Occidente romano con Terenzio.

Sulle pareti si erge, poi, da sempre immancabile, la propaganda elettorale, oggetto immediato di satira politica:

Mi meraviglio, o muro, che tu non sia crollato sotto il peso di tanti noiosi manifesti elettorali

Gli uomini che prendono voce in questi frammenti espressero sentimenti e stati d’animo non molto differenti dai nostri, tra cui l’ossessione di lasciare una memoria di sé.

Memoria che oggi si può cogliere in tutta la sua concretezza, ma che rischia paradossalmente di essere cancellata ogni volta che nel nostro Paese si mettono in dubbio, nella scuola, l’utilità e il valore degli studi classici

No commento

Lascia risposta

*

*