Maite Iervolino: perché voto Potere al Popolo

Intervista di una studentessa dell'Orientale alla nostra collaboratrice che spiega i motivi della sua scelta

 Di Benedetta Borsa

Maria Teresa Iervolino (Maite) è iscritta al Partito della Rifondazione Comunista e da anni è nella realtà culturale partenopea, in prima linea per la difesa dei diritti e delle soggettività.

Da docente alle superiori, scrittrice e traduttrice, conosce a fondo le frustrazioni del precariato e della disoccupazione. Ha svolto svariati mestieri finendo vittima “consapevole” della L.107. Ha un legame profondo con la staffetta partigiana Lidia Menapace, crede nella giustizia sociale, nella solidarietà e nella cultura della differenza.

Da studiosa della Resistenza e del ‘68 ha condiviso esperienze importanti con gli intellettuali dissidenti Ivan Klíma e Predrag Matvejević. Generosa e vulcanica, pasionaria, come le due maestre politiche: Elena Coccia e Dolores Feleppa Madaro.

Conobbi Maite al V anno del Liceo Garibaldi, era la mia docente di Inglese. Dopo diventate amiche, ammiro la sua passione politica e civile e siccome sostiene Potere al Popolo ho deciso di intervistarla.

Da dove nasce Potere al Popolo?

E’ nato a Napoli nel centro sociale Je so’ pazz’, ex OPG, si è diffuso in tutta Italia come movimento politico che guarda alla società, alle persone e parte dalle fasce deboli. Si fonda sui valori contenuti nella nostra Costituzione: giustizia sociale, sovranità popolare, diritto al lavoro.

Gli obiettivi sono il lavoro liberato dalla precarietà e dallo sfruttamento, l’affermazione dei diritti sociali, la tutela dell’ambiente, i diritti delle donne e la democrazia contro la barbarie del neoliberismo capitalista. E’ l’unico programma politico che pone l’attenzione sulle condizioni delle carceri.

Perché lo appoggi fortemente?

Potere al Popolo è sostenuto dal partito della Rifondazione Comunista di cui faccio parte. Credo nell’esperimento di un movimento dal basso a sostegno dei valori della sinistra comunista. E’ una lista antiliberista e il programma è rivolto a chi da chi non ha voce, agli sfruttati, alla maggioranza delle persone colpite da 25 anni di politiche capitaliste. Dall’estero sostengono Potere al popolo il coordinatore di Unidos Podemos Alberto Garzon e il leader della sinistra radicale francese Jean-Luc Melenchon. In Italia c’è bisogno di una sinistra popolare.

Molti miei coetanei guardano ai 5 stelle per una politica più giusta e meno corrotta. Perché per te è più giusto votare Potere al Popolo?

Sono felice che tu me lo chieda e che ci voterai. I tuoi coetanei purtroppo non conoscono il valore della storia politica e della militanza, ammirano chi urla e sembra rompere gli schemi.

Molti giovani della tua età, anche studenti e studentesse, si affidano al populismo, a chi si lamenta e non propone alternative concrete. Si cavalca l’onda e non si riflette sul fatto che ad esempio chi si dichiara antirazzista e antifascista, sostenendo il NO al referendum costituzionale, non ha votato lo ius soli.

Il problema sta nello svuotamento dei contenuti culturali, nella mancanza di punti di riferimento e nei limiti delle generazioni come la mia che, massacrate dal precariato, non hanno potuto ripercorrere i valori tramandati dalla Resistenza.

I giovani si sono allontanati dalla politica. Potere al Popolo è l’occasione per riavvicinarli?

Dire “i giovani” non significa nulla, essere giovani è un dato biologico. Il giovane diventa adulto, poi vecchio. Ma dare una caratterizzazione sociale all’essere giovani è riconoscerne la collocazione nella società. Tu sei una giovane studentessa e per te i giovani sono i tuoi compagni studenti, è naturale. Parlerei di giovani generazioni, di giovani operai, lavoratori, disoccupati e così via.

Le nuove generazioni non si sono allontanate dalla politica, dentro non ci sono mai state: private del senso critico e del diritto alla continuità di docenti, di un percorso di studi basato sulla persona e sull’approccio critico, seguono pensieri demagogici, “la politica è corruzione”, “la politica mi fa schifo”. Rifiutano l’impegno e il sacrificio, non hanno entusiasmo, né curiosità. Tu sei un’eccezione. Pochi ragazzi scelgono i partiti, pochi altri scelgono i centri sociali per essere liberi di manifestare pensieri e azioni di solidarietà in un contesto antiliberista. Ancor meno sono coloro che si iscrivono all’ANPI, lì c’è quanto manca in molti contesti sociali: la cultura della Resistenza, del sacrificio, dell’impegno civile. Potere al popolo è l’occasione per coinvolgere i più giovani perché rappresenta la possibilità e la speranza di uscire da una crisi profonda.

C’è qualcuno che avresti voluto tra i candidati?

No. La persona che speravo c’è: Lidia Menapace, la mia luce, la mia stella. Ho accolto con emozione la notizia della sua candidatura, accettare una sfida così importante alla soglia dei 94 anni non è solo passione o follia, è coscienza lucida del fatto che i riferimenti sono necessari e non bisogna mai smettere di credere nel cambiamento o di sognare la realizzazione di ciò che ora appare impossibile. Anche la Liberazione appariva impossibile eppure …

Non servono “grandi nomi”, tra i candidati ci sono persone che non hanno mai lasciato la lotta e comunque vada continueranno ad impegnarsi anche dopo il 4 marzo. A Napoli siamo fortunati, oltre alla portavoce nazionale Viola Garofalo, tra i candidati spiccano il giurista Danilo Risi, lo storico Geppino Aragno, il sindacalista FIOM Giorgio Cremaschi, uomini e donne coraggiosi, figli del popolo, e ci rappresentano al meglio. Per il movimento dei precari della scuola c’è la straordinaria Marcella Raiola, donna di passione, di cultura, di lotta. Nelle altre regioni ci sono compagni che vengono dalle battaglie civili (NoTav, acqua pubblica, sindacati e centri sociali).

Speravo nella candidatura di Moni Ovadia. Non si è candidato, ma è tra i sottoscrittori del manifesto degli intellettuali.

Cosa pensi dei fatti di Macerata, degli episodi di violenza durante questa campagna elettorale?

La violenza è da condannare sempre. L’efferata violenza fascista è inaccettabile e nessuno può farsi giustizia da solo. Temo i rigurgiti fascisti e nazisti. Il fascismo è un crimine, condannato dalla legge e dalla Costituzione. La cultura della violenza non appartiene a Potere al Popolo. Purtroppo non è solo a Macerata che si verificano inenarrabili fatti di violenza.

La nostra campagna elettorale si è svolta nel rispetto di tutti, salvaguardando contenuti e ideologie, ripudiando il fascismo.

Sapresti individuare una causa e una conseguenza di questo emergere della violenza neofascista?

E’ facile prendersela con i più deboli, denunciare i problemi cercando il capro espiatorio in qualcos’altro. Se non c’è lavoro è colpa degli immigrati, non solo rubano, ci ammazzano e portano via il lavoro. Ma quanti italiani lavorerebbero a certe condizioni? Nelle città il degrado dipende dai senza tetto e dai Rom

Le cause degli estremismi stanno sempre nel disagio vissuto dalle persone, ma causa della violenza neofascista è anche la grave e colpevole ignoranza. L’Italia non ha fatto ancora i conti con la propria storia. Anche all’estero impazzano fenomeni e idee che richiamano al nazifascismo. L’onda populista coinvolge un po’ tutti, soprattutto i più giovani con un basso livello culturale che pur non essendo violenti manifestano sentimenti razzisti.

Per le vie di Roma ho sentito frasi orrende da alcuni adolescenti come “quelli sono negri, andiamo via”, oppure “i rom non li vogliamo” e altre espressioni che non ripeto. Purtroppo l’odio fomentato da partiti come la Lega che ha eliminato la parola Nord così da legittimare a livello nazionale il razzismo nei confronti degli immigrati – fino a poco fa nei confronti dei meridionali – non aiuta nella costruzione di una società antifascista e non violenta, rispettosa della cultura della differenza.

Per Potere al Popolo i migranti vanno accolti e integrati. Non tutte le forze politiche e parte della popolazione lo pensano. Un’integrazione dall’alto può cambiare questo modo di pensare?

Tutto quello che parte dall’alto non ha sempre la garanzia di riuscita. L’integrazione deve essere al primo posto delle agende di governo, però deve nascere spontanea e dalle persone. Anch’io ho vissuto all’estero e non sono mai stata discriminata. Mio nonno è stato emigrante, andò a lavorare in Venezuela nei primi anni Cinquanta, nessuno lo maltrattò perché straniero. L’accoglienza è la base dell’integrazione, come il rispetto per le culture altre, se manca questo nessun provvedimento dall’alto potrà smuovere le coscienze. Il processo deve partire dalle scuole, dalla società civile e dalle famiglie.

A Napoli siamo fortunati, abbiamo una storia secolare di accoglienza e integrazione ed è bello che Potere al Popolo sia partito proprio da qui, dalla città che per prima ha liberato l’Italia dai nazisti. E’ da qui che è cominciata la Resistenza, perché non può cominciare anche qualcosa’altro?

Riuscirete a raggiungere il 3%?

Non lo so. Riparliamone il 4 marzo. Sarebbe fantastico!

Cosa pensi di questa legge elettorale?

Un pasticcio totale. Non si possono scegliere i candidati, non si valorizzano i partiti.Facciamola rifare presto!

Ti vedrò tra i candidati in futuro?

Pensiamo ai candidati di Potere al Popolo. In futuro se ci sarà bisogno di me non mi tirerò indietro. Se mi sarà chiesto ci metterò il cuore, l’anima e la passione. E ora al lavoro, e alla lotta.

 

4 Commenta questo articolo

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  • Benedetta Borsa
    2 marzo 2018 at 14:59 - Reply

    Grazie per aver reso pubblica questa piccola intervista! Spero che possa aiutare qualcuno a fare la scelta giusta domenica!

  • Benedetta Borsa
    2 marzo 2018 at 18:35 - Reply

    Spero che questa breve intervista possa essere d’aiuto a qualcuno domenica! Grazie per averla resa pubblica

  • Maite Iervolino
    3 marzo 2018 at 16:15 - Reply

    Cantolibre è un giornale bello e libero, appunto. Ho l’onore e il piacere di collaborare con la redazione. Sarebbe bello che anche tu provassi a scrivere ogni tanto per la bella informazione pulita! Sei bravissima e grazie!

  • pozeracz
    7 marzo 2018 at 14:53 - Reply