Magnammece o Pesone: Napoli non è una bomboniera

L’albero? Per noi una buona vetrina per segnalare il primo dei problemi in città, l'abitare tutti
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Abbiamo incontrato ieri 12 dicembre Angela Polverino e Laura Rinaldi, attiviste di Magnammece o Pesone, a proposito dell’occupazione svolta alla Rotonda Diaz sul megaAlbero di Natale, ci fa piacere pubblicare le loro fondamentali ragioni e opinioni.

Nel movimento Magnammece o pesone ci sono molti attivisti dei centri sociali che sono attivi non in quanto a rappresentanti di tali luoghi. Noi utilizziamo quegli spazi perché è in essi che  vengono aperti, in parte i nostri sportelli. Ma il nostro è un movimento più ampio che parla dell’emergenza abitativa. Il nostro movimento non ha una sede, che per lo più è rappresentata dalle case occupate. Gli sportelli sono sia nelle case occupate sia in alcuni centri sociali ma anche in luoghi dei più disparati.

Noi abbiamo occupato sei palazzi  da quando abbiamo cominciato quest’attività di giustizia sociale

La prima occupazione è stata la Schipa, poi Villa de Luca a Capodimonte entrambe di proprietà comunale, il terzo è il Cross a Salita Arenella.

dgCi sono, poi, l’ ASL a Materdei di proprietà regionale e, infine il Belvedere nella via omonima di proprietà della Curia ed è l’unico palazzo sgomberato, l’ex Annona di proprietà comunale e l’ultimo Zia Ada a p.zza Miraglia sempre di proprietà della Curia.

Noi personalmente veniamo dall’esperienza dei centri sociali ma il movimento del diritto all’abitare è un’altra cosa. Con noi nei palazzi occupati vivono famiglie e giovani precari; tra di noi c’è una composizione variegata, larga  e trasversale.

Più che un collettivo o comitato siamo un movimento, perché abbiamo la pretesa di parlare un linguaggio che non sia di un gruppo ristretto ma che sia rivolto all’esterno e si apra ad esso. Cerchiamo di fare aggregazione non sul bisogno del collettivo, anche perché abbiamo occupato a partire dal nostro bisogno personale e abbiamo pensato che ciò potesse essere lo stesso per altra gente e abbiamo cercato di dare anche a loro quest’opportunità.

Siamo partiti da un gruppo di persone che occupano per un  bisogno soggettivo con l’arrivare a porci il problema che a Napoli l’emergenza abitativa non è un problema solo di alcune cerchie ristrette ma è un problema sociale forte, ed è per questo che ci siamo proiettati all’esterno aprendo i già citati sportelli dove la gente viene a parlare dei loro interessi inerenti a quest’emergenza, anche se poi solo pochi vanno ad occupare realmente.

I loro problemi vanno dallo sfratto, al rincaro all’espulsione dal centro storico. Diversi sono i temi di cui ci occupiamo e che di fatto sono intrecciati tra di loro, l’occupazione non è l’unica cosa che noi facciamo.

Abbiamo fatto una scelta, occupare edifici che hanno determinate caratteristiche, che spesso e volentieri sono frutto di abbandono e dell’interesse delle proprietà pubbliche, non occupiamo case perché banalmente non ce ne sono nel centro cittadino,  occupiamo stabili, palazzi e ne riconvertiamo l’uso in abitazione e strutture che sono quasi sempre simbolo di speculazioni immobiliari o dell’abbandono.

Fanno tutti parte del centro cittadino perché pensiamo che l’edilizia popolare fatte negli scorsi anni, confinando le persone nelle periferie, abbia creato dei quartieri dormitorio o ghetto, quello delle Vele è più pragmatico in questo senso. Questa scelta, noi pensiamo, che si interseca con un altro tema oggi molto attuale, che poi ci ha portato all’occupazione simbolica de “NAlbero“. Bisogna capire come questa ricchezza, che anche il turismo sta aiutando a contribuire, si traduce poi.

Se si traduce in welfare, presidi sanitari aiuti per le persone in emergenza abitativa sostegni alle fasce più deboli, allora che ben venga, ma se tutto ciò si traduce solo in nuovi punti vendita di Leopoldo o Vesi, per esempio, e se vengono sfrattati gli abitanti storici del centro per aprire nuovi B&B , allora c’è qualcosa che non va.

caseLa nostra città sta subendo un processo: che vuole l’espulsione delle fasce più deboli e, le nostre occupazioni a scopo abitativo nel centro della città sono anche questo. Noi abbiamo il diritto di vivere nella nostra città. Inoltre il centro di Napoli è particolare perché è patrimonio Unesco, ma non soltanto per i beni culturali, ma perché è vissuta dalle persone.

Napoli ha questa caratteristica particolare rispetto alle altre città, dove il centro storico è una vetrina, dove gli abitanti soprattutto quelli delle fasce più deboli vivono ai margini, a Napoli sopravvive proprio questo, una composizione sociale “proletaria” che continua a sopravvivere al centro. Ed è anche per questo che il nostro centro storico è patrimonio UNESCO,  soprattutto grazie alla sua cittadinanza che arricchisce i quartieri del Centro Storico.

Se l’Amministrazione desse delle case in periferia? Questo apre un altro tipo di problema, perché noi viviamo in una grande emergenza abitativa che raggiunge numeri assurdi e che si manifesta nei modi più svariati; ci sono persone che vivono in case fatiscenti o che non hanno un contratto o addirittura che stanno per strada e allo stesso tempo abbiamo un’edilizia pubblica che è ferma da vent’anni con liste d’attesa lunghissime e scarti che non vanno al di là di sei o sette posti, rendendole di fatto bloccate.

Il nostro movimento, oltre che portare avanti le vertenze dei singoli palazzi che siamo andati ad occupare, prova a porre dei problemi all’amministrazione sia comunale che regionale. L’anno scorso abbiamo fatto una battaglia per far mettere a bilancio alcuni soldi per il sostegno alle persone che sono sotto fratto per morosità incolpevole.

N’Albero? È un enorme centro commerciale fatto ad uso e consumo dei turisti, di fatto a pagamento, è una bomboniera in una vetrina, e noi con quell’occupazione simbolica abbiamo voluto dire che la nostra città non è una vetrina, a noi non servono solo B&B e alberi di Natale giganti, a noi servono sostegno per l’emergenza abitativa, strutture vincolate all’uso sociale.  Serve guardare a questi bisogni e ci interessa anche capire le condizioni di lavoro alle quali sono assoggettate le persone che lavorano in queste strutture perché è luogo comune quello che continuiamo a sentire, che il turismo in questo modo serve, perché porta ricchezza, ma in realtà quello che accade è che il proprietario di una pizzeria si arricchisce e apre nuove pizzerie ma il ragazzo che lavora in quella pizzeria continua ad essere sfruttato  e vengono pagati 25€ per 10 ore di lavoro. Di cosa stiamo parlando? Chi veramente si arricchisce?

fiumeQuest’amministrazione, certamente ha marcato una discontinuità rispetto alle precedenti, sia come predisposizione sia perché rispetto ai fondi destinati all’emergenza abitativa si è fatto un passetto in avanti, nonché per alcune misure che sono state prese ha rappresentato una discontinuità con le altre, ma è altrettanto vero che sconta altrettanti limiti che sono ancora forti, perché i fondi messi a disposizione sono veramente esigui, non c’è possibilità di destinare nuovi fondi rispetto ad un’edilizia pubblica che parli anche di riconversione rispetto al riutilizzo e soprattutto rispetto a questa questione del turismo e della messa a valore speculativa del centro storico, con eventi quali l’America’s Cup e le sfilate D&G prima e ora l’albero, tutto ciò si concretizza più come una volontà di far apparire Napoli più come uno specchietto delle allodole che non andare più a fondo dei problemi sociali di questa città.

È vero che il tema dell’emergenza abitativa si è affrontato anche durante i nostri incontri con il sindaco, domani abbiamo anche un nuovo incontro con l’Assessore Panini, ma tanto c’è ancora da fare: lo sblocco dell’albergaggio sociale, per dirne una, è una misura molto parziale che il Comune ha messo in atto per sostenere le persone in emergenza abitativa. Il problema, purtroppo, è sempre lo stesso e cioè: quanti soldi vengono messi a disposizione? perché se c’è un investimento grosso, allora all’ente conviene di proporsi ad ospitare persone che vivono quest’emergenza, in caso contrario è ovvio che le aste vanno deserte come è accaduto sei mesi fa, dove nessun ente ha partecipato in quanto i soldi messi a disposizione davvero erano pochi.  Ci  battiamo affinché questo cambi, anche se politicamente tutto ciò è insufficiente, perché le persone hanno bisogno di case e non di essere alloggiate, è  quest’ultima una misura emergenziale che non affronta il problema.

Per noi si dovrebbe dare un sostegno alle famiglie morose, trovare un modo per riprendere in mano il tema dell’edilizia popolare pubblica che come abbiamo già detto è ferma e su questo lo scorso anno abbiamo fatto delle proposte al governatore De Luca che fino a questo momento fa orecchie da mercante.

La Regione Lazio, ad esempio, con una delibera sta affrontando quest’emergenza e non costruendo nuovi palazzi ma recuperando quelli che già ci sono. Crediamo che questa politica è molto intelligente perché non dà spazio agli speculatori di arricchirsi su questo tema.

zeroNegli anni abbiamo fatto un buono screening delle strutture cittadine di proprietà pubbliche e della Curia. Quest’ultima apre ancora un altro spazio enorme di dibattito, poiché è il primo proprietario di immobili di questa città e si sa che hanno anche enormi benefici fiscali. Il 70%  delle persone che vengono da noi sono persone sfrattate o sotto sfratto da immobili di proprietà della Curia, e questa, che rappresenta il più grande potere forte in città e, spesso eredita immobili vincolati all’uso sociale, invece no, loro affittano case alle persone con canoni esagerati, li sfrattano per farci alberghi e B&B.

Il Belvedere è l’esperienza simbolo di tutto ciò, noi l’abbiamo occupato due vote e  due volte siamo  stati sgomberati proprio perché ci vogliono fare un albergo d’èlite e lo stesso discorso vale per  l’edificio a P.zza Miraglia dove il pericolo di sgombero è molto forte in quanto l’arciconfraternita dei Servi di Gesù vuole affittare a Iovine, un imprenditore, che vuole farci un b&b. non rispettando le raccomandazioni di Papa Francesco: non fare alberghi nelle loro strutture, al contrario loro fanno esattamente l’opposto minacciando lo sgombero 30 persone più dieci bambini, tutti rischiano di perdere un luogo dove ora abitano per farci un b&b.

Dai nostri dati e statistiche possiamo dire che sono all’incirca 17mila famiglie all’anno che sono sotto sfratto. Il movimento seppur trasversale è un granello all’interno di tutto l’insieme delle persone che vivono l’emergenza abitativa.

sfratti2Sulla legge Lupi, abbiamo fatto una battaglia rispetto a questo perché alla residenza è legata il diritto di avere assistenza sanitaria o al diritto di iscrivere i figli a scuola e su questo punto l’amministrazione comunale, ad essere sinceri, l’abbiamo trovata spesso disponibile e quindi si è trovato l’escamotage di prendere residenza “su strada”, vuol dire che la residenza è nei pressi del numero civico del palazzo, garantendo in questo modo tutti i servizi.

Il Sindaco, l’ex Assessore Fucito e il direttore dell’anagrafe, sono stati disponibili a questa procedura, molto simile a quello dei senza fissa dimora, lo scatto in avanti è stato che per quest’ultimi la residenza è presso la municipalità.

Questa amministrazione ha aperto degli spazi, ma sta a noi provare a riempirli, anche se tutto ciò vuol dire portare alle estreme conseguenze delle contraddizioni. Ma oggettivamente c’è una differenza con le altre città questa amministrazione non ha mai sgomberato, e, rispetto alle altre città, anche a guida, cosiddetta di sinistra, è una gran cosa”.

Gli sportelli di Magnammece o pesone sono attivi presso:

  • Laboratorio SKA  il lunedì dalle 18 alle 20
  • Mensa Occupata il lunedì dalle 18 alle 20
  • Centro DAMM il martedì dalle 18 alle 20
  • Ex Scuola Schipa il giovedì dalle 18 alle 20

 

Vincenza Muto

Appassionata di politica e comunicazione, antifascista e militante in diversi collettivi durante gli anni trascorsi alla facoltà di sociologia, mi sono sempre dedicata a tematiche sociali. Mi sono impegnata nelle battaglie per l’acqua pubblica, nella difesa della scuola pubblica, ho lottato per difendere l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per i diritti civili e per l'autodeterminazione delle donne e in generale lotto per la difesa dei diritti della fasce più deboli della società.
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