Ma cosa fanno i marinai…

Trentunomila militari, 150 navi, 30 scatti di stipendio, 0 produzioni, 0 salvataggi, una montagna di soldi dilapidati

scritto da Vittorio De Asmundis

Totò Martello è il Sindaco di Lampedusa e di Linosa. Un passato politico di sinistra nel Pd ma da due anni solo di sinistra e ovviamente senza il Pd. Un giorno di fine agosto sull’isola maggiore si è visto arrivare un grosso peschereccio con nientedimeno che 450 migranti. Cavolo, si è chiesto, è da circa due mesi che ci arrivano barche, barchette, barchini, con poche persone a bordo, ma ora, un elefante marino con 450 disgraziati come potranno giustificarsi “di non averlo visto” le autorità portuali, la Marina Militare e il Governo? Ed ecco la domanda che almeno noi antimilitaristi ormai stagionati ci facciamo da una vita e che finalmente viene fatta con un enorme ritardo da un rappresentante ufficiale delle Istituzioni: “Ma cosa fanno i marinai della Marina Militare?” Una domanda elementare che si può allargare a tutto il mastodontico Esercito Italiano e a tutte le Forze Armate. Ma cosa fanno i militari?

E’ opportuno ripetere (e lo dovremmo ripetere ogni giorno nel Parlamento Italiano, nelle Università, nelle Scuole Pubbliche, nei posti di lavoro, nelle file alle Poste, anche e soprattutto nelle file della Caritas) che i militari italiani in servizio sono circa duecentottantunomila, una moltitudine di uomini e di donne che, tolti i circa centomila Carabinieri che non entrano in queste considerazioni, timbrano (o non timbrano, non so come funziona) il famigerato cartellino quotidiano e vanno a lavorare. Le Forze Armate sono la più grande Azienda Italiana. Ci costano circa 30 miliardi di euro all’anno, qualcosa come circa 83 milioni di euro al giorno (proprio quanto i bambinelli sprovveduti dei 5 Stelle, con le solite lacrime agli occhi dalla felicità, si esaltano di risparmiare in un intero anno con il provvedimento sulla riduzione dei parlamentari), circa 59mila euro al minuto e, diciamocela tutta, circa mille euro al secondo.

Il Sindaco di Lampedusa si chiedeva cosa facessero i marinai. Eppure la Marina Militare gestisce ogni giorno una Flotta imponente, composta da 75 unità principali, da 11 navi scuola, 1 nave oceanografica, 7 navi cisterna, 2 navi per esperienze tecnologiche, 3 navi idrografiche, 5 navi servizio fari, 6 navi costiere da trasporto, 32 rimorchiatori e 1 sola nave (incredibile) da salvataggio. E dove dovrebbero trovarsi tutte queste navi? Nel Mediterraneo, risponde prontamente la brochure militaresca. Come se un peschereccio con 450 migranti stesse facendo la sua crociera nel Mar Vattelapesca. Ora, si chiedeva il buon Totò Martello, poiché l’Italia non sta partecipando a nessuna guerra dichiarata, perché le sue navi militari non si impegnano a salvare o almeno a proteggere la vita dei poveri migranti? Cosa fanno, cosa producono i circa trentunomila marinai della Marina Militare?

Ho intervistato alcuni di questi integerrimi lavoratori. Mi hanno risposto, sembra inverosimile, che ogni mattina fanno l’alzabandiera, ogni sera fanno l’abbassabandiera, quando c’è il sole prendono il sole sul ponte, quando non c’è il sole giocano a carte in coperta, e poi caricano i cannoni, scaricano i cannoni, puliscono quello e quell’altro, contano i presenti, contano gli assenti, strombettano i silenzi, ascoltano strombettare i silenzi, fanno la colazione, fanno il pranzo e la cena, si fanno le docce, si asciugano i capelli, giocano le scommesse, si incazzano quando perde la Juventus, si rallegrano quando perde il Napoli, e, la cosa più importante, si divertono a sognare la loro futura carriera. Forse non ci crederete ma la scaletta meritocratica di un marinaio è fatta da trenta scalini, o trenta step, come civettuosamente li ha definiti un’aspirante ammiraglia.

Il primo step è occupato dal soldato semplice, che in Marina si complica e diventa “comune di seconda classe”. Poi si sale al comune di prima classe e poi al sottocapo. Dalla truppa ai graduati, col sottocapo di terza classe, il sottocapo di seconda classe e il sottocapo di prima classe. Quindi all’elite, con il sottocapo di prima classe scelto e il sottocapo di prima classe scelto speciale.

Ed ecco a voi i sottoufficiali, che partono dal sergente, quindi si salta al sergente capo e poi al sergente capo scelto, per finire, è ovvio, al sergente capo scelto speciale. E finalmente al capo di terza classe, al capo di seconda classe e al capo di prima classe. E quindi in Paradiso con il grado di maresciallo, e poi di luogotenente e poi di primo luogotenente. Gli ufficiali partono dall’aspirante guardiamarina, quindi si salta al guardiamarina e poi al sottotenente di vascello, al tenente di vascello e al capitano di corvetta, quindi al capitano di fregata e poi al capitano di vascello. E poi al trionfo e si arriva al contrammiraglio, all’ammiraglio di divisione e all’ammiraglio di squadra e, dulcis in fundo, all’ammiraglio di squadra con incarichi speciali. In capo a tutti c’è l’AMMIRAGLIO.

Non c’è voglia né tempo per chiederci e per trovare la differenza tra un capitano di corvetta e un capitano di fregata, ma, rimanendo terra terra, tra la bellissima canzonetta “ma come fanno i marinai” alla indimenticabile “oh capitan, c’è un uomo in mezzo al mar” non può esistere altra risposta da dare che “andiamolo a salvare”.

 

 

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