L’Ultimo restauro: Seconda parte

Continua la visita guidata nel Sancta santorum dei segreti di Napoli.

Riceviamo e pubblichiamo

di Antony Parker

Riprendiamo la visita guidata.  Alla tua sinistra, se sei rivolto con lo sguardo verso la Pietà, ecco la più sorprendente delle virtù della cappella,quella che quando la sentii nominare la prima volta non volevo crederci,  la  Soavità del giogo coniugale.Il giogo coniugale

 

 

 

 

Di fronte, a complemento, quasi a  spiegazione, la Sincerità , la più attesa delle virtù.  Sì hai capito bene.
Il percorso consiste nel lasciarsi alle spalle i cimenti appena affrontati e aprire il cuore, lo spirito e la mente alla rivelazione dei segreti della stanza delle nozze.
Questa esperienza, se sei arrivato troppo presto, e gli effetti di questo libello sono ancora nulli,  ti è in parte negata  perché il Cristo nella impropria posizione impedisce qualunque rito.
Sincerità2Oscillai tra le due colonne: giogo… soave…sincerità…giogo…sincerità… soave… leggero…sincero e così, senza aver concluso il percorso, ebbi la certezza che sarei convolato a nozze, capii che avrei trovato la persona con cui costruire la mia casa, il nostro tempio sorretto dalle quattro colonne.

Quando questo libello fu scritto imperversava nel mondo secolare la crisi dei rapporti coniugali, i divorzi prevalevano sui matrimoni che spesso duravano poco più di un nulla o continuavano fino alla fine come vuoti simulacri di solitudini irriducibili. Spostare quel Cristo da lì, permetterebbe di officiare riti e promesse matrimoniali. I convenuti avrebbero consapevolezza che coniugarsi implica sì accettare un giogo ma che tale limitazione alla propria libertà può e deve essere resa soave, leggera, continuamente ispirata dalla difficile sfida della reciproca sincerità. So bene che stai giudicando questo come una favola per bambini dove alla fine tutti vivono felici e contenti mentre la realtà coniugale è da sempre, di regola, tutt’altro. La realtà è che quasi sempre, terminata la fase della conoscenza, la vita coniugale si trasforma in un coacervo di frustrazioni, reciproche ipocrisie, sofferenze e fughe, sordi rancori e gratuita violenza,  insomma quanto di più lontano da quel cuore uno e duplice che sembra pulsare nella mano della più sorprendente delle virtù del Tempio.
Tutti sanno che Raimondo aveva prescritto che il Cristo fosse esposto  nella cripta  appositamente ricavata nella cavea, anche in osservanza di una familiare tradizione templare.
macchine orroreSe sei arrivato prestissimo il luogo dove dovrebbe giacere la statua  è ancora oltraggiato da quelle mostruose  macchine anatomiche. Questa è forse la più infame delle falsificazioni e mi chiedo  come si possa  permettere  tale sacrilega profanazione continuata  della cripta destinata ad accogliere e preservare nella luce della lampada perpetua la statua del Cristo.

 

 

 

 

Ma torniamo alla nostra visita guidata. Completiamo la ricerca delle dieci virtù facendo conoscenza con le ultime due, certamente le più misteriose: Lei, la velata Pudicizia e Lui, l’intricato Disinganno.  Sei arrivato al cuore del mistero, all’inizio di tutto. Qui il mio aiuto termina. Sei da solo, di fronte al motore erotico del Tempio.  Sei da solo, a cercare di svelare i segreti tesori della pudìca madre. Sei da solo, a cercare di  comprendere la  pervicace ricerca della luce e della verità che tra le maglie di una ingannevole rete l’opera suggerisce. Ma la rete degli inganni ti avviluppa ancora e, nella solitudine, le ragioni avverse ti vengono rivelate.
Pudicizia

 

“Fu deciso di esporre  il Cristo proprio lì, non solo perché  potesse  velare con la propria ombra di splendore le libertine e blasfeme virtù illuministe,  non solo per affermare l’obbligo della centralità del Cristo in ogni luogo di culto.  Sulla decisione pesò di più il dubbio che il progetto del Massone d’Alto Grado Raimondo de’ Sangro, se realizzato nell’esatta  volontà sua, avrebbe rivelato a chi avesse saputo comprendere il dono dell’immortalità del corpo. In cambio della dannazione dell’anima e di chissà quali altri servigi aggiungiamo noi”.  Quello che gli alchimisti chiamano eufemisticamente Pietra Filosofale, elisir di lunga vita o Grande Opera e noi chiamiamo dono di Satana.   Ma a rendere la scelta obbligata fu la certezza che dietro l’apparenza di una  cappella cristiana si  celasse un autentico Tempio Pagano dedicato ad un antichissimo rito egizio, ovviamente occultato e negato da veli e artifizi.  Nella cappella, o sarebbe meglio dire nell’empio  Tempio, tutte le virtù sono accoppiate per sesso omologo, il decoro e l’amor divino, la liberalità e l’educazione, lo zelo e il dominio di sé, la sincerità e la soavità. Tutte tranne le ultime due, il disinganno e la pudicizia, i monumenti funebri dedicati da Raimondo ai genitori.  La rete degli inganni tessuta dall’astuto e prudentissimo Raimondo vela con i riferimenti biografici di un monumento funebre le divinità principali del culto, il mitico Osiride smembrato dal fratello  e la velata Iside, la sorella e amante, che lo ricompose e lo resuscitò.  Pudìca madre,  la chiamano gli adepti”
disinganno
Questo raccontava a chi le prestava orecchio un ombra fugace alla porta del Tempio e questo si riporta nel presente libello senza commento alcuno.

Sei arrivato a leggere fin qui e sono certo che, come minimo, hai cercato informazioni in rete o in una biblioteca o in una libreria o addirittura sei già andato in cappella, e se ciò non è ancora avvenuto perché hai letto queste righe tutte d’un fiato, meglio. Sono certo che raccoglierai tutte le informazioni necessarie a comprendere il senso di quanto è scritto in questo libello e lo leggerai ancora, e studierai  ancora e lo leggerai di nuovo. Riprendo il racconto. La massoneria non è sempre stata quello che è adesso e non è detto che tutta la massoneria sia tutto e solo  quello che si dice.

 

 

La mitologia per ora non ci interessa. Ipotizziamo che tutto abbia inizio il 17 febbraio del 1600 col rogo di Bruno.
Galileo abiura nel 1633 ma la terra continuerà per sempre a girare intorno al sole. Con lo scandalo del rogo del filosofo nolano, del grande maestro visionario e radicale, stimatissimo in tutte le università e in molte corti europee, protetto della corona d’Inghilterra, la scelta dell’occultismo e del rigido esoterismo, oggi si direbbe della clandestinità, per filosofi eretici, alchimisti,  astrologi ed eruditi vari divenne ancora di più una scelta obbligata.

Giordano Bruno

Mentre nell’Europa riformata  libertini ed entusiasti testimoniavano il loro diritto all’esistenza, a Tubinga , nel 1614,  un circolo di giovani teologi ed eruditi per gioco e finzione (ludibrium et fictionae) diede il via alla più incredibile leggenda dell’epoca moderna,  destinata a generare adepti fino ai nostri giorni. La leggenda di un cavaliere errante, nato nel 1378 e morto nel 1484, che non giunse mai a Gerusalemme, o forse sì,  ma girò tutto il mondo conosciuto acquisendo tutti i saperi taumaturgici, filosofici, astrologici e alchemici e tornò in Europa dove insieme a sette compagni fondò la Confraternita dei Rosacroce concependo un’organizzazione destinata a perpetuarsi per l’eternità, sempre nel numero di otto attraverso la trasmissione dei libri e della conoscenza segreta da bocca ad orecchio dal Maestro all’allievo prescelto ed iniziato alla sostituzione. Non è  dato sapere con certezza se Raimondo si rifacesse direttamente alla fraternità della Rosacroce comunque va considerato che erano passati centocinquanta anni.  Nel terrore secolare dell’inquisizione, dall’occulto, la luce aveva illuminato, se non il mondo intero, almeno le corti e perfino sfiorato il seggio di Pietro. Non che fosse terminato il terrore dell’inquisizione che dal 1184 aveva governato l’Europa cristiana ma il suo potere era agli sgoccioli e  la fede nell’affermazione prossima, definitiva  dell’era dei lumi si era diffusa. Era iniziata la lotta senza quartiere al potere temporale del papato.  La nascita ufficiale  della Massoneria  rappresentava la punta più avanzata, articolata e sicura di questa impresa. La fede nell’affermazione prossima, definitiva  dell’era dei lumi e l’operoso agire affinché questa affrettasse il suo completo manifestarsi  vide Raimondo  costituire e poi ufficialmente sciogliere, la Rosa d’Ordine Magno, Gran Loggia di Napoli. La Cappella nella Sua originale progettazione, mai interamente completata e successivamente deturpata, era destinata ad essere, per sempre,  il tempio della Rosa d’Ordine Magno, Gran Loggia di Napoli, selettiva, aristocratica ma liberale, ospitale, europea, cosmopolita ed erudita.

L’architettura del tempio era chiara. La Cripta ricavata nella cavea, invisibile dalla cappella,  era  destinata ad ospitare il culto cristico esoterico della resurrezione, mentre la sala superiore era dedicata al culto laico e massonico delle virtù. In un discorso tenuto in loggia nel 1745 in occasione di una cerimonia di iniziazione, Raimondo de Sangro dice ai nuovi fratelli: “tutto ciò che facciamo è relativo alla virtù, e il  suo tempio che noi costruiamo, e i semplici e grossolani strumenti di cui facciamo uso non sono che i simboli dell’architettura spirituale di cui noi ci occupiamo”.
Fine prima parte. Continua.

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