L’ultimo libro di Silvestro Montanaro: sotto la neve il gelo

“Quanto perdete a causa del vostro folle disprezzo, quanto perdete anche con me che vado via, verso la mia pace”

 

La sera del 19 dicembre scorso finalmente dopo mesi di continui aggiustamenti si è svolta la presentazione del libro di Silvestro Montanaro “sotto la neve il gelo”.

La serata si è tenuta, anche se con qualche difficoltà tecnica non dovuta alla inesperienza degli operatori, nel piccolo salone dell’Istituto di Studi Filosofici di Napoli.

L’evento si è subito caratterizzato, con l’intervento del professore Enrico De Notaris (psichiatra) che fungeva anche da moderatore, in un domanda e risposte che l’autore del libro ha magistralmente condotto.

Attenzione quasi estrema nei partecipanti, circa una quarantina, che hanno interrogato Silvestro Montanaro su aspetti anche più generali che il libro in questione evocava attraverso lo stesso raccontare del suo autore.

montanaro3Attenzione anche un poco deludente nella stessa numerosità del pubblico presente, ma tenendo presente che in contemporanea si teneva nel salone più grande dell’Istituto altro evento, e che nonostante il diffondere a molti soggetti napoletani tramite email il tema della serata culturale, probabilmente l’attenzione dei media e degli stessi soggetti che si è cercato di coinvolgere nella discussione tenuta era per varie difficoltà, per vari interessi o per varie opportunità, distolta, trasmigrata altrove.

Comunque c’è da segnalare, ed è infine la cosa più importante, la partecipazione attiva, nel senso che poi sono intervenuti con storie del tutto specifiche, personali e attestanti la loro diversità dal resto della platea, di alcuni africani.

Essi solo hanno, nel loro raccontare, evocato brani o capitoli del libro in questione: lo sfruttamento attraverso il “turismo sessuale” di immani masse di diseredati della terra, ed in particolare quelle dell’amato continente africano, terra madre della umanità intera.

Qualche cenno al contenuto del libro va fatto. La mia non è affatto una recensione, lo racconto dal punto di vista di un “lettore generico” che si interessa, non dico incuriosito, a temi molto delicati e crudi della realtà, del sociale.

L’Autore afferma e racconta “la visione globale – per situazioni – del degrado (degrado: parola molto morbida, usata per quello di cui si scrive). La causa del degrado: l’Imperialismo. L’Autore in uno dei suoi passaggi ricorda infatti “la sesta FLOTTA”. Dove approdava la sesta flotta della Marina Statunitense succedeva di tutto fuorché il bene della gente, delle popolazioni: dominate e conquistate con il pretesto di portare pace, e invece si  usava lo strumento cruento della guerra.

montanaro2Riporto alcune nostre impressioni tratte da alcuni brani del libro che ho letto qualche mese fa. Ad esempio, da “L’acqua che ride” sul caso THAILANDIA. E’ il racconto di una donna nel suo tragico finire e che afferma: “Io che sono solo una piccola donna che vi ha dovuto amare tanto, e per forza, che invece avrebbe amato per davvero uno di voi”. Cosa dire e che cosa non dire di fronte al dolore che preavvisa la fine di una esistenza usata come oggetto e gettato per terra dopo averlo contaminato con i propri umori sporchi del virus maledetto.

Altro ancora tratto da “La colpa di Aminata” sul caso CONGO: dove la contraddizione più estrema si esplica nel doppio aspetto quasi bipolare e biunivoco del tema UOMO/DONNA e di quello della  VITTIMA/CARNEFICE, dove l’uomo assume questo carattere bipolare; ed il perché risiede nel suo essere malato, derelitto umano e sociale, che perpetua a sua volta la violenza subita, inculcata e somministrata da sistemi e poteri molto forti che lo inducono alla guerra civile; dove il combattente, il soldato è solo da una parte…e dall’altra ci sono solo etnie massacrate.

Il soldato dice: “Prova ad urlare e vado di là ed uccido le bambine. Hai capito?”. E molte di queste donne scelgono di suicidarsi piuttosto che subire oltraggi da questi uomini convinti di avere tutto il diritto di stuprare un’infedele.

montanaro1Ultima impressione di me lettore che ha dovuto ogni tanto abbandonare il libro, non di certo copioso di pagine scritte, e pensare, tra emozioni forti provate ed espresse anche da rabbia, groppone alla gola e persino qualche lacrima, è quella inerente alla “lettera suicidio” (caso BRASILE)  di una ulteriore donna, personaggio descritto in una delle tante storie vere che vi si narrano: “Amore mio, perdonami. Con te ho conosciuto quanto la vita potesse, anche per me, essere bella. Mi sono sentita una donna, non una cosa”.

La prostituzione di una donna che non le impedisce di amare nel senso più totale un uomo che fa di tutto per salvarla, e che la ritrova dopo averla sottratta per breve termine al mercato della “carne fresca” esanime in una di quelle case equivoche, gesto estremo per dire basta alla violenza sul proprio corpo.

Riflettiamo dunque ma non solo: non è solo con la costernazione e la consapevolezza del dolore che ci circonda che possiamo fermare

la macelleria umana.

L’Autore invita allo “stare insieme”, e siamo d’accordo, ma come e in che modo questo stare insieme produrrebbe risultati letali nei confronti della putrefazione della società mondiale, resta un interrogativo che solo dalla nostra coscienza di uomini degni di stare al mondo troverebbe risposta

Un commento

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  • elena elena coccia
    17 gennaio 2017 at 9:28 - Reply

    caro silvestro, spero ti ricordi di me, vorrei presentare il tuo libro in città metropolitana, posso? 3387706757