Liu Bolin alla Galleria Borghese

camaleontico studio sulle immagini il fondersi, camuffarsi e nascondersi del grande artista cinese

Scritto da Gennaro Argo

In primis osservo che ha scelto l’opera che si può, inconfutabilmente, con grande rispetto per Bernini, si può considerare più rappresentativa di Villa Borghese. Detto ciò, questo posarsi camaleonticamente sulle immagini, ovvero sulla visione da un determinato punto di vista sulla immagine che appare dell’opera, rende questo uomo come parte dell’opera stessa e dell’ambiente in cui essa è, nel contempo narra la storia che narrano le opere con la loro presenza ed il loro esistere in quanto testimonianza permanente, per quanto possa essere permanente cosa umana o non umana, comunque deposito della storia degli uomini, in tal caso del grande uomo Antonio Canova. Dunque, direi che sottolinea, amplifica la essenza umana ovvero storica dell’arte e il nostro e suo essere dentro in quanto parte anche egli della storia. Penso ci voglia un amore per l’arte e dunque per la fluidità dell’essere vita per confondersi, fondersi, camuffarsi, nascondersi e nel contempo identificarsi col tutto che è pur nel singolo e unico esemplare, stillato del genio.

Ma cosa è un genio se non puro stillato dell’umano. Tornando ad un aspetto tecnico, il suo è un fare figurina, dunque bidimensionale, attaccare un figurina sulla pagina della visione. Chiaro che il dettame del preciso punto di vista è dettame barocco. Vero anche che il neoclassico tende ad una idealizzazione e dunque tende al piano bidimensionale, rifugendo da profondità che saranno romantiche, per esempio. Si torna così al giapponese, cosa fu il Giappone per i francesi di fine ottocento se non la scoperta della non prospettiva, della complanareità delle visioni, vedasi la visione dopo il sermone di gaugin? Negazione delle regole albertiane di più piccolo men piccolo e dunque lontano e vicino di luce rinascimentale? Il Giappone legge la pagina e la dipinge.

Il layer non cerca la profondità. Le pareti scorrevoli delle case giapponesi, in perfetta ortogonalità, scivolano su se stesse. Siamo in un tempo bidimensionale? La storia con andamento sinusoidale ha visto l’alternarsi di epoche profonde, vedi rinascimento, ed epoche che potremmo dire simboliche con prevalenza bidimensionale, vedi medioevo. In che tempo siamo? Lo schermo è la risposta.

gennaro argo

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