L’Italia non è il Texas

Tra i due litiganti… ce n’e un terzo (o meglio una terza) che non può parlare e che ha perso! Chi è? E’ la DEMOCRAZIA

Da qualche giorno si è concluso il referendum “sulle trivelle” con il risultato che ben conoscete. Non si è raggiunto il quorum! La regione che ha votato di più è stata la Basilicata, quella che ha votato meno la Campania. In tutta Italia i votanti si sono espressi per quasi il 90% per il SI. Appena usciti i risultati tutti hanno voluto dire la loro. Quelli che hanno vinto i NO, e quelli che hanno perso i SI. I primi, attraverso la voce del Premier, hanno ribadito l’inutilità, la demagogia, gli inutili costi (il referendum sarebbe costato circa 300 mil di eu), la salvezza dei posti di lavoro ecc., con il tono di chi dice “avete visto che succede a sfidarci”. Gli altri, quelli che hanno perso, hanno voluto sottolineare che quattro comitatini hanno mobilitato circa 16 milioni di voti, che rappresentano il primo tassello per costituire una coalizione anti Renzi, e che quest’ultimo deve stare molto attento, perché all’altro referendum – quello sulle modifiche costituzionali – non è previsto il quorum. A sentire le dichiarazioni, sembrava come al solito che avessero vinto da entrambe le parti, con ragioni diverse. Ma tra i due litiganti … ce n’e un terzo (o meglio una terza) che non può parlare e che ha perso! Chi è? E’ la DEMOCRAZIA. E vi spieghiamo perché.

democraziaInnanzitutto il referendum è il massimo strumento di democrazia diretta, usato nei sistemi democratici quando i rappresentanti del popolo vogliono sentire la voce di quest’ultimo perché le decisioni da prendere (o già prese) sono così rilevanti da andare anche oltre il mandato che i cittadini hanno conferito loro. Tra parentesi in questo parlamento di “nominati” si è perso pure quel legame tra elettori ed eletti, quindi mai come in questi ultimi anni il referendum in genere potrebbe servire alla gente per far sentire la sua. Non dimenticate che grazie alla democrazia diretta abbiamo fatto scelte sul divorzio, aborto, acqua pubblica, nucleare ecc. . Ora si può discutere se tutte le scelte prese dal popolo siano state giuste o sbagliate, e che non sempre il popolo decide per il meglio.

Ma se gli ordinamenti democratici prevedono la consultazione diretta dei cittadini bisogna rispettare le regole! Non è che se il popolo ti elegge e ti acclama è buono, e se la pensa diversamente su dei temi sbaglia. Che poi, se il popolo è fatto di veri cittadini difficilmente sbaglia. Ed io parlavo proprio di ordinamenti democratici (il nostro è troppo giovane se considerate che nemmeno cento anni fa c’era ancora la monarchia)! Poi c’è stato il ventennio (il primo non quello di Berlusconi). Insomma la democrazia quella vera non ha ancora attecchito. Se no ditemi voi perché mai esponenti delle istituzioni (non segretari o capi partito che è giusto la pensino a modo loro e diversamente) hanno fatto dichiarazioni che nella migliore delle ipotesi denigravano la consultazione referendaria. Questi pezzi delle Istituzioni tra i loro principali obblighi hanno quelle di rispettarLe con tutte le loro regole. Se poi qualcosa può risultare non più al passo con i tempi, ci sono gli strumenti democratici (che i padri costituenti hanno previsto) per cambiare in meglio.

Tornando al referendum, si è svilito il suo uso da entrambi gli schieramenti.mani

I si sono voluti attribuire significati politici (pro o contro il governo) e non era proprio il caso. Così ambedue le parti hanno fatto a gara a chi le sparava più grosse, ipotizzando scenari fantascientifici di un’Italia “trivellata”, oppure di salvaguardia di migliaia (prima tremila, poi dodicimila?) di posti di lavoro   e chi più ne ha più ne metta– in realtà si trattava di ventuno concessioni che avrebbero chiuso tra i 5 ed i 20 prossimi anni.

Ma la questione è un’altra e riguarda la Democrazia. Questa non è un regalo. Si conquista con sacrificio e va esercitata, i cittadini si devono educare. Così si sarebbe dovuto da tutte le parti chiamare il popolo alle urne, per esprimere il  voto  – SI o NO, ma comunque votare.

È così che il popolo si fa “cittadinanza attiva e cosciente ed incute rispetto a quelli che la rappresentano. E invece se non era per gli ultimi scandali forse le percentuali di votanti sarebbe state ancora più basse. Il popolo più semplicemente sollecitato alla “chiamata” doveva solo dare una indicazione di massima al governo sulla necessità di guardare altrove e più avanti circa la politica energetica, sollecitando progettualità concreta nel campo delle “nuove fonti”. Si sa che a tutti piace avere case più illuminate, piene di elettrodomestici, energia a buon mercato disponibile in grosse quantità ma non è detto che questo significhi essere miopi e non accorgersi della sofferenza del pianeta (che pure il Papa ha citato). Per cui non è che domani mattina dobbiamo rinunciare in Italia alle “fossili”, ma dobbiamo pure pensare che non siamo il Texas – abbiamo boschi, mari, acque, paesaggi da tutelare – che tra l’altro sono fonte di guadagni e di turismo. 

Per cui chiudo con una citazione:

Quando l’ultimo albero sarà stato abbattuto, l’ultimo fiume avvelenato, l’ultimo pesce pescato, ci accorgeremo che non si potrà mangiare il denaro”. Chi l’ha detta non aveva nessun titolo di studio, solo un po’ di buon senso.

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