L’importante è lasciarsi un nemico per la vecchiaia (Ennio Flaiano)

Una vergognosa gogna mediatica ove si sono superati i limiti. storia di un fuggiasco sventurato. Un Paese che solo 100 giorni fa chiedeva clemenza per Riina

Il mio vicino di casa è juventino , e l’ho sentito esultare quando alla televisione hanno dato la notizia che avevano catturato  Cesare Battisti . Una vittoria dello Stato e quindi anche sua, di uno che generalmente sente di stare dalla parte di chi vince.

Il mio vicino di casa non ha trovato affatto strano che  aspettassero Battisti in aeroporto due ministri dello Stato che si spartivano i meriti della sua cattura , travestendosi con le più improbabili divise ,  dimostrando il trasformismo che produce una uniforme militare. Ha trovato divertente quell’uomo sballottato dalle forze dell’ordine ed esibito come un trofeo , un mostro che si mostra, esibizione della forza ma anche dell’incredula occasione che viene offerta a un potere che annaspa. Con il rischio di offendere con quella esibizione da gogna proprio la sensibilità delle vittime di Battisti  e dei loro familiari.

Naturalmente il mio vicino di casa è  anche convinto che marcire in galera è la giusta pena per chi si è macchiato di un delitto (“anche se non mi ricordo quale”)  , che vengono prima gli italiani e poi i bambini,  e si lamenta che i comunisti abbiano dedicato le strade a un terrorista rosso che scappava per il mondo.

Non sa di altri terroristi di quel periodo , come la Mambro e Fioravanti che con otto ergastoli sulle spalle sono liberi e senza vincoli , di quanti di quegli anni, responsabili anche di delitti più gravi di quelli commessi da Battisti e indipendentemente dal colore politico, hanno espiato, qualcuno si è pentito,  e magari adesso lavorano in una cooperativa, cercando di dimenticare il passato.

Del resto  la colpa di Battisti , in relazione ai reati commessi e a quel periodo storico della nostra vita , è stata quella di essere sempre  stato un fuggiasco, un disperato che non voleva fare i conti con il proprio passato,  con l’aggravante di avere mostrato aspetti intellettuali nelle sue latitanze tanto da scrivere racconti gialli e piccoli saggi di scarso significato.

Ma di  tornare ad essere   come probabilmente era anche prima di indirizzarsi verso la suicida lotta armata, un uomo di fantasia  neanche troppo fervida e  fantastica, sotto certi aspetti un poveraccio che avrebbe potuto fare di meglio nella vita e che la  latitanza impune aveva trasformato da piccolo uomo a  imprendibile bandito per alcuni, e  resistente d’altri tempi per altri.

La sua assenza evidenziata  delle latitanze esibite, il rifiuto di pagare i debiti con la giustizia, la apparente spavalda sfida che lo ha fatto diventare “personaggio” hanno dato– con la sua cattura – a Battisti la possibilità di diventare un Vip triste e sconfitto , e al mio vicino di casa di sentirsi rappresentato da chi lo ha catturato , sentendosi finalmente al sicuro da una minaccia incombente che è quella di non sapere gestire le proprie paure e le proprie incertezza.

Il bisogno di certezze muove il pensiero del mio vicino di casa, e la certezza della pena è un condivisibile pensiero. Ma è nel significato della pena che i pensieri miei e del mio vicino e dei suoi rappresentanti divergono: marcire in carcere ha più il sapore della vendetta che della volontà di capire e di fare anche i conti con un passato doloroso, più una fuga verso la ricerca di un nuovo nemico, che la volontà di approfondire, capire e magari prevenirne la replica.

Ed è nella ricerca di un nemico, di un diverso da cui difendersi, che si individua   l’obiettivo della propria sopravvivenza, e non è difficile prevedere che le paure amplificheranno  i timori del cambiamento, irrigidendo i confini e producendo muri. Come sta accadendo  in molte parti del mondo.

Ma  il mio vicino che cerca le punizioni e che se ne fotte delle riabilitazioni sa che produrrà continuamente mostri da abbattere, nemici da combattere, portali a casa tua , aiutiamoli a casa loro, purché non rubino, sono tutti spacciatori, in galera e basta, se non avevano i soldi non potevano arrivare fin qui, prima gli italiani, i terremotati di Amatrice, siamo vittime delle banche, e così via.

Fino a che non comincerà a guardarmi con sospetto, a spiare le mie mosse, a denunciarmi trovandomi un reato perché non la penso come lui, a chiedere la mia condanna e a mandarmi a marcire in carcere.

Il mio vicino di casa non sa che quando una persona va in carcere marciscono tutti

 

 

 

 

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