LEU: fine di un partito mai nato

La sinistra è all'apoteosi, frammenti volano con progetti solo abbozzzati. De Cristofaro: Aprire le strada per quella massa critica venuta meno in questi anni
Scritto da Mario Imbimbo
L’assemblea nazionale di Sinistra Italiana sancisce definitivamente la fine del progetto di LIBERI E UGUALI. Se possibile questa volta si é riusciti in una impresa quasi impossibile e mai riuscita fino ad ora a nessuno fra i dirigenti sinistrati (e non di sinistra, non é un refuso) degli ultimi anni: scindere un partito mai nato. Siamo all’apoteosi.
Nel merito si può anche esser d’accordo con Fratoianni che sceglie una linea che in Europa punta a rompere con decisione con i socialisti in nome di una adesione alla famiglia della sinistra europea chiedendo discontinuità netta sulle politiche europee degli ultimi anni. Al netto di questa scelta legittima però non ci si può esimere da una domanda. Perchè allora solo pochi mesi prima con chi delle proprie posizioni in Europa non aveva mai fatto mistero ci si è alleati? Se la scelta della famiglia europea era questione a tal punto esiziale da rompere oggi doveva esserlo al punto di non potersi alleare ieri.
La risposta é una e una sola e non rispondere a questa domanda con la chiarezza e la crudezza estrema che merita non  metterà mai in condizione la sinistra di rinascere. Solo la veritá rende liberi e noi sul punto per troppo tempo non abbiamo detto la verità, nascondendola dietro paroloni.
La risposta al perchè di una alleanza spuria e che si sapeva esser spuria è una e una sola. La conservazione della poltrona. Perchè dunque conveniva. Ed una sinistra che preferisce la conservazione all’innovazione, ciò che conviene a ciò che è giusto è una sinistra morta. E da troppo anni a sinistra consentiamo a piccoli figuri che scelgono per convenienza di perpetrare scelte infauste.
Sul tema è di recente intervenuto anche uno dei tanti compagni (ma dei pochissimi dirigenti di Sinistra Italiana) cui riconosco da sempre cuore e intelletto, Peppe De Cristoforo.
Innanzitutto del suo intervento è apprezzabile il tono dialogante. Nel merito come ho già in parte argomentato non ritengo il nodo della collocazione europea nè una questione fondamentale (i 5 stelle hanno raccolto oltre il 25% alle elezioni europee e non avevano la minima idea della loro futura collocazione europea) nè impedente la nascita di un soggetto che non può frenare ad ogni tornata elettorale. Una forza politica nasce per dare speranza ai cittadini e trasformare un paese, non per trovare di volta in volta la collocazione più conveniente nella singola tornata elettorale. Non credo oggi il tema dirimente sia se somigliare più a Corbyn, o a Tsipras, piuttosto che a Mélenchon o a Iglesias. Credo sia oggi più importante (per una sinistra italiana ridotta al lumicino) riconquistare la voce, la rappresentanza e l’autorevolezza di uno qualunque in Europa dei critici di sinistra verso la deriva liberale e liberista della famiglia socialista europea.
Ma Peppe, pur nella differenza dei punti di vista sottolinea aspetti non trascurabili della più ampia questione della ricostruzione di una sinistra utile per il paese e non solo a se stessa. E lo fa quando nel suo intervento sottolinea “la consapevolezza di una evidente non autosufficienza e quindi la necessità di indagare, testardamente, tutte le strade che potessero agevolare la ricostruzione di quella -massa critica- venuta meno in questi anni”. Esatto Peppe. Andiamo oltre la nostra singola insufficienza, costruiamo ponti e non muri, e soprattutto ricostruiamo quella massa critica senza la quale i populismi vinceranno sempre. Come sempre tu dici -bisognerà esercitarsi in questo esercizio di verità-, aggiungo, in quanto è troppo che mentiamo al nostro popolo. Ma come fare? Come tornare “massa critica”?
Dunque se andiamo più al fondo, alla verità sulla quale da troppo tempo mentiamo ai nostri, a quale questione di fondo e preliminare a tutte le altre dobbiamo far riferimento? A mio giudizio, il vero nodo da affrontare è quello della democrazia. In generale della democrazia malata del paese, ma innanzitutto quella su cui più facilmente possiamo agire e decidere e che possiamo erigere poi a modello anche per la democrazia del paese più in generale.
La democrazia interna. È da troppo tempo che lasciamo il potere di decidere e dirigere a persone che appunto decidono solo in base al loro bene particolare e dirigono pur essendo incapaci spesso di dirigere anche se stesse. Da anni si declama il principio “una testa un voto“. Ma si declama solo appunto. Non lo si applica mai. Le assemblee sono sempre più inutili ratifiche di decisioni già prese o che saranno prese in ristretti caminetti.
Una sinistra che maltratta democrazia e partecipazione in questo modo é una sinistra morta.
Democrazia, appunto.  Partecipazione. Diritto a decidere di chi aderisce ad un progetto. Da questi nodi e da nuove forme di organizzazione che sappiano garantirli efficacemente può rinascere una sinistra. E non staccata da questa questione, ma accompagnata ad essa una forte rigenerazione della classe dirigente. Badate bene. Rigenerazione e non rottamazione. Perchè non é questione meramente anagrafica ma di figure logorate che troppi errori hanno accumulato sul loro cammino. Serve una nuova classe dirigente. Ma nessuna classe dirigente lascia da sola il potere. Vi è dunque bisogno di una nuova classe dirigente di sinistra che con idee nuove si imponga e strappi le leve del potere dalle mani di chi da solo non si fará mai da parte. Il tempo è ora. Basta!!! La misura è colma.
Una testa un voto deve essere un punto di partenza ineludibile. Bisogna ripartire dal coraggio e dalla ricerca. Per questo io da sempre militante oggi scrivo per una rivista e promuovo riviste. Abbiamo bisogno di coraggio e ricerca. E allora, rivolgendomi a tutti e ai tanti compagni di buona volontà auguro loro buona ricerca e tanto coraggio. Chiudo ricordando quanto stampato su una vecchia tessera del PRC che citando il Marx dell’Ideologia tedesca recitava “chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente”. Dunque la cifra di tale ricerca deve e non può non essere l’innovazione e per praticarla serve coraggio. Il coraggio necessario per trasformare, cambiare, almeno modificare, e non conservare, lo stato di cose presente. Non conservazione e convenienza. Ma appunto innovazione e giustizia. E coraggio. Tanto coraggio.
Un commento

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  • Roberto Braibanti
    30 ottobre 2018 at 11:20 - Reply

    Caro Mario ,
    Condivido molto ma non tutto.
    Condivido ovviamente che la sx debba smettere di giocare a frammentazioni di purezza infinita arrivando a particelle più simili alla chimica dell’altomo che a esempi politici .
    Condivido una testa un voto .
    Condivido il totale rinnovamento della classe dirigente che è collegato ovviamente “a una testa un voto “ e quindi al merito dell’autorevolezza e al legame territoriale dei compagni e delle compagne.
    Ma subito dopo questo è IL MERITO delle scelte che devono unire le persone .
    Sono le idee ,i contenuti che uniscono o dividono ,non le persone o i nomi.
    Bene l’europa E la sua collocazione è un tema importante .
    In Europa si decide sempre di più in nostro futuro come vediamo è mai più di questa volta la collocazione è merito.
    E per essere chiaro io con i socialisti tedeschi,francesi o svedesi sinceramente ho le stesse cose da dire che ho con i popolari.
    Per cui io con loro non posso starci.
    Poi lavoro ? Pro o contro il job Act?
    Pro o contro 46 forme di lavoro precario oggi presenti e inserite anche dalla sinistra negli scorsi anni?
    Pro o contro la buona scuola ?
    Pro o contro un Universita organizzata come spa e basata su quiz e su élite ?
    Pro o contro le rinnovabili e a spostare investimenti dal petrolio verso di loro?
    Pro o contro l’acqua pubblica ?( anche forme miste tipo Lombardia )
    Pro o contro tav?
    Pro o contro un idea di investire un punto di pil sulla manutenzione del territorio in 10 anni ( dissesto idrogeologico / messa in sicurezza dai terremoti sulla dorsale appenninica ecc ecc )
    Pro o contro una visione della gestione dell’emigrazione italiana basata su un progetto simile a quello di Riace piuttosto che a quello ad oggi applicato anche dal pd nei famigerati centri di accoglienza ?
    Potrei continuare …
    Solo chi ha risposte se non uguali almeno simili su queste domande,può e deve pensare di unirsi in un progetto che sia federativo ,unitario o come vorremmo essere .
    Perché è il merito che deve unire stavolta se vogliamo essere credibili,non la tattica politica .
    Un abbraccio