L’erba assassina di Napoli

Nei quartieri bene della città gira un’erba pericolosa, a rischio la salute di tanti giovanissimi. È l’ora della legalizzazione

Nello scorso week end è uscita la notizia che tre giovani della Napoli Bene, quartiere Chiaia soprattutto fuori il liceo classico Umberto I è in vendita una partita di erba che con la marijuana non ha niente a che spartire.

Tre adolescenti sono stati ricoverati con gravi problemi psico motori dopo una fumata da una mistura assassina, composta in maggior parte di erba ma “impreziosita” con metadone, gocce di eroina e anche rifiuti industriali.

La mistura è lasciata fermentare per qualche giorno quindi messa in vendita.

umberto 2Uno di questi luoghi dove è in vendita è proprio nei pressi del Liceo Umberto I di Napoli, considerato da più parti a Napoli il liceo classico per eccellenza.

Lo smercio avviene in alcuni centri commerciali di svago soprattutto di venerdì e sabato, tre adolescenti come altri hanno acquistato da incalliti criminali di morte senza nessun scrupolo e hanno immediatamente accusato una serie di incapacità, sia psichiche, come perdita di memoria e incapacità di restare in equilibrio, altri invece non riescono neanche a muoversi dal letto ove sono ricoverati in ospedale.

Ovviamente nel terrore i familiari più stretti dei ragazzi stanno cercando, insieme alle forze dell’ordine, in questo caso i Carabinieri, dove e chi ha venduto la mistura assassina che gli spacciatori vendono sotto il nome di Amnèsia.

Dopo questo episodio, cui i risvolti non sono da tragedia solo per causalità, bisogna chiedersi dove questa politica proibizionista sta portando il Paese e i suoi abitanti.

L’erba in Italia, come nel resto del mondo è usata probabilmente dalla maggioranza dei cittadini già in età scolare, le prime fumate si fanno appunto fuori i licei dall’età di 15- 16 anni, ma c’è anche un’esercito di consumatori che ha età più avanzate dei liceali. Quest’esercito tranquillamente fuma anche perché è ormai non difficile da reperire.

Fumare è diventato un pericolo pubblico, e se fa male è dovuto soprattutto  perche su questa merce non c’è nessun controllo sanitario, i fumatori vanno incontro a personaggi senza scrupoli che possono fargli male fino alla perdita della vita, la tossicità al prodotto originale è aggiunta, non nasce in natura, come lo era negli anni 20-30 per il rum, lo scotch, la vodka.

Fu proprio la questione sanitaria a far prendere al Presidente degli USA Franklin Delano Roosevelt la decisione di abolire il proibizionismo dell’Alcool dal Paese.

Il Ministro della Sanità si presentò al Presidente informandolo che oramai le organizzazioni criminali non si accontentavano più di ricavare dall’acquisto di Alcool dal Messico o Canada 10 volte il prezzo di acquisto e i cartelli della malavita organizzata, da Al Capone a Lucky Luciano preferirono anziché comprare alcool originali dai Paesi vicini gli USA , aprire delle distillerie artigianali a volte anche nel centro delle città.

al caponeIl Ministro della Sanità snocciolò i danni fisici che gli americano erano costretti a subire bevendo merce prodotta dalla Mafia, nei loro bicchieri finiva di tutto, da agenti chimici da taglio all’alcool di legno, anche coloranti pericolosi per la salute, verso la fine degli anni venti in un litro di rum oltre il settanta per cento del contenuto era materiale da taglio tossico.

Il Presidente ascoltò i dati e anche la pressione dell’opinione pubblica che non ne poteva più di questo proibizionismo che di fatto danneggiava solo una parte del popolo, come oggi è per l’erba, anche allora era molto facile reperirlo.

Roosvelt quindi decise di fare la grande riforma e abolire il 17° emendamento dell’Unione che di fatto nel nome di una falsa eguaglianza diede il via all’era del cosiddetto proibizionismo.

Le entrate economiche grazie alle tasse incassate dalle vendite schizzarono alle stelle, l’alcool era controllato e non erano più possibili intrusioni all’interno di una sola bottiglia di materiale che non avesse a che fare con la materia prima di una qualsiasi bevanda alcolica.

A beneficiarne fu soprattutto l’universo industriale, la fine del proibizionismo del 5 dicembre del 1933, portò oltre un milione di posti di lavoro.

In Europa, ma non tutta, la questione è ancora aperta, si mantiene in vigore una legislazione punitiva nei confronti dei fruitori, che solo da poco tempo in Italia non sono più equiparati ai venditori.

FILE --  President Franklin D. Roosevelt prepares to begin his first fireside chat to the American people in this March 12, 1933 file photo. Speaking to the nation on radio from the White House in Washington, Roosevelt explained in simple langauge the measures he was taking to solidify the nation's shaky banking system.  Roosevelt had been in office less than 100 days.  (AP Photo/File) ORG XMIT: WX30Il Proibizionismo ha fallito, la cannabis non è certo che abbia effetti teraupetici miracolosi, ma è certo che non fa male, e comunque è meno dannosa e invasiva dell’alcool.

In Italia c’è un dibattito aperto da anni, che ogni tanto affiora, soprattutto in estate quando l’interesse per la notizia è certamente più basso del periodo lavorativo, o quando c’è qualche parlamentare a caccia di voti o d’immagine che tira fuori qualche proposta permissivistica, per poi metterla nel secondo cassetto della scrivania di casa, ma nulla di più: se ne parla, ma solo tante parole da molti anni, senza arrivare a nessuna conclusione.

Sarà Mattarella a fare in Italia come il suo collega Roosvelt ebbe il coraggio di fare negli USA? O bisognerà ancora vedere mercato nero e malavitoso tenere in mano la salute e la vita di tante persone che fumano solo perché gli piace?

No commento

Lascia risposta

*

*