Lello Serao: il mio ricordo di Dario

Intervento del Direttore del Teatro Area Nord nel ricordo di Dario Fo

Dal direttore del Teatro Area Nord Lello Serao riceviamo e volentieri pubblichiamo

La morte di Dario Fo mi ha ricondotto con la memoria agli inizi del mio fare teatro, in fondo se ho iniziato ad occuparmi di teatro lo devo a lui, al suo teatro a quello che ha rappresentato per la mia generazione.

Correva l’anno 1973 quando per la prima volta vidi Dario sul palco dell’allora cinema Italia (ex dopolavoro Ferroviario), lo spettacolo era “Pum Pum Chi è? La Polizia”, ricordo la ressa, i compagni stipati fino all’inverosimile nella sala, la tensione che si respirava.

fo1Avevo da poco fondato con altri compagni del liceo il “Collettivo I Maggio”, avevamo messo su uno spettacolo che era un Agit Prop centrato su uno dei pezzi forti scritti da Dario Fo sulla morte di Pinelli, c’erano poesie palestinesi, canzoni di lotta e una motivazione che collimava con l’impegno politico, si faceva teatro per cambiare il mondo. Come collettivo teatrale avevamo aderito al Circolo La Comune di Napoli. Nel ‘75 ho incontrato Dario a Milano durante una tre giorni di riunioni, non prima di aver visto uno dei suoi spettacoli alla palazzina Liberty occupata, poi a casa sua con Franca Rame, una cena frugale, dopo la quale discutemmo su come organizzare la raccolta dei fondi per Soccorso Rosso e delle iniziative legate al Circolo La Comune, ma quello su cui centrammo la discussione, e che era poi il motivo principale degli incontri di Milano, era la volontà di creare una formazione teatrale, della quale avevo avuto modo di parlare negli stessi giorni con Renato Carpentieri che conobbi in quella occasione, vivendo allora a Milano.

Nessuno di noi lo sapeva ma quello era l’inizio di un percorso che dura ancora oggi, da quelle riunioni di Milano e successivamente con altre che furono organizzate a Napoli nasceva il Teatro dei Mutamenti.

fo2Dario aveva in qualche modo fatto da padrino al processo che avrebbe cambiato definitivamente la mia vita. Grazie, dunque, per avermi fatto amare il teatro, grazie per essere stato un punto di sintesi con i tuoi spettacoli attorno a cui la sinistra si sentiva unita ( compresa quella che storceva il naso), grazie per avermi insegnato la coerenza, grazie per aver regalato alla mia generazione un autentico gioiello come Mistero Buffo, grazie per averci ricordato che lo studio, l’abnegazione, e l’impegno civile sono pilastri su cui nella vita puoi sempre contare, grazie per essere stato un maestro dell’improvvisazione, per averci regalato risate e riflessioni.

Buon viaggio caro Dario

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