L’economista Olandese che ha vinto le elezioni Greche

Grecia: ha vinto la volontà di restare in Europa. A qualunque costo, questo l’unico vero risultato delle elezioni.Tsipras non è il cambiamento

Con il 35,46% dei voti, Alexis Tsipras è stato riconfermato primo ministro della Grecia. Tutti lo davano per sconfitto, soprattutto dopo le innumerevoli accuse di tradimento che hanno portato la parte più estremista di Syriza a separarsi (con 2,8% a dir poco imbarazzante, che non gli ha permesso nemmeno di entrare in parlamento).

alba_dorataE’ una vittoria per l’Europa dei potenti, specialmente in considerazione del fatto che il secondo partito, la Nuova Democrazia (centro-destra), era l’altro ad appoggiare la non-uscita dall’Euro. Subito dietro, ahimé, Alba Dorata che riesce ad ottenere ben 18 seggi in parlamento (6,99%), aumentando leggermente la propria rappresentanza. Da sottolineare come ciò sia reso più tragico dal fatto che Mihaloliakos abbia assunto pubblicamente la responsabilità politica del suo partito per l’omicidio di Pavlos Fyssas, rapper greco dichiaramente anti-Alba Dorata.

Tsipras vince e legittima il suo ruolo, anche se la democrazia ne esce fortemente indebolita. Il tasso di affluenza è sceso dal 76,5% del 2004 al 56,5%, riducendo notevolmente il peso della sua vittoria. Non c’è da stupirsi, visto che i greci sono stati chiamati alle urne per la quarta volta in quattro anni. Tre volte solo negli ultimi nove mesi.

Il giornalista greco David Patrikarakos (@dpatrikarakos) ci scherza su con un tweet: “prima facevamo una vacanza all’anno ed elezioni ogni quattro. Ora è l’inverso”.

La realtà è che la Grecia non ha scelta. Non ne aveva una nemmeno prima delle elezioni. L’entusiasmo che ha guidato il referendum, dove oltre il 60% dei greci ha gridato “oxi” all’austerità, è andato in frantumi contro il muro della Commissione.

E Domenica, i Greci hanno dovuto votare per l’Europa, non c’era alternativa. All’apertura dei seggi, l’editore del Die Welt ha twittato un sarcastico “Buongiorno da Berlino. Le elezioni in Grecia sono iniziate anche se a nessuno importa davvero visto che i Greci non hanno scelta.”.

Le campagne elettorale sono state abbastanza morbide e vuote a livello di contenuti, e il dibattito tra i due maggiori leader che si è tenuto sulla ERT (televisione nazionale greca), non ha mostrato nulla di nuovo se non una totale rassegnazione e la mancanza di idee concrete.

La sensazione, giusta, è che se fosse stato Tsipras o Meimarakis a spuntarla, la differenza sarebbe stata davvero minima in termini di risultato.

Brussels , Belgium , 18 June 2013 - Brussels Economic Forum 2013 - Towards a genuine economic and monetary union - Banking union - Maarten Verwey , DG ECFIN © EU - Patrick Mascart

A malincuore si è andati a votare, non sapendo (ma immaginando) che quel voto dato a Tsipras in realtà era un voto dato a qualcun altro. E in questo caso, questo qualcuno si chiama Maarten Verwey. Economista e DG del Segretariato Generale della Commissione Europea incaricato del Servizio di Supporto per le Riforme Strutturali, sarà lui a guidare l’economia greca nel processo di transizione verso le implementazioni necessarie. Tsipras ci metterà la faccia, ma la storia è già scritta.

Più tasse, più tagli, più austerità. Questo è quello che succederà. Riforma delle pensioni in primis, poi le riforme fiscali. Atene dovrà stringere ancor di più la cintura per rientrare nelle tabelle di marcia. Non sarà affatto facile, soprattutto se si considera che l’indice di fiducia economica è ancora in calo (per il settimo mese consecutivo), che la produzione industriale continua ad essere in negativo (per l’ottavo mese consecutivo), così come le esportazioni. Il salario minimo è di 684€, la disoccupazione giovanile è al 25%. Lontano, lontanissimo dagli standard Europei.

Il popolo è stanco, sfiduciato e con tanta paura del futuro. Servirebbero investimenti, sgravi, aiuti sociali da parte dello stato. E le prospettive di ulteriore austerità sono un macigno nelle vite dei greci.

Tsipras non è il cambiamento. Per un attimo, brevissimo, avevamo creduto potesse esserlo. Avevamo creduto che potesse aprire la strada ad un’idea diversa d’Europa, un’Europa che avrebbe aperto le frontiere e sarebbe stata solidale, non una roccaforte di ricchi borghesi, troppo stanchi e impauriti per ammettere di essersi sbagliati per ritornare sui propri passi.

No, Tsipras non è il cambiamento. E’ solo una bella idea di un’alternativa (nuova) ad un sistema (vecchio e) corrotto. A cui – a quanto pare – il vecchio continente non è ancora pronto.

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