L’ecologia maestra di sostenibilità

Il difficile percorso verso la sostenibilità (5)

 

Il titolo di questo contributo potrebbe apparire banale, dal momento che nell’immaginario di molti l’ecologia si associa al paradigma della sostenibilità. In realtà non sempre viene fatto in maniera appropriata. Soprattutto si riconosce all’ecologia un aspetto limitato, relativamente alle sue potenzialità analitiche e conoscitive sul tema della sostenibilità. Quello che spesso si riscontra è un’appropriazione semantica indebita del termine ecologia, fenomeno molto diffuso nella narrativa della sostenibilità.

Ho già definito la sostenibilità come un dilemma multidimensionale e come tale va affrontato in maniera multidisciplinare. La scelta e la programmazione di strategie “sostenibili” devono essere precedute dallo studio e dalla valutazione del sistema che si sta osservando. Questo compito spetterebbe alla “scienza della sostenibilità”, uso il condizionale perché la scienza applicata ai sistemi complessi non sempre genera i risultati attesi se non si genera un modello analitico condiviso. Per questo motivo la scienza della sostenibilità non è la semplice integrazione di diverse discipline ma deve invece consentire alle diverse discipline un percorso di osservazione trasversale. Il percorso di sviluppo di una scienza della sostenibilità è oggigiorno ostacolato da posizioni integraliste ed iper-specializzate delle singole discipline. Se definisco la scienza della sostenibilità come una disciplina che affronta lo studio dell’interazione del genere umano con l’ambiente, di per sé porta il concetto di una scienza multidisciplinare perché integra le scienze che studiano l’ambiente e quelle che studiano i sistemi sociali ed economici. L’ecologia, tra le tante discipline scientifiche, ha dato e continua a dare un valido contributo alla scienza della sostenibilità. Se mi viene concessa una veloce e semplificata definizione di Ecologia, la definisco come la scienza che studia le interazioni tra gli organismi viventi e l’ambiente. Quindi la definizione è omologa a quella data per la scienza della sostenibilità, soltanto che vede come attori tutti gli organismi viventi, uomo incluso. Un punto fermo da fissare è che l’Ecologia è una disciplina scientifica. Ritengo sia doveroso sottolinearlo per esprimere il chiarimento semantico di cui sopra. Quando entro in una lavanderia ecologica, sono certo di non trovare al suo interno uno stuòlo di accademici intenti a studiare la pelliccia dei mammiferi. In maniera analoga, faccio fatica a pensare ad un’auto ecologica. Un’auto non è ecologica, non soltanto perché non è capace di svolgere uno studio scientifico ma soprattutto non lo sarà mai anche nel contesto semantico per il quale viene utilizzato. Al massimo ci possono essere auto a minore impatto ambientale rispetto ad altre. Anche su questo aspetto ci possono essere fondati dubbi. Potremmo continuare a vivere nella convinzione che si possano progettare auto a minore impatto ambientale se Jevons, più di un secolo fa, non avesse partorito l’idea che dietro gli sforzi della tecnologia di massimizzare l’efficienza si nasconde sempre un paradosso. Facciamo un salto indietro nel tempo, precisamente negli anni ’70. Il parco auto della Regione Campania non raggiungeva le 800 mila unità ed erano auto dai motori inefficienti con alte emissioni di CO2. Oggi nella Regione Campania circolano quasi 4 milioni di auto muniti di tecnologici motori a basse emissioni di CO2. Nonostante questa maggiore efficienza rispetto alle auto di 40 anni fa, le emissioni di CO2 associate al traffico autoveicolare sono maggiori. Eccovi spiegato il paradosso di Jevons.

Fatto questo doveroso chiarimento semantico, arrivo al cuore delle informazioni più importanti che intendo comunicare. L’ecologia, nel panorama delle scienze naturalistiche, è la scienza più giovane. Comincia a maturare nella seconda metà dell’800. Prima di allora le scienze naturali concepivano la vita come un sistema da catalogare o di cui comprenderne la fisiologia. Con l’ecologia si comincia a sviluppare la consapevolezza che ogni organismo vivente interagisce con l’ambiente chimico-fisico e con gli altri organismi. L’ecologia comincia anche a sviluppare un concetto di vita che si estende oltre il singolo organismo, verso forme più complesse rappresentate dalle popolazioni, dalle comunità, fino agli ecosistemi.
Soltanto a partire dalla fine degli anni sessanta dello scorso secolo che l’ecologia comincia a ritagliarsi uno spazio sempre più importante nel panorama mediatico, in particolare dopo la pubblicazione del libro della CarsonPrimavera Silenziosa”, che denunciava i rischi ambientali delle strategie chimiche applicate all’agricoltura. Da allora la visibilità pubblica dell’ecologia è rimasta confinata soltanto a limitati aspetti quali l’inquinamento, al consumo di risorse ed all’erosione della biodiversità. Questi rappresentano certamente degli insegnamenti fondamentali dell’ecologia, perché consentono di mettere in luce le conseguenze sull’ambiente dei recenti modelli socio-economici. In realtà l’ecologia può insegnarci molto di più. Ci può soprattutto insegnare ad avere una visione sistemica della realtà e, quindi, meno semplificata. In opposizione al dogma dominante del riduzionismo Cartesiano che ormai è ampiamente diffuso in molte scienze con le evidenti conseguenze ambientali, economiche e sociali degli attuali modelli socio-economici che si sono basati su questo dogma. L’ecologia è forse stata la prima disciplina scientifica che ha evoluto nel tempo la capacità di studiare ed interpretare in maniera gerarchica i sistemi viventi. Ha capito che non è soltanto un organismo ad interagire con l’ambiente, ma lo è anche la popolazione di cui fa parte e che questa popolazione interagisce con altre popolazioni all’interno del grande contenitore rappresentato dall’ecosistema.

In altre parole l’ecologia induce a raddrizzare le storture delle scienze riduzioniste verso una dimensione epistemologica della modellizzazione, grazie alla percezione olistica che è sintetizzata nella teoria della gerarchia (pionieri in questo campo T.H.F. Allen, S. Salthe, R. Rosen, A. Koestler). Questo campo consente di affrontare il problema delle dimensioni quando si analizzano sistemi complessi organizzati su diversi livelli. Organizzazione che caratterizza gli ecosistemi e più in generale l’ecosfera all’interno della quale agiscono i sistemi socio-economici umani. Nella teoria della gerarchia viene usato il concetto di “holon” e “holarchy” per spiegare perché non è possibile stabilire una corrispondenza deterministica tra elementi funzionali e strutturali. Insomma, siamo tutti parte del super-organismo rappresentato dall’ecosfera con funzioni strutturali e funzionali. Ogni volta che i tipi strutturali corrispondono agli attributi richiesti del tipo funzionale, allora abbiamo un “holon” un elemento funzionale e/o strutturale che rende possibile stabilizzare un dato pattern metabolico. Se tutti gli esseri viventi di questo pianeta avessero maturato la capacità di evolvere una interpretazione dei sistemi socio-economici organizzati su dimensioni spaziali e temporali e su livelli gerarchici, oggi non ci troveremo nella necessità di discutere di politiche di sviluppo sostenibile per garantire alle future generazioni la possibilità di vivere su questo pianeta.
Questa interpretazione della realtà ci consentirebbe anche di capire che i nostri pattern metabolici la natura li fa da molto più tempo e cercare di imitare la sua “saggezza” ci toglierebbe dalle rogne. Invece noi siamo presuntuosi, non soltanto ci ostiniamo a non ascoltare la saggezza della natura ma addirittura ci arroghiamo il ruolo di salvatori della natura. Calma!! Riflettiamo!! La natura non ha bisogno di noi è vero il contrario. Noi esseri umani siamo per la natura poco più di una pulce fastidiosa. La famosa metafora della mano invisibile di Adam Smith in realtà è perfettamente visibile ed è anche in grado di mollare violenti e dolorosi ceffoni se non ci decidiamo a fare i bravi bambini.

Angelo Fierro

Ricercatore Ecologia Unina
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