Le tante bugie sul Venezuela

Un referendum farsa e fasullo presentato al mondo d'occidente come la ribellione di un popolo intero. Il 30 Luglio si vota per l'Assemblea Costituente

Riceviamo e volentieri pubblichiamo diGiovanna Russo, Sinistra Anticapitalista

Che cosa sta succedendo in Venezuela? Le cronache degli ultimi tempi riportano notizie di violente battaglie nelle strade delle principali città, tra manifestanti dell’opposizione riunita nella Mesa de Unidad Democratica (MUD)e i sostenitori e le forze di sicurezza del governo guidato da Nicolas Maduro.

E’ buona norma non prendere per oro colato tutto quello che riporta la stampa mainstream, che non ama i modelli politici diversi da quello neoliberista ed è apertamente schierata con l’opposizione fin da quando Chávez, eletto presidente della Repubblica nel 1998, pose fine al patto del punto fijo, il primato di élite politiche subordinate al controllo degli Stati Uniti, e rovesciò il blocco di potere costituito intorno a PDVSA, gigantesco gestore clientelare della rendita petrolifera.

Questo non ci impedisce di vedere i limiti del modello “bolivariano”(così Chávez lo definì in riferimento al libertador Simon Bolivar) ma diciamo innanzi tutto che è triste guardare la crisi di un paese che si è posto in controtendenza rispetto al resto del mondo: mentre qui da noi vedevamo aumentare diseguaglianze sociali, povertà, taglio dei servizi essenziali, il Venezuela realizzava passi avanti concreti nella lotta alla fame e alla povertà, alfabetizzava la popolazione più emarginata,creava un sistema sanitario diffuso, attuava programmi di intervento sociale a beneficio di lavoratori, contadini, donne, indios.

Oggi il crollo del prezzo del barile di greggio riduce fortemente la rendita petrolifera, arrivata a costituire circa il 95% delle entrate nazionali, e rende difficile per il governo Maduro continuare a finanziare i programmi sociali. Si sarebbe dovuto attenuare la dipendenza dal petrolio con lo sviluppo dell’agricoltura e dell’industria ma la riforma agraria prevista è rimasta sulla carta e il decollo, non facile, di una industria sostitutiva delle importazioni è stato contrastato dal gruppo di pressione degli importatori che intrattengono rapporti d’affari con i mercati statunitensi.

In questo quadro si assiste alla rimonta della vecchia oligarchia politica legata all’impresa e ai grandi interessi privati,che ricorre a qualsiasi mezzo per abbattere il governo e rimettere le mani sulle risorse nazionali. C’è un’opposizione moderata, dal volto pulito, che innalza lo stendardo della democrazia senza averne titolo, e una destra estrema che fomenta le incursioni devastanti dei guarimberose l’accaparramento speculativo degli approvvigionamenti, contando di portare il popolo a rivoltarsi in mancanza di alimenti e prodotti essenziali.

Esiste anche un dissenso di tipo diverso, di ambienti politici di sinistra delusi dal chavismo e dalle scelte politiche di Maduro: l’inutile ricerca di “larghe intese”con le imprese private; l’inserimento di militari nel governo (12 ministri su 31) e in posti chiave dell’economia e delle istituzioni, che ha contribuito ad acutizzare i tratti autoritari del sistema politico; lo svuotamento della funzione propulsiva delle Comunas, organismi consiliari che dovevano controllare dal basso il processo rivoluzionario di trasformazione, mentre una nuova burocrazia parassitaria (detta “boliburgesia), insediata nelle strutture statali, finanziarie e commerciali, ha spodestato quella precedente ma ne ha riprodotto comportamenti corrotti e clientelari.

La crisi è giunta ad una svolta. I tentativi di mediazione avviati dall’ex presidente spagnolo Zapatero e appoggiati dal Papa (ma non dai vertici dalla chiesa venezuelana) sono falliti. Maduro ha deciso unilateralmente di convocare un’Assemblea nazionale costituente, per la quale si voterà il 30 luglio, con l’intento di indirizzare la programmazione economica verso i settori non petroliferi e ampliare la funzione degli organismi di base già previsti nella Costituzione del 1999: una proposta che sembra,tuttavia,più un tentativo di risolvere il conflitto ricorrendo al “socialismo per decreto” che un appello alla mobilitazione e al ruolo delle masse.

In risposta l’opposizione ha organizzato una consultazione elettorale contraria, invitando il popolo a pronunciarsi contro la “Constutuyente reforzada”: un’azione che non ha valore istituzionale ma, hanno detto gli organizzatori, ha mobilitato 7 milioni di persone, probabilmente una cifra gonfiata, visto il ridotto numero di seggi e di ore in cui il referendum si é tenuto. Contemporaneamente l’altra parte ha organizzato una “simulazione di voto”per la Costituente di cui la stampa internazionale non ha riportato alcuna notizia, pur essendo la partecipazione dei votanti altrettanto massiccia.

Il clima è da guerra civile nazionale, viste le dichiarazioni della destra sulla possibilità di costituire un altro governo, che potrebbe essere riconosciuto e supportato dagli Usa – ricordiamo le dichiarazioni bellicose di Trump («spazzerò via Maduro in poco tempo)- da alcuni paesi latinoamericani e dall’Osa (Organizzazione degli Stati Americani) che ormai si pronunciano apertamente contro Maduro.

Per il governo é sempre più problematico trovare i fondi necessari a pagare gli stipendi statali e fare fronte alle urgenze sanitarie e alimentari. La necessità di procurarsi denaro a breve ha indotto Maduro a maggio a permettere la vendita di bond di PDVSA alla Goldman Sachs, una delle principali banche d’affari statunitensi, per 860 milioni di dollari, mentre il valore reale dei titoli secondo il Wall Street Journal sarebbe intorno ai 2 miliardi e 800 milioni di dollari.

Questo investimento della Goldman Sachs sembra dare per scontato che Maduro crolli nel giro di poco tempo e il paese torni ad avere un governo subordinato al placet degli USA e un futuro ancora legato allo sfruttamento intensivo del petrolio.Intanto alcuni reparti delle forze armate bolivariane sono stati dislocati nello stato di Tachira, epicentro storico dell’opposizione, pronti a dare seguito al Piano Zamora, un piano di difesa nazionale elaborato ad aprile di quest’anno che prevede l’utilizzo delle forze armate nel caso di pericolo di sovversione dell’ordinamento dello Stato.

Non sappiamo come si concluderà questa crisi ma il risultato non mancherà di ripercuotersi sugli equilibri politici dell’intero continente – e anche sulla sinistra non solo latinoamericana- dove già sono caduti governi riformisti che avevano tentato di resistere al Washington consensus. Oppure forse, un’ipotesi auspicabile, nascerà una mobilitazione simile a quella che fece fallire il golpe anti-Chavez del 1992,se le masse comprendono che è in gioco il ritorno di un nuovo patto politico elitario e del neo-liberismo sfrenato di un tempo.

Nell’articolato campo della sinistra venezuelana potrebbero rafforzarsi le tendenze che mirano a ricostituire una base sociale per proseguire il processo delle origini e a condurre un dibattito critico per imparare dagli errori: perché non basta prendere il Governo e lo Stato mentre si resta ancora sottoposti al saccheggio dei monopoli dell’industria e della finanza privata, e i cicli economici internazionali giocano un ruolo avverso

 

 

Un commento

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  • Venezuela: l’agonia di un’illusione – Assalto al cielo
    20 agosto 2017 at 17:10 - Reply

    […] da un articolo scritto da Giovanna Russo, una compagna di Sinistra anticapitalista, dal titolo “Le tante bugie sul Venezuela”, che ci è stato sottoposto. Abbiamo deciso di prendere le mosse da questo testo, non già per […]