Le napoletane contro Pillon

Incontro pubblico del Comitato "no Pillon" Giovedì alle 18 alla sala Cirillo: il DDl Pillon non è emandabile, va ritirato

Riceviamo e pubblichiamo del Comitato No Pillon Napoli, a cura di Lia Aurioso

Per la costituzione del “Comitato NO PILLON NAPOLI”il comitato promotore invita la cittadinanza all’incontro pubblico, GIOVEDI’  8 NOVEMBRE  ORE 18,00  SALA CIRILLO

Città Metropolitana di Napoli, p.zza Matteotti (ingresso laterale)

Il Movimento delle donne ha reagito al DDL Pillon,dando conferma della sua vitalità e capacità aggregante, riunendo trasversalmente le varie forze attive in un momento di attacco all’autodeterminazionee alla libertà femminile, così spaventevoli per il patriarcato e Pillon.

Leggendo il testo del suo DDL si evince l’intenzione, non propriamente recondita, di rinviare a casa le donne a fare figli per la patria e per il mercato del lavoro e per evitareil rischio di veder nascere più bambini dai migranti che dagli italiani.

In momenti di crisi qualcuno va pur sacrificato, donne e bambini, solitamente. Bambini che, al pari del Re Salomone, Pillon vorrebbe “tagliare” in due, un pezzo ad entrambi i genitori per appianare conflitti e consumare vendette, ma in realtà per salvaguardare l’economia declinata al maschile, visto che più del 60% delle donne non ha un lavoro mentremolte altre sono costrette a lasciarlo, di comune accordo col partner, all’arrivo del secondo figlio.

Il DDL Pillon è pensato in termini economici e temporali, senza nessuna attenzione al benessere psico-fisico dei minori e al ruolo primario della madre nella procreazione e crescita dei figli. Partendo da queste considerazioni è nata l’idea del COMITATO PROMOTORE NO PILLON al quale stanno aderendo Associazioni, gruppi e donne singole che invitano alla sottoscrizione dell’Appello per il Ritiro del DDL 735/2018.

Di seguito il testo elaborato dal comitato promotore, organizzato da Rossana Ciambelli,con l’aiuto della vice sindaco della città metropolitana, nonché avvocato, Elena Coccia e di Maria Esposito Siotto.

Il DDL n. 735/2018, che vede come primo firmatario il senatore leghista Simone Pillon, avvocato bresciano mediatore familiare, è una iniziativa legislativa sulla revisione delle norme in materia di separazione, divorzio e affido dei minori. Si presenta come modello di conciliazione ma è la restaurazione del controllo maschile sui rapporti familiari e nelle relazioni, determinando una compressione inaccettabile dell’autonomia delle donne. Il DDL Pillon, se passasse, sarebbe la vendetta storica contro donne e bambini, ristabilendo un ordine patriarcale economico e sociale ineguale e sessista, cancellando simbolicamente la madre. Un passo indietro di 50 anni.

Il DDL 735/2018 partecipa all’attacco complessivo in atto sui diritti e sul corpo delle donne. La base del DDL Pillon è la misoginia. Da soggetto in cammino verso la libertà e

l’espressione piena della propria differenza, le donne sono costrette ad arretrare in difesa di principi di agibilità essenziale, giuridici, economici, sociali e simbolici, proprio nel momento in cui è maturo il momento di un’altra gestione dell’esistenza.

Perché diciamo un NO netto al DDL 735/2018

Proponendo la suddivisione paritaria del tempo tra i due genitori il DDL annulla, svalutandola, la relazione essenziale madre-figlio nei primi anni di vita, cancella il maternage violando il diritto dei bambini a relazioni essenziali per lo sviluppo psicofisico.

Oggettiva i bambini degradandoli a beni materiali attraverso l’ imposizione dei tempi paritari e la doppia domiciliazione o residenza, ignorando i loro bisogni e diritti di appartenenza, e continuità, instaurando destabilizzazione emotiva ed ambientale. Il principio della bigenitorialità perfetta riporta al concetto della potestà sui figli anziché a quello della responsabilità

Impedisce l’emersione della violenza intrafamiliare e assistita giacché la violenza non costituisce ostacolo alla bigenitorialità, anzi svantaggia la madre denunciante ed obbligando i minori a stare anche col genitore maltrattante

Attraverso la mediazione obbligatoria costringe le donne a trattare col proprio aggressore come se nel conflitto le parti avessero la stessa forza e la stessa responsabilità; la mediazione ha come presupposto la scelta volontaria delle parti e la presenza di relazioni simmetriche non segnate dalla violenza. Il DDL quindi, con l’obbligo di mediazione, viola apertamente il divieto previsto dall’art. 48 della Convenzione di Istanbul (ONU), mette in pericolo le donne che fuggono dal violento, oltre a generare uno squilibrio tra chi può sopportarne la spesa e chi non può, non essendo previsto il patrocinio per i meno abbienti

Nullifica gli “ordini di protezione” per cui la polizia può entrare anche in casa rifugio per donne maltrattate sottraendo i figli sulla semplice querela del coniuge violento

Codifica la cosiddetta PAS o Alienazione Parentale, disconosciuta dal DSM V e dall’ICD dell’OMS, dagli ordini professionali e vietata dalla Convenzione di Istanbul (ONU). La PAS presuppone la manipolazione del genitore in caso di manifesto rifiuto dei figli di vedere l’altro genitore e comporta la collocazione del minore proprio presso il genitore che il bambino rifiuta. La PAS, se introdotta giuridicamente,  ancorché negata dalla comunità scientifica, paradossalmente limiterà o sospenderà la responsabilità genitoriale proprio alle donne vittime di violenza che tentano la protezione dei figli.

Abroga l’art.570 bis del codice penale il quale individua le pene che si applicano al coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione di ogni tipologia di assegno dovuto in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio ovvero vìola gli obblighi di natura economica in materia di separazione dei coniugi e di affidamento condiviso dei figli.

Ignora del tutto la condizione di esclusione o segregazione di genere delle donne rispetto all’ accesso e alla permanenza nel mercato del lavoro, ai salari, alle risorse ed alle opportunità; esalta il ruolo del genitore più forte; il cosiddetto mantenimento diretto, cancellando l’assegno di mantenimento a favore dei figli, estrometterà di fatto le donne dalla relazioni con i bambini, le penalizzerà in caso di non titolarità dell’alloggio e determinerà ineguali condizioni per i figli con l’uno o l’altro genitore

Cancella ogni valorizzazione del lavoro di cura familiare esercitato delle donne; la cura consente la riproduzione della vita materiale per figli, coniuge ed altri familiari, anche compensando o vicariando l’assistenza pubblica, come in costanza di soggetti fragili; le donne, pur assicurando la riproduzione, nelle fasi della vita successive sono svalorizzate e messe da parte.

Con il DDL persino il divorzio perde la forza di presidio di autodeterminazione delle donne, ricattate nella propria responsabilità genitoriale, indebolite e soggiogate. (la riforma del diritto di famiglia del 1975 dava riconoscimento al lavoro casalingo, la Corte Costituzionale del 1995 riconosce il lavoro della casalinga come un’attività lavorativa a tutti gli effetti, in quanto ha un elevato valore sociale ed economico e può quindi essere ricompreso nella norma costituzionale che tutela il lavoro in tutte le sue forme (art. 35); la sentenza della Corte di Cassazione, 20324/2005, conclude che chi svolge attività domestica, tradizionalmente attribuita alla “casalinga”, pur non percependo reddito monetizzato, svolge un’attività suscettibile di valutazione economica; la sentenza della Corte d’Appello di Roma 1462/2006 ribadisce il concetto espresso dalla Suprema Corte nel 2005; la sentenza della Corte di Cassazione n. 1343/2009 si esprime sulla falsariga della sentenza del 2005; la sentenza della Corte di Cassazione, 16896/2010 conferma come “principio di diritto” quello per cui la casalinga svolge attività suscettibile di valutazione economica)

Abdicando alla responsabilità genitoriale adulta, il DDL costringe i figli al ruolo di “controllori dei genitori”, in particolare delle donne

Paralizza le coppie genitoriali in una eterna conflittualità nella gestione ragionieristica di spese, tempi di permanenza con i figli e rapporti educativi

Intende trasformare le vite degli ex coniugi e dei loro figli/e in un percorso ad ostacoli; si presenta come modello di conciliazione ma di fatto incrementa contrasti, imponendo regole che stravolgono la vita proprio di quei figli che vorrebbe tutelare.

Il DDL 735/2018 riporta la vita delle donne e dei bambini cinquanta anni indietro.

Non è emendabile. Va ritirato!

Il Comitato Promotore NOPILLON Napoli invita, inoltre, al presidio delle donne di Napoli per il ritiro del DDL 735/2018, sabato 10 novembre alle ore 10.00 – 13.00 in Piazza Salvo d’Acquisto (p.zza Carità).

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