Le lacrime dei coccodrilli

Mi spiace per avere causato morte e distruzione, fa niente...chiedo scusa. Questa la sintesi di un imbroglio mondiale

Era il 20 Marzo 2003 quando gli Stati Uniti di George W. Bush lanciavano, con il supporto del Regno Unito, la campagna “shock and awe” contro il regime di Saddam Hussein. Il pretesto: le armi di distruzione di massa che secondo l’intelligence inglese si trovavano in Iraq. A distanza di quattro anni dalla fine della guerra, arrivano le scuse ufficiali dell’ex PM Tony Blair.

A quattro anni dalla fine di quel conflitto, a distanza di centinaia di migliaia di vittime innocenti, l’ex primo ministro britannico chiede tre volte scusa per le scelte che portarono al conflitto Iraqueno.

Per la scarsa qualità dell’informazione dei servizi segreti, per gli errori nella pianificazione della guerra e per gli errori di valutazione sullo scenario che si sarebbe presentato nel post e che, come la storia ci ha insegnato, ha portato all’alterazione degli equilibri in Medio Oriente e all’apparizione dell’ISIS.

Saddam About to HangL’ex premier però non si scusa per la rimozione di Saddam, in quanto in linea con la politica intervenzionista del partito – e degli elettori.

Alla domanda postagli da Fareed Zakaria, giornalista della CNN, sull’impatto della guerra sulla geopolitica della zona, Blair ammette come gli squilibri abbiano creato terreno fertile per la nascita del movimento estremista islamico – ISIS. Legare però la rimozione di Saddam (2003) direttamente alla situazione in cui ci troviamo attualmente – dice Blair – non è però pensabile.

Quello che Blair voleva dire – ha dichiarato la sua portaparola in conferenza stampa – è che c’è stata la combinazione di due elementi: da un lato, una serie di decisioni politiche sbagliate da parte del governo Iraqueno e dall’altro lo sviluppo della Primavera Araba. In questo lasso di tempo, l’ISIS si è spostato dall’Iraq alla Syria, dove si è potenziato per poi tornare in Iraq. Quando, nel 2008, Al-Quaeda era stata praticamente sconfitta, l’ISIS non esisteva ancora e la situazione era relativamente stabile.

Ma come mai la decisione di uscire allo scoperto con questo pubblico “mea culpa”? Le dichiarazioni non vengono dal nulla e non arrivano in un momento casuale. Blair attende la relazione della commissione indipendente guidata da Chilcot sulla guerra in Iraq, relazione nella quale è imputato per la gestione del conflitto.

cnnInoltre, le sue dichiarazioni arrivano ad una settimana di distanza dall’articolo pubblicato dal Daily Mail (UK) in cui era riportato un memo di Colin Powell all’allora presidente Bush, in cui si sottolineava come il leader liberale britannico avrebbe appoggiato l’intervento degli Stati Uniti a qualunque costo e condizione, anche in mancanza di armi di distruzione di massa dunque.

Anche sul materiale utilizzato per convincere il Parlamento Inglese – e l’opinione pubblica – ci sono tante ombre. A quanto pare infatti l’intelligence non solo ha fornito documenti falsi, ma ha anche “rubato” documenti di ricerca di Ibrahim Al-Marashi, assistente al Dipartimento di Storia della California State University di San Marcos. Il giovane si è ritrovato accusato di plagio e solo dopo anni sono arrivate le scuse ufficiali da parte di Alistar Campell, direttore della Comunicazione del team Blair, e Jack Straw, l’allora Ministro degli Esteri.

E le scuse di Blair? No, quelle non sono mai arrivate.

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